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25/02/2024
Lavoro e Previdenza

Il minimale contributivo e il minimale per l’accredito della contribuzione

Quante volte ho sentito questa frase (con numeri diversi). Sì, è possibile.
In principio era sufficiente aver lavorato un solo giorno per avere l’accredito dell’intera settimana sulla propria posizione assicurativa. Era il tempo in cui la paga era settimanale (la previdenza era rivolta agli operai), il sabato era il giorno di paga e, per attestare l’avvenuto pagamento della contribuzione, si incollavano le marche sulla tessera assicurativa personale. Visione romantica, ricordi di gioventù! Poi le cose sono cambiate (era l’anno 1983) ed è arrivato il minimale per l’accredito della contribuzione.

Che cos’è il minimale per l’accredito della contribuzione?
È l’importo minimo che deve essere rispettato per permettere l’accredito della contribuzione dei lavoratori dipendenti del settore privato e dei lavoratori autonomi.

In generale, nel lavoro dipendente, il calcolo della contribuzione previdenziale si effettua, oggi come allora, attraverso l’applicazione di aliquote percentuali sull’imponibile contributivo. Sulle aliquote niente da dire è, appunto, una percentuale per la quale si moltiplica la retribuzione nel lavoro dipendente. L’imponibile è la retribuzione corrisposta dal datore di lavoro al lavoratore. Con due paletti: la retribuzione contrattuale e il minimale contributivo (detto anche minimo dei minimi). Il datore di lavoro paga la contribuzione di previdenza sulla retribuzione materialmente corrisposta ma deve adeguarla, ove inferiore, a quella contrattuale (minimo contrattuale) e, se questa fosse inferiore, rapportata ai minimali giornalieri di legge (9,5% del trattamento minimo mensile di pensione del FPLD). Questo non significa che il datore deve effettivamente pagare al lavoratore la retribuzione del minimale, significa solo che, ad esempio, poiché nell’anno 2021, il minimale contributivo di legge, cioè la retribuzione minima giornaliera da prendere a base per il calcolo dei contributi previdenziali, è di euro 48,98, il datore di lavoro non può scendere sotto il limite. Quindi, sempre ad esempio, paga 40 euro giornaliere al lavoratore e paga i contributi su 48,98 euro. Prima che lo dica qualcun altro lo scrivo io: il lavoratore paga la sua quota di contributi su un importo che non ha percepito.
Norme particolari nel lavoro part-time (il minimale è orario in base all’orario di lavoro) per i lavoratori addetti ai servizi domestici e familiari (minimale orario), gli operai agricoli, gli apprendisti. Non sussiste l’obbligo di osservare il minimale di retribuzione anche in caso di erogazione da parte del datore di lavoro di trattamenti integrativi di prestazioni d’importo inferiore al predetto limite minimo.
Nel lavoro autonomo (commercianti e artigiani) il minimale contributivo su cui applicare le aliquote è stabilito per legge ed è annuo. Per il 2021 il reddito imponibile minimo è pari a 15.593 euro. Gli affittacamere sono soggetti a contribuzione previdenziale in rapporto al reddito effettivamente prodotto.
Detto questo, nel lavoro dipendente il limite di retribuzione per l’accredito di un anno intero di contributi obbligatori e figurativi è, ora, fissato nella misura del 40% del trattamento minimo di pensione del Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti in vigore al 1° gennaio dell’anno di riferimento. Nel 2021 è di almeno 206,23 euro a settimana (10.724/52), cioè l’importo del trattamento minimo di pensione diviso per le settimane dell’anno (52 è il numero convenzionale di settimane contenuto in un anno). Tradotto, con l’aliquota pensionistica del 33%, sono necessari 3.539 euro di contribuzione (10.724*33/100) nel corso dell’anno per coprire un anno intero ai fini della pensione e 68 euro per coprire una settimana (10.724*33/100/52). In caso di lavoro a tempo pieno non si pongono problemi particolari, in caso di part time la retribuzione percepita può non consentire l’accredito di un anno intero di contribuzione e, in questo caso, il numero delle settimane accreditate è ridotto in misura proporzionale al versato. Unica eccezione, i lavoratori della piccola pesca marittima e delle acque interne soggetti alla L. n. 250/1958
Nel lavoro autonomo la contribuzione minima per coprire l’intero anno, nell’anno 2021, è pari a euro 3.836,16 per gli artigiani e euro 3.850,52 per i commercianti. Anche qui, in caso di versamento inferiore al minimale, i mesi sono accreditati in misura proporzionale dividendo per 12 il versato (nel lavoro autonomo la contribuzione viene misurata a mese).
Per i lavoratori iscritti alla gestione separata dell’Inps funziona come per i lavoratori autonomi: è previsto lo stesso minimale contributivo (15.593 euro annui/1.299,41 euro mensili) e anche qui, in caso di versamento inferiore al minimale, i mesi sono accreditati in misura proporzionale al versato.
Da ultimo, esiste anche Il massimale annuo della base contributiva (art. 2, c. 18, della L. n. 335/1995) per i lavoratori iscritti successivamente al 31 dicembre 1995 a forme pensionistiche obbligatorie e per coloro che optano per la pensione con il sistema contributivo (per l’anno 2021, euro 103.055,00).
Tutti gli importi sono annualmente rivalutati sulla base dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati calcolato dall’ISTAT.
Si può discutere sugli importi ma i due bilanciamenti (minimali e massimali di contribuzione) fanno sì che non ci siano pensioni troppo basse o troppo alte.

Antonio Chiaraluce

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