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18/05/2021
Economia

La BLUE ECONOMY passa anche dalle start up innovative

L’ultimo Rapporto sull’economia del mare promosso dalla Camera di Commercio di Frosinone-Latina con Unioncamere, e realizzato dal Centro Studi delle Camere di Commercio Guglielmo Tagliacarne, insieme ai dati contenuti nel volume “Economia del Mare e Green Deal. I fabbisogni professionali e formativi delle imprese della blue economy in Italia”, realizzato da Unioncamere (con il supporto di ANPAL) sulla base dei risultati delle indagini Excelsior 2019, fotografano lo stato dell’arte del settore nel nostro Paese.
In Italia le imprese “del mare” sono stimate in 199.177, pari al 3,3% del totale complessivo, e generano un bacino di occupazione di 885,2 mila persone, che in termini percentuali rappresenta il 3,5% sul totale dell’occupazione del Paese. Per quel che attiene i dati specifici «Più di 4 imprese della Blue Economy su 10 si occupano di servizi di alloggio e ristorazione, il 16,8% opera nella filiera ittica, il 15,2% nel settore delle attività sportive e ricreative, il 13,6% nella cantieristica, il 5,9% nella movimentazione merci e passeggeri via mare, il 3,8% nelle attività di ricerca e tutela ambiente (3,8%), lo 0,2% nell’industria delle estrazioni marine».
Nel grafico che segue (Figura 1) è ben illustrata la capacità di attivazione dell’economia da parte dei settori della blue economy ed emergono dati interessanti sulla capacità moltiplicativa del comparto della movimentazione merci e passeggeri via mare, che è pari al 2,8%, e di quello della cantieristica, stimato nel 2,4%, seguita dalle attività sportive e ricreative che hanno un effetto moltiplicatore di 2,1%.
È significativa, inoltre, la richiesta di fabbisogno di personale che interessa i giovani (intesi sino a 29 anni) in misura pari al 29,6% e gli adulti, nella fascia compresa tra i 20 e i 44 anni, con una percentuale del 24,8%.
Nel complesso il valore aggiunto generato dalla economia del mare è di circa 47 miliardi di euro ma l’aspetto importante, come già evidenziato, è l’effetto moltiplicatore della filiera (del mare) preso atto che per ogni euro prodotto tale effetto (moltiplicatore) è di 1,9; ciò genera un valore aggiunto complessivo di 134,5 miliardi di euro, quindi, pari all’8,5% del totale dell’economia.
Dati importanti in un momento storico in cui la parola l’ordine è “ripresa”.
È di febbraio 2021 l’incontro tra l’Unione Europea e i 15 Paesi del Mediterraneo meridionale e orientale per definire anche in questo settore strategico le linee di azione post Covid-19 verso una transizione blue sostenibile, e che tenga presente anche la lotta ai cambiamenti climatici. Nella Dichiarazione di intenti sono state definite le 14 azioni nella quali si ribadisce la centralità dei cluster marittimi, una migliore pianificazione dello spazio marittimo per sostenere la transizione verso tecnologie a basse emissioni ma anche investimenti nel turismo orientato alla natura, nelle energie marine rinnovabili e azioni verso una economia blue circolare.
Un trend positivo, quello della crescita dell’economia blue, nonostante la congiuntura economica legata alla pandemia e che ha colpito il settore, il quale necessita di investimenti e azioni comunque prioritarie.
Nell’ultimo Report della Commissione Europea “Relazione 2020 sull’economia blu dell’UE”, (prodotto dalla DG Mare Blue Economy) i settori cosiddetti BLU sono considerati un volano per la ripresa dell’economia anche nella direzione del Green Deal Europeo e per accelerare, entro il 2050, la transizione verso una economia a zero emissioni di carbonio.
Tanto emerge anche dalle dichiarazioni di Mariya Gabriel, Commissaria per l’Innovazione, la ricerca, la cultura, l’istruzione e i giovani e responsabile del Centro comune di ricerca (JRC), la quale ha dichiarato: «Attraverso la strategia dell’Unione europea per la crescita blu continuiamo a promuovere una crescita sostenibile nei settori marino e marittimo. La ricerca e l’innovazione sono pilastri fondamentali di questa risposta europea. Faremo in modo che la ricerca, l’innovazione e l’istruzione contribuiscano alla transizione verso un’economia blu europea».
Solo nel 2018, sempre secondo la relazione europea, il numero degli occupati nell’economia blue, a livello europeo, è aumentato dell’11,6 % rispetto al precedente anno con una crescita trainata dal turismo costiero senza dimenticare il settore dei trasporti marittimi sui quali, sempre l’Europa sta investendo per ridurre l’inquinamento, ma anche tutto il comparto legato alla pesca, alla acquacoltura, alla maricoltura e alle biotecnologie marine, per citare alcuni esempi.
Economia del mare è, quindi, green e blue economy in un connubio con la sostenibilità ambientale; non a caso le competenze richieste per inserirsi nel settore, per l’81,4% sono competenze green.
La sostenibilità è un imperativo per i sistemi paese che tendono a modelli di sviluppo sostenibili, sia dal punto di vista ambientale sia sociale, per realizzare una economia degli Oceani in linea con le previsioni dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, un programma d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità, e che al Target 14 ribadisce la necessità di conservare e utilizzare in modo durevole gli oceani, i mari e le risorse marine per uno sviluppo sostenibile. Tanto è ribadito anche nel rapporto OCSE, Sustainable Ocean for All: Harnessing the Benefits of Sustainable Ocean Economies for Developing, 2020, nel quale si evidenzia, altresì, il ruolo centrale della comunità internazionale per i Paesi in via di Sviluppo affinché l’economia degli Oceani possa diventare una opportunità di crescita economica, sempre in ottica di sostenibilità.
È strategico, pertanto e nella direzione della crescita, il supporto economico dell’Unione all’economia blue con un potenziamento degli investimenti di finanza responsabile.
A riguardo il Fondo europeo per gli investimenti (FEI) strategici ha investito oltre 1,4 miliardi di euro in progetti su energia eolica offshore ma anche nel comparto che attiene lo sviluppo dei porti e il trasporto marittimo “pulito”. Strumenti che si collocano nel più ampio contesto di azioni sostenute nel settore anche dalla Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo.
Il FEI del gruppo della Banca Europea degli Investimenti (BEI) e Commissione Europea hanno dato vita, inoltre, anche a BlueInvest Fund, un fondo con una dotazione di 75 milioni euro e avente l’obiettivo di sostenere le imprese del settore; 45 milioni del progetto pilota BlueInvest sono stati impegnati in due fondi azionari specializzati, Astanor Ventures e Blue Horizon Ventures, che puntano a sostenere la blue economy innovativa nell’ambito del Green Deal europeo.
BluInvest e FEI nel 2019 e 2020 hanno erogato rispettivamente 22 e 20 milioni di euro a favore di start-up innovative nel settore dell’economia blue.
Nel 2021 sono in cantiere altre iniziative similari che prevedono investimenti in fondi specializzati sostenuti da BlueInvest e InnovFin Equity nell’ambito dei finanziamenti di Horizon 2020.
Il processo nella direzione della ecosostenibilità è avviato e porterà a regime anche ad una maggiore presenza di “porti verdi”, ad una crescita sostenibile nei settori marino, marittimo e costiero, ad un aumento di occupazione nel settore dell’economia del mare e, nel complesso, benessere per le nostre comunità.

Roberta Caragnano
Avvocata e Ricercatrice di Diritto del lavoro
e delle Relazioni Industriali

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