18 Luglio 2026
Riforma della disabilità
Assistenza e DisabilitàCostume e Società

Riforma della disabilità e tutela degli anziani non autosufficienti, l’INPS frena

Per gli anziani fragili, con patologie croniche e ridotta autonomia ed ultrasettantenni, restano le vecchie procedure fino a tutto il 2027

 Con il messaggio n. 1377 del 23 aprile 2026, l’INPS interviene per chiarire uno dei nodi più delicati della riforma della disabilità: il coordinamento tra il decreto legislativo n. 62/2024, che ridisegna l’intero sistema di accertamento, e il decreto legislativo n. 29/2024, dedicato alle persone anziane non autosufficienti.

Il risultato è un quadro che, almeno per ora, procede su due binari paralleli. Il suddetto messaggio lo possiamo leggere come un chiarimento che cambia la prospettiva.

L’Istituto precisa che fino al 31 dicembre 2027, anche nelle province coinvolte nella sperimentazione della riforma, molti anziani continueranno a essere valutati con le procedure tradizionali di invalidità civile e legge 104/1992. Il messaggio riguarda, una platea molto ampia, un numero significativo di territori: dal 1° marzo 2026, infatti, la sperimentazione della riforma della disabilità è attiva in 60 province e diventerà operativa per tutto il territorio nazionale, a partire dal 1° gennaio del prossimo anno.

La deroga riguarda gli ultrasettantenni affetti da almeno una patologia cronica e da condizioni cliniche che comportano una progressiva riduzione dell’autonomia personale, aggravata da fattori sociali, ambientali o familiari.

Per questa fascia di popolazione, il nuovo sistema di valutazione previsto dalla riforma, non entrerà ancora in funzione.

Il decreto legislativo n. 29/2024 aveva immaginato un percorso innovativo: la valutazione multidimensionale unificata, da svolgersi nei Punti Unici di Accesso collocati nelle Case della comunità del Servizio sanitario nazionale.

Un approccio integrato — sanitario, sociale e assistenziale — pensato per superare la frammentazione degli accertamenti separati. Ma quel modello è stato rinviato.

L’articolo 4, comma 4‑quater, del decreto-legge n. 19/2026 (convertito nella legge n. 50/2026) ne ha posticipato l’avvio:

  • sperimentazione dal gennaio 2027
  • estensione nazionale non prima del 2028

Nel frattempo, l’INPS conferma la prosecuzione del sistema precedente.

La conseguenza è un sistema che procede a velocità diverse o, per meglio dire, si tratta di un doppio binario difficile da gestire.

Nelle province dove la sperimentazione della riforma della disabilità è già attiva, le persone più giovani entreranno gradualmente nel nuovo percorso previsto dal d.lgs. 62/2024.

Gli anziani fragili, ossia come abbiamo indicato nel titolo, con patologie croniche, ridotta autonomia ed ultrasettantenni, invece, resteranno ancorati alle procedure tradizionali, basate su certificato medico introduttivo, domanda amministrativa, visita presso le commissioni ASL integrate con medico INPS e validazione finale dell’Istituto.

Un meccanismo che rischia di creare disparità territoriali e generazionali, proprio mentre il legislatore punta a un sistema più uniforme e integrato.

Una disparità onestamente ed obiettivamente inconcepibile, che obbliga, a partire 1° giugno 2026, gli ultrasettantenni interessati, a seguire il percorso ordinario che prevede il seguente iter:

  • certificato medico introduttivo
  • domanda amministrativa
  • visita presso commissione ASL + medico INPS
  • validazione INPS

Nessuna novità operativa, dunque, per chi rientra nella categoria degli anziani non autosufficienti. Nessuna semplificazione, nessuna procedura innovativa: il sistema resta quello conosciuto, con tempi e modalità che negli anni hanno spesso generato criticità.

Nessuno intende mettere in discussione, il fatto che non vengono toccate le indennità di accompagnamento e i benefici economici, oltre ai permessi e alle agevolazioni fiscali, riconosciute anche per questa categoria di persone. Quello che si intende sottolineare è che si tratta di un vero e proprio ritorno al passato a danno di una delle categorie più disagiati e più fragili della nostra società e di una riforma, tanto sventolata, quanta ancora da costruire. Inoltre, per il momento, il rinvio è, di fatto, al 2028 ma, considerate le enormi difficoltà che sono state riscontrate, nell’applicazione della riforma del riconoscimento dell’invalidità civile, tutto lascia pensare che, anche quella data, è semplicemente è puramente indicativa.

Carlo Fantozzi

 

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