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20 Aprile 2026
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Luigi Roma: competenza, passione e visione per una Campania che vuole rinascere

L’avvocato Luigi Roma, 44 anni, è una figura che unisce competenza giuridica, impegno civico e amore per la propria terra.

Cassazionista, docente universitario e amministratore pubblico, è oggi consigliere di amministrazione della Fondazione Real Sito di Carditello, un luogo simbolo della rinascita culturale e ambientale del territorio campano.

Nel corso della sua carriera ha partecipato a tavoli tecnici interministeriali e parlamentari su temi strategici come il demanio marittimo, la tutela dell’ambiente e il turismo sostenibile, diventando un punto di riferimento nazionale per le imprese del settore balneare e per le politiche di valorizzazione costiera.

Uomo di diritto, ma anche di visione, Luigi Roma ha scelto di mettere la sua esperienza al servizio della comunità, candidandosi al Consiglio Regionale della Campania con Fratelli d’Italia.

Con lui parliamo di passione, competenza e prospettive per una regione che ha enormi potenzialità ma anche tante sfide da affrontare.

Avvocato Roma, nel suo percorso emergono tre parole chiave: famiglia, professione e terra. Cosa l’ha spinta a fare oggi il passo verso l’impegno politico diretto?

La politica, intesa nella sua accezione più nobile, rappresenta la prosecuzione naturale di un impegno civico e professionale che ho sempre inteso come servizio.

La famiglia mi ha insegnato il senso della responsabilità, la professione mi ha formato alla disciplina del metodo e all’etica del dovere, la mia terra mi ha dato tutto: radici, ispirazione e motivazione.

Sentivo il dovere morale di restituire, attraverso l’impegno politico diretto, parte di quanto ho ricevuto.

La politica, se esercitata con competenza e visione, non è ambizione personale, ma strumento di riscatto collettivo.

Quanto la sua esperienza professionale e accademica ha contribuito a far maturare questa scelta?

In misura determinante. L’esperienza forense, specie nei contesti più complessi e di rilievo nazionale, mi ha insegnato a contemperare rigore giuridico e pragmatismo amministrativo.

Quella accademica mi ha invece dato il privilegio del pensiero critico e dell’approfondimento sistematico.

L’una e l’altra mi hanno convinto che la competenza non è un orpello, ma la condizione imprescindibile per chiunque intenda governare la complessità del nostro tempo.

Lei è avvocato cassazionista, professore universitario e oggi consigliere di amministrazione del Real Sito di Carditello. Quali valori e competenze di questi ruoli vorrebbe portare nell’amministrazione regionale?

Il valore dell’ascolto, la cultura della legalità e la visione strategica.

Da giurista porto la capacità di analizzare i problemi nella loro radice normativa e di proporre soluzioni sostenibili e giuridicamente solide; da docente, l’attitudine alla formazione e alla costruzione del sapere condiviso; da amministratore, la consapevolezza che ogni decisione pubblica incide su comunità vive, non su numeri o bilanci.

In Regione, servono visione, metodo e trasparenza.

L’esperienza alla Fondazione Carditello le ha permesso di confrontarsi con progetti di recupero e valorizzazione culturale. Cosa rappresenta per lei questo luogo e cosa può insegnare alla Campania in termini di gestione del patrimonio pubblico?

Carditello è la dimostrazione che la bellezza può rinascere dalle macerie.

Quel sito, un tempo simbolo di abbandono, oggi è paradigma di rinascita e di riscatto civile.

La lezione di Carditello è chiara: quando istituzioni, cittadini e imprese dialogano in un’ottica di responsabilità condivisa, la gestione del patrimonio pubblico diventa volano di sviluppo, non onere.

La Campania possiede un patrimonio culturale ineguagliabile: occorre amministrarlo con la stessa passione e la stessa competenza con cui si tutela un’eredità di famiglia.

Da anni è protagonista nei principali tavoli tecnici nazionali in materia di concessioni demaniali e tutela delle coste. Come può questa esperienza tradursi in una politica regionale più efficace per il mare e l’ambiente?

Il mare è una risorsa strategica, ma anche un ecosistema fragile.

La mia esperienza nei tavoli ministeriali mi ha insegnato che solo una pianificazione integrata può conciliare tutela e sviluppo.

La Regione deve farsi promotrice di una governance costiera moderna, capace di armonizzare le esigenze delle imprese con quelle della sostenibilità.

Occorre un piano organico che coniughi innovazione, monitoraggio ambientale e semplificazione normativa, superando la frammentazione amministrativa che oggi ne rallenta l’attuazione.

Ha lavorato accanto a istituzioni e associazioni di categoria per dare voce alle imprese del turismo e della balneazione. Cosa manca oggi alla Campania per essere davvero competitiva in questo settore?

Manca, innanzitutto, una visione sistemica.

Il turismo non può essere interpretato come somma di iniziative isolate, ma come strategia integrata di sviluppo.

Servono infrastrutture efficienti, servizi di qualità, politiche di promozione internazionale e soprattutto certezza del diritto, che per un imprenditore vale più di qualsiasi incentivo.

La Campania deve smettere di rincorrere il turismo e cominciare a progettarlo.

Quali sono, secondo lei, le priorità su cui il Consiglio Regionale dovrà concentrarsi nella prossima legislatura?

Tre, su tutte: semplificazione amministrativa, sicurezza territoriale e rigenerazione urbana.

La prima per restituire efficienza e fiducia ai cittadini e alle imprese; la seconda per affrontare il dissesto idrogeologico e la fragilità infrastrutturale; la terza per ridare vita ai centri storici e alle aree interne.

La Campania ha bisogno di una Regione che governi, non che subisca i processi.

Quale modello di sviluppo immagina per il litorale domitio e per le aree interne, spesso dimenticate ma ricche di risorse naturali e umane?

Immagino un modello fondato su tre pilastri: riqualificazione ambientale, economia circolare e turismo esperienziale.

Il litorale domitio deve tornare ad essere una vetrina di eccellenza, non un confine di emergenze.

Le aree interne, invece, vanno valorizzate come laboratori di sostenibilità, dove agricoltura, artigianato e cultura possano convivere in un equilibrio virtuoso.

Non esistono territori marginali, esistono politiche miopi.

Come coniugare crescita economica, legalità e tutela ambientale in una regione dalle grandi potenzialità ma ancora troppo penalizzata da inefficienze e lentezze amministrative?

Attraverso la cultura della responsabilità.

La crescita non è un atto di spontaneità economica, ma il risultato di un sistema che funziona.

Legalità e sviluppo non sono antitetici: sono complementari.

La vera sfida è costruire istituzioni capaci di attrarre investimenti senza derogare ai principi della trasparenza.

Occorre passare dal paradigma del controllo ex post a quello della prevenzione intelligente e della fiducia meritocratica.

Nella sua biografia scrive che non è facile raccontarsi, ma che tutto parte dalle relazioni umane. Che rapporto vuole costruire con i cittadini?

Desidero un rapporto autentico, fondato sull’ascolto e sulla lealtà. La politica, se vuole tornare a essere credibile, deve ritrovare il linguaggio della verità.

I cittadini non chiedono miracoli, chiedono coerenza. Il mio impegno sarà quello di esserci, di rendere conto, di condividere. Perché la fiducia non si chiede: si conquista, giorno dopo giorno.

In un tempo di sfiducia verso la politica, come si riconquista la credibilità delle istituzioni?

Con l’esempio. Le istituzioni recuperano credibilità quando tornano a essere espressione di competenza e di rigore morale.

Il rispetto delle regole, l’efficienza amministrativa, la trasparenza degli atti: sono questi i veri antidoti alla disillusione collettiva.

La buona politica non si predica: si pratica.

Se dovesse racchiudere in tre parole il senso del suo impegno per la Campania, quali sceglierebbe?

Radici, competenza, rinascita.

Radici, perché nessuna visione è autentica se non nasce dall’amore per la propria terra.

Competenza, perché la passione senza conoscenza è sterile.

Rinascita, perché la Campania non deve più sopravvivere al proprio potenziale: deve realizzarlo pienamente.

 

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