Con un tax gap stimato in oltre 75 miliardi di euro l’anno, l’Italia resta tra i Paesi europei con la più alta evasione fiscale.
Per contrastare il fenomeno, dal 2025 l’Agenzia delle Entrate rafforza l’uso di intelligenza artificiale, data analytics e incroci automatici di banche dati, al fine di rendere i controlli più mirati ed efficaci.
L’IA applicata al fisco
Le nuove piattaforme digitali permettono di elaborare e confrontare dati provenienti da:
- fatturazione elettronica e scontrini telematici;
- flussi bancari e utilizzo di carte di pagamento;
- catasto, PRA e bollo auto;
- contributi previdenziali e dichiarazioni dei redditi.
Gli algoritmi segnalano anomalie e potenziali incongruenze, consentendo all’Amministrazione di concentrare gli sforzi sui contribuenti a più alto rischio.
Efficienza e criticità
Secondo il MEF, la digitalizzazione dei controlli può ridurre i costi amministrativi e migliorare l’efficacia dell’azione di contrasto all’evasione.
Restano tuttavia aperte questioni delicate:
- possibili errori degli algoritmi;
- necessità di garantire trasparenza e diritto alla difesa;
- equilibrio tra efficienza e tutela della privacy dei contribuenti.
Il ruolo dei CAF e dei professionisti
In questo contesto, i CAF e i consulenti fiscali si confermano interlocutori cruciali per i cittadini:
- supportano nella gestione degli avvisi digitali;
- tutelano da sanzioni derivanti da anomalie generate da sistemi automatizzati;
- contribuiscono a mantenere un presidio di prossimità in un fisco sempre più digitalizzato.
La sfida sarà dunque duplice: ridurre l’evasione senza ledere i diritti del contribuente e mantenere la fiducia tra Stato e cittadini.
