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12/04/2021
Economia

la Nuova Economia post Covid, fra opportunità e minacce

Le discussioni su come affrontare il tema del rilancio Economico alla luce della crisi generata dalla situazione pandemica sono ormai all’ordine del giorno. Centinaia di webinair, trasmissioni, articoli e interventi riempiono il mondo della comunicazione al pari delle questioni sulle campagne vaccinali o sulla diffusione del Covid-19 e delle sue varianti. Eppure sembra ancora mancare una visione chiara delle strategie economiche da porre in essere per risollevare le sorti di un’economia che esce ancor più con le ossa rotte e con la necessità di reinventarsi dopo l’acceleratore della crisi che è stato il Virus Covid. La concorrenza sempre più pressante dei modelli di Business delle grandi multinazionali come Amazon dettano le regole di un mercato che sta perdendo la connotazione dell’analogico per passare tutto al digitale, condizionando strategie di consumo e di fruizione dei canali comunicativi. In Economia la ricchezza Mondiale è un dato che potremmo definire fisso, cambia come si distribuisce, e in questo momento la crisi di milioni di aziende, attività commerciali e del turismo avvantaggia i grandi player internazionali. Ma quindi quale strategia per il futuro economico Italiano?

Qualche dato per capire la situazione il 2021 sarà un anno di rimbalzo anche se il recupero dei livelli pre-pandemia si stima avverrà solo nel 2023, raggiungendo entro il 2025 una crescita di PIL del +6% rispetto al 2019 con impatti e tempi di recupero estremamente diversi tra settori. Il manifatturiero (-9,5% della produzione, -7,9% del fatturato nel 2020 e -14% di export nei primi 9 mesi dell’anno) e i servizi alle imprese (-10% di fatturato nei primi 9 mesi del 2020) chiudono l’anno con perdite di produzione e fatturato importanti ma più contenute di quelle registrate dal commercio al dettaglio (-21% di fatturato escluso l’alimentare, da gennaio a settembre), dai servizi alla persona (-30% di fatturato nei primi nove mesi), dalla ristorazione e dall’hotellerie (-41% di fatturato tra gennaio e settembre). Da quì si parte e la sfida sono i prossimi 4 anni da quì al 2025 per recuperare e indirizzare lo sviluppo economico del Paese. Come primo aspetto i Servizi alle imprese ed il Commercio, con la ripresa dei consumi dettata da maggiori libertà di spostamento e di vita, saranno trainanti con un valore aggiunto in termini di PIL significativi. Secondo anche l’industria manifatturiera, grazie all’aumento atteso della produttività, giocherà un ruolo importante nella crescita andando a colmare il calo di attività subito nel 2020. Settori strategici come quello dell’informazione e della comunicazione registreranno importanti crescite nel valore aggiunto superiori al 10%. Il Turismo dovrà essere ripensato con accento sull’inestimabile patrimonio di luoghi e storia che l’Italia ha, puntando sulla sicurezza e ammodernamento delle strutture ricettive in base alle nuove esigenze di sicurezza e comfort che le nuove tendenze di gusto e necessità dei clienti generano. Servizi alle persone e l’hospitality, con 1/4 dei lavoratori under 30, avranno un ruolo importante nella ripresa e aiuteranno, rispettivamente, a ribilanciare l’occupazione tra i generi e a creare opportunità per i più giovani. Un grande investimento nel settore trasporti e mobilità adeguando mezzi e servizi per facilitare spostamenti e sicurezza in un Paese che ha bisogno di colmare le differenze e far emergere le eccellenze. Un saper riprogettare Spazi e Luoghi del vivere con una rigenerazione urbana che guardi al futuro e alla sostenibilità perché il tema dell’Ecologia e dello Sviluppo vanno di pari passo e non sono più scindibili, e questa è la sfida vera, saper coniugare sviluppo, innovazione e attenzione allo sfruttamento di risorse naturali. Ripensare la Scuola come spazi e come luogo dell’apprendimento e dalla socializzazione, impedendo che subiscano ancora chiusure, digitalizzando sì ma mantenendo il ruolo fondamentale educativo della presenza fisica. Siamo chiamati anche ad essere una Nazione attrattiva e inclusiva, in grado di attrarre talenti e imprese, finalmente generando quel terreno fertile per fare economia in maniera efficiente ed efficace, superando anni di burocrazia ingessata e ostacoli al lavoro e allo sviluppo. Il Futuro delle Generazioni a venire dell’Unione Europea sarò davvero molto condizionato dal programma Next Generation EU ma solo se lo stesso sarà implementato dai singoli stati membri nella maniera più adeguata. Nelle parole scritte come incipit del Next Generatio EU il senso stesso del piano “Per contribuire a riparare i danni economici e sociali causati dalla pandemia di coronavirus, la Commissione europea, il Parlamento europeo e i leader dellUE hanno concordato un piano di ripresa che aiuterà lUE ad uscire dalla crisi e getterà le basi per unEuropa più moderna e sostenibile.” L’Italia deve creare una nuova classe di dirigenti pubblici e privati in grado di affrontare le sfide del futuro perché senza capitale umano non ci può essere sviluppo, senza competenza non ci può essere successo.

Franco Colombo
Presidente FILASC

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