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20/04/2024
Editoriale

Editoriale n°30 – Maggio 2023

Adesso basta, non se ne può più. Le ultime settimane, e temo sarà così ancora per altre, pare non ci sia stato alcun evento degno di essere raccontato, affrontato, discusso, analizzato e risolto. Sembra che d’improvviso siano scomparse le preoccupazioni per i conti dello Stato, per il PNRR e la nostra capacità di spesa, per il lavoro che manca e la precarietà di quello esistente. Ma anche poche parole sulla crisi energetica, sulla guerra in Ucraina, su come rilanciare un Paese messo in ginocchio dai postumi di una pandemia che oggi continua a mietere vittime economiche, e sempre vittime sono. Non c’è stata trasmissione televisiva o radiofonica, testata giornalistica nazionale o locale che si è sottratta alla massificazione del parlare solo del 25 aprile, riempiendo palinsesti e pagine intere di giornali. E allora ecco riemergere il gioco delle fazioni, delle tifoserie, dei buoni contro i cattivi, dei puri contro gli impuri. Il 25 aprile è stata sicuramente una data importante per la nostra Italia, non per nulla si celebra l’anniversario della Liberazione del Paese dalle truppe nazi-fasciste. Il 25 Aprile 1945 sancisce per noi la fine della Seconda guerra mondiale e di pagine buie di cui il Paese giustamente deve conservare memoria. Oggi, però e per fortuna, viviamo in un Paese libero e democratico, uno Stato che tra le tante difficoltà dimostra però una solidità e maturità delle proprie Istituzioni, e soprattutto della propria gente, che ha dimostrato negli anni di saper affrontare ogni avversità come quelle legate alle calamità naturali, alla criminalità organizzata, al terrorismo interno. Siamo sempre più proiettati verso una dimensione internazionale che ci riconosce capacità ed intuizioni non comuni, il nostro essere Italia è il nostro punto di forza, il nostro valore aggiunto. Eppure sembra che ci interessi più evocare fantasmi del passato che rafforzare il nostro presente e gettare le basi per un prospero futuro. Si rievoca lo spettro del fascismo come se fosse oggi presente, come se dovessimo avere paura di cosa dire o di cosa fare perché “il nemico ci ascolta”. Come se ci fosse una già avviata azione di revoca delle libertà individuali di azione e di pensiero. Come se fossimo ripiombati così d’incanto, soltanto perché la maggioranza degli elettori di questo grande Paese ha liberamente, e in propria coscienza, espresso un proprio voto, una propria preferenza elettorale. Questa si chiama democrazia, è la libertà di scelta, espressa con il voto, delle persone da cui essere rappresentati nei luoghi decisionali. Questo non è fascismo, autoritarismo, totalitarismo, questa è democrazia. Gli italiani non hanno alcun interesse, né masochistico desiderio, di perdere tutto questo, di perdere la propria libertà a cui sono ben affezionati e per la quale sanno che si sono sacrificate tante vite umane. Smettiamola con questa volontà di dividere gli italiani tra quelli che sono per la democrazia e quelli che invece sperano nel ritorno di un regime dittatoriale, basta con queste scemenze, basta con queste narrazioni fantastiche e prive di fondamento. Dimostriamo tutti un po’ di maturità, occupiamoci dei problemi, e non sono pochi, che mettono ancora in ginocchio cittadini e imprese, rimbocchiamoci tutti le maniche per inseguire il nobile obiettivo di continuare a far crescere l’Italia. In altre e più chiare parole, non dimentichiamo il passato ma viviamo il presente e pensiamo al futuro.

Massimo Maria Amorosini

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