Qualche mese fa, su queste pagine, abbiamo raccontato la nascita di Porte Aperte, l’hub nato per mettere in connessione persone, servizi e opportunità del territorio di Tor Bella Monaca. Oggi quel progetto ha iniziato ad avere volti, storie, bisogni molto concreti a cui dare una risposta.
Perdere il lavoro non significa soltanto perdere un’entrata. Significa spesso trovarsi in difficoltà nel pagare l’affitto, fare la spesa, sostenere i figli, affrontare le spese di tutti i giorni. Per molte persone e famiglie la disoccupazione non è una condizione astratta: è una difficoltà concreta che entra nella vita quotidiana e finisce per pesare anche sulle relazioni e sulla serenità personale.
Chi cerca lavoro, soprattutto quando vive una situazione di fragilità, parte quasi sempre da un bisogno molto semplice: lavorare e avere un reddito.
Ma quando il lavoro manca da tempo accade anche altro. Si perde sicurezza, si comincia a dubitare delle proprie capacità e diventa più difficile immaginare cosa fare e da dove ricominciare. È proprio qui che l’orientamento può avere un ruolo importante. Non perché possa risolvere tutti i problemi, né perché possa sostituirsi alla necessità di trovare un lavoro, ma perché può aiutare una persona a capire meglio quali possibilità ha davanti, quali competenze possiede già e quali invece deve rafforzare.
Lavorare su un obiettivo professionale non è un lusso riservato a chi ha tempo per progettare il proprio futuro. Può essere utile soprattutto a chi ha bisogno di trovare un’occupazione in tempi brevi. Inviare candidature in tutte le direzioni, senza sapere bene cosa cercare, spesso aumenta soltanto la frustrazione. Avere un obiettivo realistico, invece, permette di concentrare meglio energie e opportunità. È con questo approccio che stiamo lavorando con le persone in cerca di occupazione di Tor Bella Monaca nell’ambito del progetto Porte Aperte, con Cospexa capofila. I percorsi di orientamento sono realizzati da A.M.I.L.I. – Associazione Multiservizi Impresa e Lavoro Italia – in collaborazione con CREDICI, agenzia per il lavoro ed ente di formazione accreditato nella Regione Lazio.
Finora sono venti le persone assegnate ai percorsi: 12 donne e 8 uomini. Una sola ha tra i 18 e i 29 anni, 6 hanno tra i 30 e i 39 anni, mentre 13 hanno almeno quarant’anni: 8 sono nella fascia 40-49, 4 tra i 50 e i 59 anni e una ha 60 anni o più.
Anche i livelli di istruzione sono differenti. Alcune persone hanno la licenza elementare o media, altre hanno conseguito un diploma. Dietro questi primi numeri cominciano quindi a emergere percorsi scolastici, professionali e personali molto diversi.
Cercare lavoro a cinquant’anni o a quasi sessanta significa confrontarsi con condizioni diverse rispetto a chi si affaccia per la prima volta sul mercato del lavoro. E cercarlo con un basso livello di scolarizzazione, dopo anni lontani dalla formazione o dovendo conciliare il lavoro con la cura dei figli significa partire da condizioni ancora diverse. C’è, ad esempio, chi a quasi sessant’anni è disoccupato e continua a cercare un’occupazione, ma per ragioni personali non può accettare lavori che prevedano turni notturni. Ci sono donne con figli che devono far coincidere la ricerca di un lavoro con gli orari della scuola, gli spostamenti e l’organizzazione familiare. Sono situazioni diverse, ma ci stanno ricordando qualcosa di importante: non basta che un’opportunità di lavoro esista. Deve essere possibile per quella persona.
Ed è proprio incontrando situazioni così diverse che ci si rende conto di quanto sia difficile parlare genericamente di “disoccupati”.
Dietro quella parola ci sono persone, famiglie, esperienze e soprattutto bisogni differenti. Per qualcuno la priorità è trovare immediatamente un lavoro. Per qualcun altro è necessario prima capire cosa può realisticamente fare. Altri hanno bisogno di acquisire o rafforzare alcune competenze.
È qui che orientamento e formazione possono incontrarsi davvero.
C’è chi ha lasciato la scuola troppo presto, chi ha avuto percorsi di lavoro frammentati, chi ha imparato molto attraverso l’esperienza ma non sempre riesce a far riconoscere ciò che sa fare e a trasformarlo in una concreta opportunità di lavoro. In altri casi, invece, può essere necessario acquisire una competenza nuova, aggiornare conoscenze, ottenere una qualifica o prepararsi per un settore nel quale esistono concrete possibilità di inserimento.
La collaborazione tra A.M.I.L.I. e CREDICI nasce anche da questa idea. Ai percorsi formativi realizzati da A.M.I.L.I. grazie al finanziamento di Roma Capitale possono affiancarsi altre opportunità formative che CREDICI può mettere a disposizione. L’obiettivo che stiamo cercando di costruire è molto concreto: evitare, per quanto possibile, che orientamento, formazione e ricerca del lavoro rimangano attività separate.
È un interrogativo che accompagna il nostro lavoro: la formazione che proponiamo servirà davvero alla persona che abbiamo davanti? Le competenze che acquisirà potranno aiutarla a trovare o ritrovare uno spazio nel mercato del lavoro?
Perché non sempre la risposta è un corso.
La formazione ha senso quando può colmare una distanza concreta tra la persona e una possibilità di lavoro. E deve essere accessibile anche a chi non entra in un’aula da molti anni. Proporre formazione senza interrogarsi su ciò che viene dopo rischia invece di aggiungere un altro passaggio a percorsi già spesso frammentati.
Non sempre un percorso porta immediatamente a un’occupazione. Sarebbe poco serio sostenerlo. Possiamo però cercare di costruire collegamenti migliori tra ciò che le persone sanno fare, ciò che possono imparare, i servizi che possono sostenerle e le opportunità che il territorio e le imprese possono offrire. Anche la rete, in questo senso, è importante. Quando durante gli incontri emergono esigenze che non riguardano direttamente il lavoro — questioni previdenziali, amministrative, familiari o la necessità di accedere ad altri servizi — poter indirizzare la persona verso chi può dare una risposta diventa parte dello stesso accompagnamento.
Gli orientamenti sono iniziati nel mese di luglio e sono proseguiti anche ad agosto. Aver continuato le attività in un mese in cui molti servizi rallentano non è stato per noi un dettaglio: le difficoltà delle persone, naturalmente, non vanno in vacanza.
Siamo ancora all’inizio e sarebbe prematuro parlare di risultati. Venti persone rappresentano però già venti percorsi differenti e ci permettono di osservare da vicino una realtà che i numeri sulla disoccupazione, da soli, non riescono a raccontare.
Per chi cerca un’occupazione, il lavoro continua ad avere un significato molto concreto. È reddito e possibilità di mantenere sé stessi e la propria famiglia. Ma è anche autonomia, fiducia e possibilità di tornare a fare progetti.
Forse il senso del lavoro che stiamo facendo a Tor Bella Monaca sta proprio qui: aiutare ogni persona a riconoscere le proprie possibilità e a costruire un percorso che possa stare dentro la sua vita reale. Perché è da una possibilità concreta che, a volte, si può ricominciare.
Antonella Pagliuca
