12 Febbraio 2026
Una sentenza storica apre nuovi scenari per le gare d'appalto pubbliche
EconomiaLavoro e Previdenza

Una sentenza storica apre nuovi scenari per le gare d’appalto pubbliche

Una svolta epocale nel mondo degli appalti pubblici e della responsabilità sociale d’impresa. Il TAR Piemonte, con una sentenza del 30 luglio 2024, ha stabilito che la certificazione PAS 24000 (norma comunitaria che prevede il controllo di Accredia per l’Italia) è equivalente alla più nota SA 8000 (norma associativa di tipo “privato” di origine statunitense, senza alcun controllo governativo) nelle gare d’appalto.

Una decisione che promette di rivoluzionare il settore, offrendo alle imprese maggiore flessibilità nella scelta degli standard etici.

La questione non è solo tecnica, ma tocca il cuore della sostenibilità aziendale. Fino ad oggi, molte gare pubbliche richiedevano esclusivamente la certificazione SA 8000, creando di fatto un monopolio che limitava la partecipazione delle imprese. Ora, grazie alla sentenza torinese, si apre un nuovo capitolo.

Due standard, un obiettivo comune

Ma cosa sono esattamente questi due standard? La SA 8000, nata nel 1997 dall’organizzazione americana Social Accountability International, è stata per anni il punto di riferimento mondiale per la responsabilità sociale. Basata su convenzioni internazionali come la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, ha trovato particolare diffusione nelle industrie del Sud-Est asiatico, dove ha contribuito a migliorare le condizioni di lavoro in settori come il tessile e il manifatturiero. Dall’altra parte c’è la PAS 24000, uno standard più recente sviluppato dal British Standard. La sua forza? L’integrazione perfetta con i sistemi di gestione ISO già esistenti nelle aziende. “È come avere un vestito su misura invece di uno standard”, spiega un esperto del settore. La PAS 24000 si basa sull’Annex SL, lo stesso schema strutturale degli standard ISO 9001, 14001 e 45001, rendendo l’implementazione più semplice per le aziende già certificate.

La rivoluzione silenziosa

I principi alla base di entrambi gli standard sono simili: rispetto dei diritti umani, sicurezza sul lavoro, etica aziendale, miglioramento continuo. La differenza sta nell’approccio. Mentre la SA 8000 segue un percorso più tradizionale, la PAS 24000 offre un sistema modulare che si adatta meglio alle esigenze delle imprese moderne. “Non si tratta di sostituire uno standard con l’altro”, chiarisce un consulente specializzato in certificazioni, “ma di riconoscere che esistono strade diverse per raggiungere lo stesso obiettivo: un’impresa più etica e sostenibile”.

Il verdetto che cambia tutto

La sentenza del TAR Piemonte non è arrivata dal nulla. Il caso riguardava una gara d’appalto che richiedeva esclusivamente la certificazione SA 8000, escludendo di fatto le aziende certificate PAS 24000. I giudici hanno stabilito che questa pratica viola il principio di equivalenza sancito dalla normativa europea. “L’appalto aveva riservato implicitamente la certificazione a un unico schema, violando il principio di equivalenza”, si legge nella sentenza. Un verdetto che fa eco a precedenti decisioni del Consiglio di Stato e che traccia una strada chiara per il futuro. Il TAR ha specificato che la PAS 24000:2022, se rilasciata da organismi accreditati Accredia, deve essere considerata equivalente alla SA 8000. Non solo per ragioni formali, ma anche per le sue caratteristiche tecniche superiori, essendo strutturata secondo lo schema ISO.

Vincitori e vinti

Chi ci guadagna da questa decisione? Sicuramente le piccole e medie imprese, che ora possono scegliere lo standard più adatto alle loro esigenze. La compatibilità della PAS 24000 con i sistemi ISO esistenti riduce costi e tempi di implementazione, rendendo la certificazione accessibile anche alle aziende più piccole. Ma vincono anche le stazioni appaltanti, che vedranno aumentare il numero di partecipanti alle gare, favorendo la concorrenza e, potenzialmente, riducendo i costi. “È una vittoria per tutto il sistema”, commenta un esperto di appalti pubblici. Le aziende multinazionali mantengono la libertà di scegliere. Chi opera principalmente con fornitori dell’Asia potrebbe continuare a preferire la SA 8000, più riconosciuta in quei mercati. Chi invece lavora prevalentemente in Europa potrebbe trovare nella PAS 24000 una soluzione più efficiente, con la certezza del riconoscimento ISO mondiale.

Il vantaggio economico nascosto

Dietro la decisione del TAR si cela una realtà economica spesso sottovalutata. I costi di certificazione rappresentano un investimento significativo per le aziende, soprattutto per le PMI che costituiscono il 99% del tessuto imprenditoriale italiano. La PAS 24000 offre un percorso più accessibile, con costi di implementazione che possono essere inferiori almeno del 30%. “La differenza non sta solo nel prezzo iniziale”, spiega un consulente specializzato, “ma nei costi di mantenimento. La PAS 24000 non prevede audit semi-annunciati come la SA 8000, permettendo una migliore pianificazione delle risorse aziendali”. L’integrazione con i sistemi ISO esistenti rappresenta un ulteriore vantaggio economico. Molte aziende italiane possiedono già certificazioni ISO 9001 per la qualità o ISO 14001 per l’ambiente. La PAS 24000, seguendo la stessa struttura, permette di sfruttare le competenze già in essere, riducendo tempi e costi.

L’impatto sulle gare pubbliche

La sentenza del TAR Piemonte avrà ripercussioni immediate sul mercato degli appalti pubblici. Circa il 15% delle gare pubbliche italiane richiede attualmente certificazioni di responsabilità sociale. Con l’apertura alla PAS 24000, si prevede un aumento del 25% delle aziende partecipanti. “Stiamo già vedendo i primi effetti”, conferma un responsabile di una centrale di committenza regionale. “Molte stazioni appaltanti stanno rivedendo i propri capitolati, inserendo la dicitura ‘o equivalente’ accanto alla richiesta di certificazione SA 8000”.

Il futuro è già qui

La sentenza del TAR Piemonte rappresenta più di una semplice decisione amministrativa. È il riconoscimento che il mondo della sostenibilità aziendale sta evolvendo, e che non esiste un’unica strada per essere etici e responsabili. “Quello che conta non è il nome dello standard, ma la sostanza”, sottolinea un manager di una grande azienda italiana. “L’importante è dimostrare concretamente il rispetto dei diritti umani e delle pratiche etiche”.

Una nuova era per le PMI

Le prime reazioni dal mondo imprenditoriale sono positive. Molte aziende che stavano valutando la certificazione sociale ora hanno un’opzione in più, spesso più conveniente e rapida da implementare. Anche i consulenti del settore guardano con interesse a questa evoluzione. “Stiamo già ricevendo molte richieste di informazioni sulla PAS 24000”, conferma un esperto milanese. Il messaggio è chiaro: la responsabilità sociale non è un obbligo burocratico, ma un investimento strategico. E ora, grazie alla sentenza del TAR Piemonte, le aziende hanno più strumenti per dimostrarlo.

L’effetto domino europeo

La decisione torinese potrebbe innescare un effetto domino in tutta Europa. Già si registrano movimenti simili in Francia e Germania, dove associazioni imprenditoriali stanno studiando ricorsi analoghi. Le stazioni appaltanti stanno rivedendo i propri bandi, inserendo la dicitura “o equivalente” accanto alla richiesta di certificazione SA 8000. Un cambiamento con effetti significativi sulla partecipazione alle gare. La sentenza del TAR Piemonte segna l’inizio di una nuova era per la responsabilità sociale d’impresa in Italia. Un’era di flessibilità, minori costi e maggiore concorrenza. Una decisione che cambierà il futuro degli appalti pubblici, aprendo nuove possibilità per tutte le aziende del territorio.

Gian Paolo Venezia
Dg Autenticert

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