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20/04/2024
Economia

Agenda 2030 e dinamiche imprenditoriali

L’importanza dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e l’integrazione degli SDGs all’interno delle dinamiche imprenditoriali, in chiave strategica e in termini di pianificazione aziendale.

Nel settembre 2015 i Governi dei 193 Paesi membri dell’ONU, tra cui l’Italia, hanno sottoscritto l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile per condividere l’impegno a garantire un presente e un futuro migliore al nostro Pianeta e alle persone che lo abitano: “è una promessa da parte dei leader a tutte le persone in tutto il mondo. E’ un’Agenda per le persone, per sradicare la povertà in tutte le sue forme, un’Agenda per il pianeta, la nostra casa” (Ban Ki-moon, Segretario Generale delle Nazioni Unite). Un programma d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità che ingloba 17 Obiettivi con 169 traguardi specifici, ad essi associati, da raggiungere entro il 2030, per favorire uno sviluppo sostenibile, comune e condiviso, “che soddisfa i bisogni del presente senza compromettere la capacità delle future generazioni di soddisfare i propri bisogni. Il futuro dell’umanità e del nostro pianeta è nelle nostre mani. Si trova anche nelle mani delle nuove generazioni, che passeranno il testimone alle generazioni future. Abbiamo tracciato la strada verso lo sviluppo sostenibile; servirà ad assicurarci che il viaggio avrà successo e i suoi risultati saranno irreversibili”. Per la prima volta è stato espresso un giudizio sull’insostenibilità del modello di sviluppo, non solo sul piano ambientale ma anche su quello economico e sociale, superando l’idea che la sostenibilità sia unicamente una questione ambientale e affermando, viceversa, una visione integrata delle diverse dimensioni dello sviluppo. I Sustainable Development Goals hanno dato seguito ai risultati degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (Millennium Development Goals) che li hanno preceduti, rappresentando obiettivi comuni su un insieme di questioni importanti per lo sviluppo (solo per citarne alcuni, la lotta alla povertà, la sicurezza alimentare e la nutrizione, l’educazione), vanno ben oltre stabilendo anche una serie di obiettivi economici, sociali e ambientali. Obiettivi comuni a tutti i Paesi e a tutti gli individui, nessuno escluso, perché nessuno “deve essere lasciato indietro lungo il cammino necessario per portare il mondo sulla strada della sostenibilità”. L’ONU ha sintetizzato i contenuti degli SDGs nelle cinque “P”: persone (per eliminare fame povertà in tutte le forme, garantire dignità e uguaglianza), prosperità (garantire vite prospere e agio economico, in armonia con la natura), pace (promuovere società pacifiche, giuste e inclusive), partnership (implementare la collaborazione tra Stati e imprese per permettere di raggiungere gli obiettivi) e pianeta (proteggere le risorse naturali e il clima del pianeta per le generazioni future). Gli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile sono 17, interconnessi e indivisibili per trasformare il mondo: “(…) il mondo che immaginiamo è un mondo dove vige il rispetto universale per i diritti dell’uomo e della sua dignità, per lo stato di diritto, per la giustizia, l’uguaglianza e la non discriminazione; dove si rispettano la razza, l’etnia e la diversità culturale e dove vi sono pari opportunità per la totale realizzazione delle capacità umane e per la prosperità comune. Un mondo che investe nelle nuove generazioni e in cui ogni bambino può crescere lontano da violenza e sfruttamento. Un mondo in cui ogni donna e ogni ragazza può godere di una totale uguaglianza di genere e in cui tutte le barriere all’emancipazione (legali, sociali ed economiche) vengano abbattute. Un mondo giusto, equo, tollerante, aperto e socialmente inclusivo che soddisfi anche i bisogni dei più vulnerabili. La disparità di genere continua a rappresentare una sfida chiave”. La consapevolezza e la conoscenza dell’Agenda 2030 sono imprescindibili: “una crescita economica sostenibile, duratura ed inclusiva è essenziale per la prosperità. Questo sarà possibile solo condividendo la ricchezza e affrontando la disparità di reddito. Lavoreremo per costruire economie dinamiche, sostenibili, innovative e incentrate sulle persone, promuovendo in particolare l’assunzione di giovani impiegati e la legittimazione economica delle donne, e un lavoro decoroso per tutti”. Le istituzioni, le imprese ed i consumatori devono considerare lo sviluppo sostenibile come un impegno costante e prioritario per raggiungere gli obiettivi fissati il più presto possibile e per superare le sfide globali comuni.

Guardare al futuro con una visione integrata delle sfide da affrontare a livello globale
Il 2030 è dietro l’angolo e occorre recuperare il tempo perduto sul piano delle politiche economiche, sociali e ambientali
Il fattore tempo è cruciale.
Un’accelerazione verso il cambio di paradigma proposto dall’Agenda 2030 da parte del mondo economico, della politica, della finanza e della società civile c’è stato ma, nonostante le tante azioni messe in campo negli ultimi anni ed i progressi compiuti, le misure adottate dai singoli Paesi, dal settore privato e dalle organizzazioni internazionali, non paiono ancora sufficienti per vincere la sfida che abbiamo di fronte e che coinvolge decine di milioni di individui. Tante iniziative sono state adottate, stanno cambiando i modelli di business, di produzione, di consumo, di comportamento, con evidenti benefici, anche economici ma quello che ancora pecca è una visione coordinata con programmi chiari che sappiano cogliere appieno le grandi opportunità, anche economiche, offerte dalla transizione allo sviluppo sostenibile. “Sulla base delle tendenze, su 32 target quantitativi, in gran parte definiti dalla Ue, se sarà confermato l’andamento registrato” nel corso del 2021 “l’Italia potrebbe riuscire a centrare o ad avvicinarsi solo a 7, tra questi: le coltivazioni biologiche, consumi di energia e tasso di riciclaggio dei rifiuti. Negative o decisamente negative appaiono le tendenze su ben 15 target quantitativi, tra questi: povertà o esclusione sociale, parità di genere nell’occupazione, emissioni di gas serra, qualità dell’aria”, rileva il Rapporto ASviS 2021. I provvedimenti legislativi e le linee programmatiche di azione concordate a livello internazionale, europeo e nazionali in ambito economico, sociale e ambientale devono concretizzarsi per mettere gli Stati su un sentiero di sviluppo sostenibile: “dobbiamo essere sempre più consapevoli di vivere tutti sull’unico pianeta che abbiamo e che solo grazie a uno sforzo congiunto sarà possibile dargli un futuro. Nessuno può salvarsi da solo. E la strada da fare, come risulta pure da questa nostra ricerca, è ancora molta”, ha sottolineato la Presidente dell’ASviS Marcella Mallen. “I dati illustrati nel Rapporto mostrano come la situazione del nostro Paese sia critica e al di sotto della media UE per 10 dei 16 Goal per i quali è stata possibile condurre l’analisi. Se non interverranno cambi di passo decisi, l’Italia non conseguirà gli Obiettivi dell’Agenda 2030 nei tempi concordati in sede Onu, con conseguenze gravi”, sono le preoccupazioni espresse da Marcella Mallen e Pierluigi Stefanini nella premessa al Rapporto 2021. Detto ciò, per il futuro “Nella relazione di previsione strategica 2021 la Commissione europea ci indica che anche se non possiamo essere certi di ciò che ci riserva il futuro, spetta a noi lavorare allo scenario più favorevole per preservare e migliorare la capacità e la libertà di azione dell’UE, sulla base di una chiara comprensione di megatrend, incertezze e opportunità”. Il 18 gennaio 2022, durante la settimana dedicata agli Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs), presso l’Auditorium del Padiglione Italia a Expo Dubai si terrà l’evento “A shared sustainable recovery based on the SDGs” organizzato dall’ASviS, insieme al Padiglione Italia e alla Commissione Europea. L’obiettivo dichiarato dagli organizzatori è fare il punto e dialogare sulle migliori pratiche globali, nazionali e regionali per l’attuazione dell’Agenda 2030, in particolare rispetto al modello italiano, e promuovere la cultura della sostenibilità, con un focus sulla governance del processo e sul ruolo del settore privato e della società civile. Ci sarà occasione di commentare i risultati ed i dati che emergeranno. Nel frattempo, quel che è certo è che le grandi sfide mondiali richiedono un nuovo piano di azione concertata ed è arrivato il momento di definire una risposta globale. “L’attuale crisi è un campanello d’allarme senza precedenti”, aveva dichiarato il 22 aprile 2020 il Segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres nel suo messaggio per la Giornata internazionale della Madre Terra, “the United Nations is calling on Governments to seize the opportunity to “build back better” by creating more sustainable, resilient and inclusive societies”: “We need to turn the recovery into a real opportunity to do things right for the future”.

Paola Francesca Cavallero

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