La scuola italiana continua a fare i conti con una criticità ormai strutturale: la matematica. È questo il dato che emerge con maggiore evidenza dal Rapporto Invalsi 2026, che restituisce un quadro fatto di luci e ombre. Se da un lato diminuisce in maniera significativa la dispersione scolastica e cresce il numero degli studenti che completano il percorso di studi con competenze elevate, dall’altro persistono difficoltà importanti negli apprendimenti di base, soprattutto nelle scuole primarie, dove quasi quattro alunni su dieci non raggiungono il livello minimo richiesto in matematica.
Matematica, il vero nodo della scuola italiana
Il dato più preoccupante riguarda gli studenti della scuola primaria. Rispetto alla precedente rilevazione, la quota di bambini che raggiunge almeno il livello base in matematica diminuisce di circa tre punti percentuali sia in seconda sia in quinta elementare, fermandosi poco sopra il 60%.
Il confronto con il periodo precedente alla pandemia è ancora più significativo: nel 2019 oltre il 70% degli alunni raggiungeva il livello minimo, mentre oggi il calo complessivo oscilla tra l’8 e il 10%. In altre parole, gli effetti del Covid continuano a pesare sugli apprendimenti e il sistema scolastico non è ancora riuscito a recuperare completamente il terreno perduto.
Secondo il presidente di Invalsi, Roberto Ricci, non esiste ancora una spiegazione definitiva di questo fenomeno. L’ipotesi è che il sistema scolastico si sia stabilizzato dopo lo shock pandemico, ma su livelli inferiori rispetto a quelli registrati prima del 2020.
Italiano: qualche segnale positivo, ma le criticità restano
Anche sul fronte dell’italiano il quadro è articolato.
Gli studenti dell’ultimo anno delle scuole superiori mostrano un lieve miglioramento: la quota di chi raggiunge il livello obiettivo sale dal 52% al 54%. Diversa la situazione nella scuola secondaria di primo grado, dove la percentuale degli studenti che raggiunge almeno il livello base scende dal 59% al 57%.
Le difficoltà risultano particolarmente evidenti nelle classi iniziali della scuola primaria, confermando come il rafforzamento delle competenze linguistiche rappresenti ancora una priorità del sistema educativo italiano.
La buona notizia: meno dispersione scolastica
Accanto alle criticità emerge però un risultato particolarmente incoraggiante.
La dispersione scolastica continua infatti a diminuire. Nel 2025 il tasso di abbandono precoce degli studi si è attestato all’8,2% e le stime Invalsi indicano una possibile ulteriore riduzione al 7,3% nel 2026.
Si tratta di un dato che consentirebbe all’Italia di raggiungere con largo anticipo l’obiettivo europeo del 9% fissato per il 2030.
Migliora anche la cosiddetta dispersione scolastica implicita, cioè quella degli studenti che, pur conseguendo il diploma, non possiedono competenze adeguate. La percentuale scende dall’8,7% al 6,3%, mentre aumenta il numero degli studenti eccellenti, che passa dal 12,3% al 13,1%.
Valditara: “Oltre 520 mila ragazzi recuperati”
Il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha sottolineato come il calo della dispersione rappresenti uno dei risultati più significativi ottenuti negli ultimi anni.
Secondo il ministro, dal 2022 oltre 520 mila giovani sono stati recuperati al percorso scolastico, un risultato che colloca l’Italia tra i Paesi europei più virtuosi nella lotta all’abbandono degli studi.
Valditara ha però evidenziato anche la necessità di intervenire sulle competenze di base, in particolare nelle scuole elementari, rilanciando l’importanza dello studio della grammatica e delle discipline scientifiche fin dai primi anni di scuola.
Meloni: “La direzione è quella giusta”
Anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha commentato i risultati del Rapporto, attribuendo il miglioramento della dispersione scolastica agli strumenti introdotti negli ultimi anni, come il docente tutor, Agenda Sud, il Piano Estate, il Decreto Caivano e gli investimenti sulle competenze digitali e STEM.
Pur riconoscendo le fragilità ancora presenti nelle competenze di base, soprattutto nella scuola primaria, la premier ha sottolineato che le nuove Indicazioni nazionali punteranno a rafforzare lettura, grammatica, sintassi e insegnamento della matematica, affiancando alle tecnologie digitali anche un ritorno all’utilizzo di carta e penna dove necessario.
Un sistema che migliora, ma deve consolidare le basi
Il Rapporto Invalsi 2026 restituisce dunque l’immagine di una scuola che, sul piano dell’inclusione e della permanenza degli studenti, mostra segnali concreti di miglioramento. La riduzione dell’abbandono scolastico rappresenta un risultato importante e in linea con gli obiettivi europei.
Resta però aperta la sfida più delicata: garantire a tutti gli studenti solide competenze di base in italiano e matematica fin dai primi anni del percorso scolastico. È su questo terreno che si giocherà la capacità del sistema educativo italiano di trasformare i progressi quantitativi in un reale miglioramento della qualità dell’apprendimento e della preparazione delle nuove generazioni.
