14 Febbraio 2026
L'Italia e la soglia quantistica: tecnologia, visione e sovranità del futuro
Costume e Società

L’Italia e la soglia quantistica: tecnologia, visione e sovranità del futuro

Lo scorso 30 luglio 2025, in sede di Consiglio dei Ministri, il Governo italiano ha formalmente presentato la Strategia Nazionale per le Tecnologie Quantistiche.

Un atto che, per chi osserva con attenzione il paesaggio complesso dell’innovazione scientifica, merita di essere analizzato oltre la retorica dell’annuncio e al di là dell’entusiasmo superficiale che spesso accompagna le parole “futuro” e “tecnologia”.

La strategia – promossa dal Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alessio Butti e dal Ministro dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini – rappresenta, nei fatti, un tentativo serio e strutturato di collocare l’Italia nel cuore della cosiddetta seconda rivoluzione quantistica.

Ma cosa intendiamo davvero quando parliamo di seconda rivoluzione quantistica?

La prima, maturata nel secolo scorso, ha reso possibili tecnologie ormai date per scontate: il laser, il transistor, i semiconduttori, gli orologi atomici.

La seconda, invece, si muove su un piano più profondo e radicale: non si limita a sfruttare gli effetti quantistici, ma punta a governarli consapevolmente. La materia, nella sua dimensione più intima e probabilistica, diventa il nuovo terreno di ingegnerizzazione.

  • Computer quantistici capaci di elaborare simultaneamente scenari di calcolo oggi impensabili per le architetture classiche;
  • sistemi di comunicazione ultra-sicuri fondati sull’entanglement;
  • sensori quantistici in grado di rilevare variazioni infinitesimali in tempo reale;
  • nuove forme di crittografia post-quantum, necessarie a proteggere dati e infrastrutture nell’era che verrà.

Tutto questo non appartiene più alla fantascienza, ma rientra pienamente nel campo delle politiche pubbliche e degli investimenti strategici.

Il piano approvato dal Governo Meloni

Il piano approvato dal Governo Meloni – frutto di un lavoro congiunto tra MIMIT, MUR, MAECI, Ministero della Difesa, Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale e Dipartimento per la Trasformazione Digitale – si articola su quattro assi portanti:

1. la valorizzazione della ricerca scientifica e delle infrastrutture;

2. il sostegno all’industria e alle filiere ad alta tecnologia;

3. la formazione di nuove competenze;

4. la tutela degli interessi nazionali attraverso sistemi crittografici in grado di reggere l’impatto del calcolo quantistico.

In questo quadro, l’Italia non si limita a recepire direttive europee, né si accontenta di inseguire modelli esterni. Al contrario, si propone – con misura ma con ambizione – come possibile centro gravitazionale per la ricerca quantistica nel Mediterraneo e in Europa.

Un orientamento che ha trovato ulteriore conferma sul piano internazionale: la vicepresidente della Commissione UE Henna Virkkunen, in occasione di un incontro istituzionale con il Sottosegretario Alessio Butti, ha espresso apprezzamento per la visione strategica italiana, riconoscendone il potenziale impatto sull’intero spazio europeo.

Ma è nel dibattito pubblico, e non solo nei documenti ufficiali, che questa strategia ha iniziato a prendere forma culturale.

Nel dicembre 2025, durante Atreju, il Sottosegretario Alessio Butti ha ripreso e amplificato il tema delle tecnologie quantistiche, inserendolo in una riflessione più ampia su sovranità digitale, sicurezza nazionale e autonomia tecnologica.

Un passaggio tutt’altro che secondario, perché ha spostato la discussione dal piano tecnico a quello politico e strategico, rendendo evidente come il quantistico non sia solo una frontiera scientifica, ma una leva di potere nel mondo che viene.

Ed è forse questo l’elemento più interessante dell’intera operazione: la cultura politica che la sostiene.

La scienza torna a essere percepita come parte integrante della visione nazionale, non come ambito elitario o separato, ma come percorso condiviso con l’industria, con l’università, con i giovani in formazione.

Non è un caso che la strategia insista con forza sulla generazione di nuove competenze: non esiste sovranità digitale senza una nuova classe tecnica, intellettuale e scientifica capace di abitare la complessità del reale.

In un tempo dominato dalla polarizzazione e dalla semplificazione mediatica, le tecnologie quantistiche invitano invece a un pensiero lungo, paziente, progettuale.

A quello sguardo che Heisenberg evocava quando scriveva che “la scienza solleva il velo della realtà, ma quel velo non si strappa mai del tutto”.

La realtà, oggi, si fa più sottile, più densa, più indecifrabile.

Ma anche più permeabile all’intelligenza dell’uomo.

Con questa strategia, l’Italia non ha cancellato i suoi ritardi, ma ha compiuto una scelta decisiva: ha deciso di esserci.

Di farsi spazio, con discrezione ma con fermezza, nel futuro che si prepara.

Se la rivoluzione quantistica rappresenta una nuova mappa del potere globale, il 2025 ci consegna un Paese che ha scelto di alzare lo sguardo e iniziare a tracciare la rotta.

Francesco Carbone

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