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03/02/2023
Editoriale

Editoriale n°26 – Gennaio 2023

Quale anno sarà?

E’ appena terminato un anno che doveva essere caratterizzato da una ripresa economica e sociale, dopo i due bui anni segnati in maniera indelebile dalla pandemia Covid-19. Così non è stato e la situazione, anche se fortunatamente non dal punto di vista dell’emergenza sanitaria, sembra essere addirittura peggiorata a causa del conflitto in terra ucraina iniziato il 24 febbraio del passato anno con l’invasione su vasta scala dell’Ucraina da parte della Russia. Da quel fatidico giorno si sono palesate, e sono in continua evoluzione, nel nostro Paese tante incertezze generate da questa invasione. Continuo ed inesorabile, anche se in alcuni casi a prima vista impercettibile, il rialzo dei prezzi di varie materie prime, ma anche la difficoltà negli approvvigionamenti in alcune catene di fornitura globali, che sono andati di pari passo con un deprezzamento dell’euro. Tra i settori produttivi quelli più coinvolti sono risultati essere quelli energivori, come metallurgia, chimica, ceramica e vetro, e altri comparti fortemente internazionalizzati come i mezzi di trasporto (autoveicoli, aeromobili, imbarcazioni). I maggiori costi delle imprese in Italia, cresciuti principalmente a causa dei rincari di petrolio, gas e carbone, sono stati sostenuti dalle stesse in gran parte facendo ricorso ai propri margini che in alcuni casi, pur di non disattendere le commesse, sono stati completamente azzerati. Non sono poche le imprese che nel nostro Paese, a causa del perdurare di questa situazione, hanno ridotto o fermato la produzione, o stanno valutando di farlo. A risentire di questa crisi conseguente al conflitto bellico in terra ucraina è però anche il potere d’acquisto delle famiglie, fortemente provato dai rincari dei prezzi energetici.

Questo scenario porta ad immaginare che tanto le famiglie quanto le imprese saranno propense a rivedere cautamente le proprie decisioni di consumo e di investimento per il prossimo periodo. Difficile dunque prevedere come sarà il 2023 da un punto d’osservazione economico, in quanto tante, troppe, e in continua evoluzione, sono le variabili che influenzano la dinamica dell’economia italiana. Tra queste la durata della guerra è sicuramente una, se non la variabile cruciale. Ciò non significa che laddove, e lo auspichiamo tutti, si dovesse addivenire in tempi rapidi ad una soluzione ravvicinata del conflitto si avrebbe immediatamente l’azzeramento degli impatti negativi che lo stesso ha prodotto, ma sicuramente ne attenuerebbe gli effetti. A noi, spettatori di un dramma che ha risvolti ancora più tragici su chi vive direttamente quel conflitto, non resta che scrutare l’orizzonte e sperare fiduciosi che il 2023 porti di nuovo il sereno nella nostra economia.

Massimo Maria Amorosini

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