20.3 C
Roma
05/07/2022
Economia

Un magazzino da 1.100 miliardi di crediti fiscali maturati in 22 anni

È ora di riformare il sistema di tassazione in Italia?

Nel corso della recente audizione alla Commissione parlamentare per l’attuazione del federalismo fiscale il direttore dell’agenzia, Ernesto Maria Ruffini, ammette, fra lo sconsolato e il rassegnato, “nei magazzini dell’Agenzia delle Entrate le cartelle non riscosse sono diventate troppe. E continuano ad aumentare, una montagna difficile da gestire. Abbiamo un magazzino unico al mondo”
E in effetti in nessuna parte del mondo si sceglie di mantenere 22 anni di crediti non riscossi. Ad un certo punto si fanno delle scelte. Tralasciando il fatto che servirebbe una mole di dipendenti pubblici per gestire in maniera efficace ed efficiente una mole di crediti di tale portata, 1.1000 miliardi di euro, forse nelle intenzioni delle Istituzioni può essere una riserva di occupazione visti i timori di recessione economica all’orizzonte, ma proprio tecnicamente ad oggi l’Agenzia delle entrate è strutturata per gestire un mole di crediti che non superano, nella migliore delle ipotesi, i 3/5 anni. Un dato impressionante è che ci sono circa 16 milioni di cittadini iscritti a ruolo. Abbiamo praticamente 1 persona su 2 nella fascia della popolazione attiva 20/70 anni che ha un contenzioso/debito col fisco. Inoltre annualmente entrano circa 70 miliardi di nuovi crediti da riscuotere e ne escono meno di 10 miliardi di crediti riscossi e, pertanto, il magazzino dei crediti viene sempre abbondantemente rifornito crescendo come un mostro leviatiano nonostante diversi tentativi infruttiferi di dare una svolta come con la rottamazione, il saldo e stralcio e altri istituti similari ma questo non ha portato alla sua riduzione.
La pandemia, con la sospensione delle cartelle, ha poi condito il tutto di un tocco di ulteriore crescita insieme al fatto che l’Agenzia ha assorbito il magazzino della regione Sicilia che è stato rimesso nel perimetro dell’ente centrale. È lecito chiedersi il perché si sia arrivati ad una situazione del genere. Il Primo grande problema riguarda la complessità del sistema fiscale italiano, fatto spesso di norme conflittuali e di difficile interpretazione, che porta il cittadino contribuente ad essere sempre esposto a possibili errori od omissioni circa l’ammontare delle tasse da pagare, tra l’altro in uno dei più “pesanti” sistemi Fiscali Mondiali. Aggiungiamo le crisi economiche che in questi anni si sono susseguite, senza che intervenisse una vera riforma del diritto fallimentare che andasse a rendere le procedure più veloci ed esaustive e che chiudesse definitivamente le pratiche di crediti inesigibili per lo Stato. Consideriamo anche l’incapacità di comporre il debito da parte dello Stato sulle reali possibilità di pagamento dei cittadini, passaggio fondamentale per ottenere una credibile riparametrazione delle aspettative di incasso dello Stato su debitori che via via hanno visto diminuire significativamente le proprie possibilità nel ripagare il debito tributario. Ma quello che davvero serve è una completa e definitiva riforma tributaria che vada nella direzione di tassare i cittadini non sul reddito ma sul “Guadagno” cioè quanto rimane dalla formula REDDITO LORDO – SPESE SOSTENUTE (al netto Iva) = GUADAGNO. Un sistema di tassazione che esiste da sempre in Stati come gli Usa o l’India e che permetterebbe di togliere tutti i sistemi di sussidi o incentivi che rendono la vita impossibile a chi esercita la professione di commercialista e al cittadino contribuente. Un sistema del genere favorirebbe i consumi, con un cospicuo aumento del gettito iva per lo Stato, dando slancio ad un’economia che non ha delle prospettive particolarmente favorevoli nell’immediato futuro.
Come per ogni riforma, che rappresenta un punto zero del rapporto fra contribuente e Stato, si potrebbe pensare ad un seria pulizia di questi crediti inesigibili, in modo da liberare energie per permettere all’Agenzia delle Entrate di essere tempestiva negli accertamenti e nei rapporti coi cittadini. Siamo nell’era del metaverso, delle intelligenze artificiali, del digitale del futuro. È ora di esserlo anche come sistema di tassazione, soprattutto in Italia.
Chi avrà questo coraggio?

Franco Colombo
Presidente IRSEU

Articoli Correlati

354mila entrate previste dalle imprese a dicembre

Redazione

Al centro i paradigmi dell’accessibilità, della sostenibilità e dell’innovazione

Redazione

L’importanza della contrattazione collettiva

Redazione