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03/02/2023
Economia Primo Piano

2023 anno di picco della Crisi oppure primo anno del Rilancio?

Le ultime previsioni per la crescita del Pil del 2023 danno l’Italia, dopo la crescita del 2022, attestata su un 3,8/3,9%, in crescita dello 0,5% sopra la media Europea, ma in un contesto fortemente recessivo e condizionato da alti tassi di interesse e alti tassi di inflazione che condizioneranno, presumibilmente, anche il 2024 pronosticato per una crescita dell’0,9%.

Si prevede anche un tasso di disoccupazione sostanzialmente stabile intorno all’8,5%.

Rapporto deficit/Pil

Per quello che riguarda uno dei capitoli più spinosi per l’Italia, che è il rapporto deficit-Pil, si pensa ad un 2023 in “discesa” al 3,6% (salvo ulteriori misure di bilancio che potrebbero essere adottate) per poi risalire al 4,2% nel 2024.

In base a queste previsioni, che non incorporano ulteriori provvedimenti che potrebbero essere assunti dal nuovo esecutivo, il debito dell’Italia dovrebbe ridursi al 144,6% del Pil quest’anno, al 143,6% il prossimo e al 142,6% nel 2024.

L’importanza delle scelte di politica economica del Paese

Il percorso virtuoso che l’Italia aveva intrapreso sul calo del disavanzo pubblico dovrebbe, purtroppo, rallentare nel 2023 fino ad arrestarsi nel 2024 per effetto dello shock dei prezzi dell’energia, le difficoltà di famiglie e imprese, l’aumento dei prezzi dovuto all’inflazione, le difficoltà del reperimento delle materie prime.

Ovviamente, tutto questo senza considerare le scelte di Politica Economica che il Governo Meloni, da poco insediatosi, farà nel corso del 2023, stante che il poco tempo a disposizione dall’elezione alla preparazione della Manovra, non dà spazi di operatività per impostare complesse scelte di indirizzo economico per il 2023.

Si deve notare come in Europa il taglio considerevole delle stime di crescita della Germania, che si prevede abbia un calo del Pil dello 0.6% nel prossimo anno, condizionerà la performance dell’Eurozona, che restringerà ancora di più lo spazio di manovra della Commissione Europea sui sostegni ai Paesi membri.

I recenti scandali riguardo il finanziamento occulto di alcuni Paesi come il Marocco e il Qatar, non contribuiranno certo a rafforzare il clima di unità in Europa che a più voci veniva richiesto recentemente come pre condizione per riuscire ad affrontare questa crisi economica Mondiale.

Ed anzi, il crescente sentimento di diffidenza nei confronti delle Istituzioni Europee, può essere la leva per rinfocolare le spinte di sovranità nazionale che, ovviamente, mal si conciliano con azioni comuni per sostenere le economie.

Non da ultimo, a nostro avviso, la scorretta rincorsa della BCE all’aumento dei tassi, con l’accademica necessità di frenare l’inflazione, è una politica che danneggia soprattutto quei Paesi con un alto debito pubblico e con un tessuto imprenditoriale fatto di PMI che richiedono credito e liquidità ad un sistema del credito sempre più caro e sempre meno flessibile, in una fase di costi aziendali esplosi.

Non è da scartare la possibilità che l’euribor a un anno possa arrivare al 5% e, considerando l’ampio margine dato al sistema bancario per applicare gli spread in un sistema a euribor negativo, la cosa possa portare a dei tassi di interesse poco sostenibili da un sistema economico già intriso di difficoltà.

Un 2023 solo a tinte fosche?

Dopo la presentazione di quanto sopra esposto, sembra che la risposta sia che il 2023 rappresenterà l’anno del picco della crisi e il 2024 parrebbe essere l’anno dove, concretamente, si possa parlare ripresa economica.

Ma allora questo 2023 sarà solo un anno difficile? No, ma molto dipende dalla capacità del Governo e del Parlamento di fare scelte chiare e impegnative per supportare famiglie, Imprese e amministrazioni locali per costruire insieme le condizioni per la ripresa.

Scelte che possono essere impopolari ma necessarie, soprattutto scelte chiare nel programmare le strategie economiche dei prossimi 5 anni, perché solo con una visione di medio lungo periodo si potranno avere degli effetti benefici.

Ed il tema della digitalizzazione, con le preoccupanti dichiarazioni, ad esempio su abolizione dello Spid, non può essere lasciato a improvvisazioni e dichiarazioni estemporanee ma a valutazioni su che futuro di innovazione voler dare a questo Paese.

Si dice che le crisi creino opportunità, lo abbiamo sentito ripetere mille volte in questi anni difficili. Ma se non si sfruttano questi momenti per costruire o ricostruire un’organizzazione che ha mostrato più di un’inefficienza, come quella dello Stato Italiano, beh allora quelle parole suonano non solo come un’occasione mancata ma come una vera e propria beffa.

Franco Colombo

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