15 Maggio 2026
Città dei 15 minuti: solo un italiano su tre ha i servizi sotto casa
Costume e Società

Città dei 15 minuti: solo un italiano su tre ha i servizi sotto casa

Il report del Centro Studi Tagliacarne ridisegna la geografia dell’C: Sud più “vicino”, Nord-Est più distante. Penalizzati gli anziani.

Solo poco più di un italiano su tre può davvero vivere nella cosiddetta “città dei 15 minuti”. È quanto emerge dall’analisi del Centro Studi Tagliacarne attraverso il progetto “Urban Pulse 15”, che misura la possibilità di raggiungere a piedi i servizi essenziali nel raggio di un quarto d’ora dalla propria abitazione.

Il dato medio nazionale si ferma al 35,7% della popolazione, una percentuale che racconta un’Italia ancora lontana da un modello urbano realmente sostenibile e accessibile.

Sud più accessibile del Nord: una geografia che sorprende

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, è il Mezzogiorno a offrire la maggiore prossimità ai servizi.

In testa troviamo:

  • Puglia (47,3%)
  • Campania (42,5%)
  • Lazio (41,2%)

All’estremo opposto:

  • Valle d’Aosta (23,8%)
  • Molise (24,5%)
  • Umbria (24,7%)

Una distribuzione che ribalta la tradizionale lettura economica del Paese. Come sottolinea il direttore generale del Centro Studi Tagliacarne, Gaetano Fausto Esposito, non conta solo il numero di imprese, ma la loro vicinanza reale ai cittadini: al Sud, pur con meno imprese, la distribuzione è più capillare.

Le città più “comode” e quelle più difficili

A livello provinciale, le città più vicine al modello della “città dei 15 minuti” sono quelle con un tessuto urbano compatto:

  • Barletta-Andria-Trani (56,1%)
  • Bari (52,3%)
  • Milano (51,1%)
  • Napoli (50,4%)

Roma si difende bene con il 47,1%, segno di una buona distribuzione dei servizi in alcune aree urbane.

Situazione opposta per territori più dispersi o montani:

  • Belluno (16,0%)
  • Rieti (17,4%)
  • Frosinone (18,6%)

Quali servizi sono davvero raggiungibili

Non tutti i servizi sono ugualmente accessibili. Quelli più vicini alle persone sono:

  • servizi alla persona (parrucchieri, poste): 45,3%
  • mobilità (meccanici, gommisti): 43,9%
  • sanità e assistenza: 41,8%

Molto più difficile, invece, raggiungere:

  • attività culturali e tempo libero: 27,7%
  • formazione non obbligatoria: 21,7%

Un dato che evidenzia una criticità strutturale: i servizi legati alla qualità della vita e alla crescita personale restano spesso concentrati nei grandi centri urbani.

Uno degli aspetti più rilevanti riguarda letà

Con il passare degli anni, l’accessibilità cala sensibilmente:

  • 15-49 anni: 37,8%
  • over 70: 32,0%

Il divario è ancora più marcato per cultura e formazione, dove la distanza diventa un vero ostacolo all’inclusione sociale. Questo significa che la “città dei 15 minuti” non è solo una questione urbanistica, ma anche demografica e sociale.

Una sfida per le politiche pubbliche

Il modello della città di prossimità, teorizzato dall’urbanista Carlos Moreno, è oggi uno degli obiettivi principali delle politiche urbane europee. Ma i dati italiani mostrano chiaramente che:

  • l’accessibilità è ancora disomogenea
  • le aree interne e montane restano penalizzate
  • le fasce più fragili, come gli anziani, rischiano l’isolamento

La vera sfida sarà quindi ripensare la distribuzione dei servizi, integrando mobilità sostenibile, pianificazione urbana e inclusione sociale.

Perché la città dei 15 minuti, oggi, in Italia è ancora più un obiettivo che una realtà.

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