8 Agosto 2026
EconomiaPolitica

Piano Mattei, l’italia torna protagonista in Africa

Il Piano Mattei: una nuova visione della politica estera italiana

Per molti anni l’Italia ha guardato all’Africa quasi esclusivamente attraverso il prisma dell’emergenza migratoria. Oggi, invece, sta prendendo forma una visione completamente diversa: una strategia che mette al centro sviluppo, investimenti, sicurezza energetica e cooperazione industriale. È questa la filosofia del Piano Mattei, uno dei progetti più ambiziosi del Governo guidato da Giorgia Meloni.

Con la presentazione al Parlamento della Terza Relazione annuale sullo stato di attuazione del Piano Mattei, aggiornata al 30 giugno 2026, emerge con chiarezza come quella che inizialmente era stata considerata da molti una semplice dichiarazione d’intenti sia ormai diventata una politica estera strutturata e operativa.

I numeri raccontano una crescita significativa. I Paesi partner sono passati dai 9 iniziali agli attuali 18, mentre i progetti attivati hanno raggiunto quota 76, distribuiti nei principali settori strategici: acqua, agricoltura, salute, infrastrutture, formazione e soprattutto energia.

L’energia al centro della strategia geopolitica

Ed è proprio quest’ultimo elemento che, a mio giudizio, rappresenta il vero cuore del Piano.

Da tempo sostengo che il XXI secolo sarà caratterizzato non soltanto dalla competizione tecnologica, ma soprattutto dalla competizione energetica. Chi controllerà fonti affidabili, infrastrutture moderne e filiere industriali integrate sarà inevitabilmente più competitivo sul piano economico e geopolitico.

Il Piano Mattei interpreta perfettamente questa trasformazione.

L’Africa non viene più considerata esclusivamente come un continente da assistere, ma come un partner con cui costruire valore reciproco.

Significa sviluppare reti elettriche, realizzare nuove infrastrutture energetiche, valorizzare le risorse locali, favorire investimenti e formazione professionale, creando opportunità economiche sia per i Paesi africani sia per il sistema produttivo italiano.

Una cooperazione “da pari a pari”, come più volte sottolineato dal Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che supera definitivamente una visione assistenzialistica della cooperazione internazionale.

Investimenti e cooperazione: i numeri del Piano Mattei

Anche sotto il profilo finanziario i risultati iniziano a diventare consistenti.

La relazione evidenzia una dotazione iniziale di 5,5 miliardi di euro, alla quale si aggiungono 1,2 miliardi deliberati dal Fondo Italiano per il Clima, circa 4 miliardi di euro di garanzie SACE e ulteriori strumenti di cooperazione economica destinati allo sviluppo dei Paesi coinvolti.

Ma il dato forse più interessante è quello politico.

Il Piano Mattei sta progressivamente assumendo una dimensione europea e internazionale, integrandosi con il programma Global Gateway dell’Unione Europea e rafforzando il ruolo dell’Italia come ponte naturale tra Europa, Mediterraneo e Africa.

Sicurezza energetica e competitività del sistema Italia

In questo contesto, l’energia rappresenta molto più di una semplice materia economica. Significa sicurezza nazionale.

Significa autonomia strategica.

Significa garantire alle imprese italiane energia competitiva, attrarre investimenti industriali, sostenere la crescita dei data center, dell’intelligenza artificiale e delle nuove tecnologie, che nei prossimi decenni richiederanno quantità di elettricità senza precedenti.

Non è un caso che il Governo stia portando avanti parallelamente anche il percorso di ritorno al nucleare di nuova generazione. Le due strategie, infatti, non sono alternative, ma complementari: da un lato la costruzione di partnership energetiche internazionali attraverso il Piano Mattei; dall’altro il rafforzamento della produzione nazionale di energia programmabile e stabile.

Una strategia di lungo periodo per il futuro dell’Italia

Questa è, probabilmente, la principale novità della politica energetica italiana: ragionare finalmente con una prospettiva di lungo periodo.

Per troppo tempo il dibattito pubblico si è concentrato esclusivamente sulle emergenze del momento, senza affrontare il vero nodo della competitività del nostro Paese. Oggi, invece, si intravede una strategia che collega politica estera, politica industriale, sicurezza energetica e sviluppo economico.

I risultati naturalmente richiederanno anni per dispiegare tutti i loro effetti. Ma le grandi scelte strategiche non si misurano nel tempo di una legislatura: si valutano nella capacità di costruire le condizioni affinché le prossime generazioni possano vivere in un Paese più competitivo, più autonomo e maggiormente protagonista nello scenario internazionale.

Il Piano Mattei sembra muoversi esattamente in questa direzione. E proprio per questo rappresenta una delle iniziative più significative dell’attuale politica estera italiana.

Francesco Carbone

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