Dal DDL al laboratorio Lombardia
Ne avevamo già parlato su queste colonne qualche mese fa, analizzando il Disegno di Legge sul nucleare sostenibile, con il quale il Governo italiano aveva finalmente riaperto un dibattito concreto sulla possibilità di inserire il nucleare di nuova generazione all’interno del nostro mix energetico nazionale.
Un dibattito che – lo dissi allora, e lo ribadisco oggi – non può più essere rimandato, se vogliamo davvero affrontare il tema della sovranità energetica in modo serio, pragmatico e slegato dai vecchi schematismi ideologici. Ora, a distanza di pochi mesi, la cronaca ci offre un fatto nuovo e di enorme rilievo: il 21 maggio 2025, a Palazzo Lombardia, il presidente della Regione Attilio Fontana ha siglato, insieme al direttore generale dell’AIEA Rafael Mariano Grossi, uno storico protocollo d’intesa tra Regione Lombardia e l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica.
È la prima volta nella storia dell’AIEA che un’intesa di questa natura viene firmata con un Ente territoriale. Ma soprattutto, si tratta del primo vero passo operativo con cui un’amministrazione italiana esce dal dibattito teorico e si propone come laboratorio istituzionale, scientifico e industriale per lo sviluppo concreto delle nuove tecnologie nucleari a uso civile.
Non centrali, ma mini-reattori: il nuovo paradigma
Chi oggi parla ancora genericamente di “centrali nucleari” sbaglia approccio. Non stiamo ipotizzando il ritorno dei grandi impianti mastodontici del passato, quelli che hanno alimentato – a ragione o a torto – tante paure nell’immaginario collettivo italiano. Il cuore della questione sono i Small Modular Reactors (SMR): mini-reattori modulari, compatti, realizzati con criteri di sicurezza intrinseca, elevata standardizzazione produttiva, capacità di integrazione con le reti locali e riduzione significativa dei volumi e della pericolosità delle scorie. In altre parole: parliamo di una tecnologia complementare alle rinnovabili, non alternativa. Un tassello di stabilità programmabile in un sistema energetico che oggi soffre, ancora troppo spesso, della volatilità tipica delle sole fonti intermittenti. Il nucleare di nuova generazione non è il “nemico” della transizione ecologica: può esserne il necessario pilastro di sicurezza e continuità.
La posta in gioco: sovranità energetica e autonomia industriale
Per comprendere il peso strategico di questi sviluppi basta ascoltare le parole del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, pronunciate pochi giorni fa durante l’assemblea nazionale di Confindustria: “L’Italia è oggi una nazione sempre più attrattiva per gli investimenti internazionali, ma la sfida vera resta quella dell’approvvigionamento energetico a costi competitivi per le nostre imprese e per le famiglie. Non possiamo più permetterci di essere ostaggio della volatilità geopolitica”.
Le crisi degli ultimi anni – dal Covid alla guerra in Ucraina, fino all’instabilità attuale dei mercati energetici globali – ci hanno dimostrato quanto la dipendenza dall’estero in materia di energia sia una debolezza strutturale per il nostro tessuto industriale e per la tenuta sociale complessiva del Paese.
Senza energia sicura, autonoma e programmabile, non c’è sovranità possibile. Il nucleare sostenibile offre oggi una concreta opportunità per rompere questo vincolo, a patto però di non perdere altro tempo in polemiche sterili e resistenze ideologiche.
Lombardia laboratorio nazionale
L’accordo firmato da Regione Lombardia rappresenta in questo senso un banco di prova prezioso per tutto il sistema-Paese. Si tratta di avviare percorsi di ricerca, formazione, sviluppo industriale e collaborazione internazionale che possano permettere all’Italia di ricostruire competenze che, negli ultimi trent’anni, sono state purtroppo smantellate. Non a caso, l’intesa non parla solo di produzione di energia, ma di applicazioni trasversali: medicina nucleare, ricerca scientifica, agricoltura, sostenibilità ambientale, valorizzazione industriale. È qui che si gioca il vero futuro tecnologico nazionale. L’Italia possiede ancora oggi – nonostante tutto – eccellenze accademiche, aziende high-tech, poli di ricerca e infrastrutture industriali in grado di cogliere la sfida.
Manca solo la cornice politica e normativa stabile per fare sistema.
Il tempo della scelta
Dopo il disastroso referendum del 2011 – figlio di un’emotività alimentata da scarsa informazione tecnica – l’Italia si è auto-esclusa da una partita che ora molti altri Paesi europei stanno invece rilanciando.
Oggi abbiamo l’occasione di rientrare, ma non dalla porta del passato: dal portone dell’innovazione. L’accordo lombardo è una scintilla. Ma la scintilla, da sola, non genera energia. Servono ora decisioni chiare a livello nazionale: accelerare l’approvazione del DDL sul nucleare sostenibile, definire un quadro autorizzativo snello ma rigoroso, incentivare la formazione di nuove figure tecniche, stringere partnership industriali e scientifiche con i player internazionali più avanzati. Come sempre accade in politica industriale ed energetica, non esistono scorciatoie, ma solo scelte di visione o di rinuncia. L’Italia può ancora decidere di essere protagonista di questa nuova fase. Il tempo stringe. Ma la storia, ancora una volta, favorisce chi ha il coraggio di anticipare il futuro.
Francesco Carbone
