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25/10/2021
Editoriale

Editoriale n°11 – Ottobre 2021

Tendiamo spesso a dare la colpa di ogni negatività con cui siamo chiamati a confrontarci oggi alla pandemia covid, come se prima di questo evento, assolutamente imprevedibile e nefasto, tutto andasse bene e non ci fossero problematiche. Dimentichiamo quindi che da tempo sono in atto delle profonde trasformazioni che stanno attraversando il nostro Paese, con naturali e ovvie ricadute sul mercato del lavoro e di conseguenza con il bisogno di attrezzarsi per dare risposta alle mutate esigenze di tanti lavoratori. Anacronistico pensare che si possa agire in tal senso, nonostante alcune e ahimè non poche associazioni di rappresentanza si arrocchino ancora su questa posizione fallimentare, “come si è sempre fatto”. Nuovi e diversi sono i bisogni dei lavoratori a cui si deve rispondere in maniera moderna, innovativa e concreta, per garantire il soddisfacimento delle loro giuste aspettative. Serve una nuova visione che sia finalizzata a qualificare e promuovere le varie attività lavorative, tanto manuali quanto intellettuali, nel nuovo contesto economico e sociale, partendo dalla consapevolezza della loro assoluta rilevanza per lo sviluppo e il benessere non solo dei singoli lavoratori ma dell’intero Paese Italia. Dobbiamo riscoprire il valore dell’ascolto, per poi procedere allo studio e analisi delle problematiche dei singoli comparti e professioni, per continuare poi elaborando strategie specifiche sulle loro dinamiche di breve, medio e lungo periodo. Così facendo si potranno portare all’attenzione delle Istituzioni, e di chi è deputato ad occuparsene, ipotesi concrete risolutive che possano dare voce e dignità a quanti ancora troppo spesso vengono trascurati o addirittura ignorati dall’agenda politica. Uno di questi mondi di cui poco si parla e ancor meno si fa nulla per capire e risolverne le difficoltà, è il mondo dei professionisti, un mondo di cui mai come in questo periodo sia diventato estremamente difficile capire chi ne faccia davvero parte. Troviamo soggetti che presentano le caratteristiche del libero professionista, anche se non si professano tali, ma anche altri che, pur non avendo tali caratteristiche, si palesano e dichiarano invece professionisti. Dopo i tanti licenziamenti e le sempre più frequenti crisi e ristrutturazioni aziendali, il numero delle partite IVA cresce smisuratamente e questo, ad un attento osservatore, potrebbe far sorgere il dubbio che non si tratti di una improvvisa voglia dell’italiano di mettersi in proprio, ma anzi può celare l’unico modo per continuare a svolgere magari le stesse mansioni che si svolgevano in precedenza, ma soltanto con meno tutele. Dimostriamo che il nostro Paese è maturo per affrontare le nuove sfide che il mercato del lavoro e la società ci riserva, dimostriamo che le “furbate” non sono sinonimo di intelligenza e visione.

Massimo Maria Amorosini

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