Il 30 settembre 2025 è scaduto il termine per presentare il modello 730/2025, relativo ai redditi 2024.
Il 27 ottobre, invece, era l’ultimo giorno utile per integrare la dichiarazione con eventuali spese o oneri dimenticati.
Ma niente paura: anche dopo queste scadenze è ancora possibile rimediare agli errori, presentando un modello Redditi integrativo, cioè una dichiarazione che corregge o completa quella già inviata.
Questo modello può essere presentato fino al 31 dicembre 2030.
Quando serve il modello Redditi integrativo
Può accadere, dopo l’invio del 730, di accorgersi di aver commesso qualche errore: redditi omessi o indicati in misura minore, spese o detrazioni riportate in modo errato, familiari a carico non spettanti o semplici dimenticanze. In questi casi, il contribuente può correggere la dichiarazione tramite il modello Redditi integrativo. Se dalla correzione emerge un’imposta più alta, è necessario pagare la differenza, aggiungendo gli interessi legali e una sanzione ridotta grazie al cosiddetto ravvedimento operoso.
Cos’è il ravvedimento operoso
Il ravvedimento operoso permette di regolarizzare spontaneamente errori o ritardi, prima che intervengano controlli da parte dell’Agenzia delle Entrate, pagando: l’imposta dovuta (o la differenza), gli interessi legali calcolati giorno per giorno e la sanzione ridotta, che varia in base al tempo trascorso dall’errore. È un modo conveniente per sistemare la propria posizione fiscale, evitando sanzioni più pesanti.
Se l’errore è del CAF
Se il 730 è stato elaborato da un CAF e l’errore è dovuto al CAF stesso, la correzione deve essere fatta direttamente dal CAF, che può presentare un 730 rettificativo con il consenso del contribuente. In questo caso le sanzioni sono a carico del CAF, mentre la maggiore imposta e gli interessi restano a carico del contribuente.
Quando la correzione comporta un rimborso
Se, invece, la correzione riguarda una voce che porta a un rimborso o a un minor debito d’imposta, dopo il 27 ottobre non è più possibile presentare un 730 integrativo, neppure tramite CAF. In questo caso, occorre utilizzare sempre il modello Redditi integrativo. L’eventuale credito potrà essere usato in compensazione per pagare altre imposte oppure riportato nel 730 dell’anno successivo come eccedenza.
Dopo aver presentato il 730, è sempre buona norma ricontrollare i dati: se emerge un errore, si può intervenire con tempi e modalità diverse a seconda dei casi. E se la correzione comporta un’imposta più alta, ricordiamo che il ravvedimento operoso consente di regolarizzare tutto in modo rapido e con sanzioni ridotte.
Affidarsi al CAF conviene sempre
Anche quando si tratta di correggere o integrare una dichiarazione, è sempre vantaggioso aver presentato il 730 originario tramite un CAF. Chi si affida all’assistenza fiscale di un CAF, infatti, è tutelato nel caso in cui emergano errori o omissioni: lo stesso CAF può occuparsi della nuova dichiarazione correttiva e del suo invio all’Agenzia delle Entrate.
Se l’errore è stato commesso dal CAF, le sanzioni sono a suo carico, mentre il contribuente dovrà versare soltanto la maggiore imposta e gli eventuali interessi.
Il CAF è un aiuto prezioso anche nel momento del pagamento delle imposte, perché può predisporre il modello F24 e trasmetterlo telematicamente all’Agenzia delle Entrate. E sebbene oggi si parli tanto di intelligenza artificiale, la materia fiscale resta complessa: molti contribuenti faticano ancora a orientarsi tra i vari adempimenti, dalla dichiarazione dei redditi al pagamento dell’IMU, dalla registrazione dei contratti di locazione fino alla dichiarazione di successione.
Affidarsi a un CAF, dunque, significa avere al proprio fianco un supporto competente e aggiornato, capace di garantire sicurezza e correttezza in ogni fase degli obblighi fiscali.
Fede Di Matteo
