Il mercato del lavoro italiano continua a mostrare segnali di tenuta, pur evidenziando trasformazioni profonde nella composizione dell’occupazione. È quanto emerge dai dati relativi al primo trimestre 2026, che fotografano un quadro caratterizzato da una crescita moderata dell’occupazione, un ulteriore calo della disoccupazione e un aumento del lavoro autonomo, mentre resta alta l’attenzione sul numero degli inattivi e sull’evoluzione delle forme contrattuali. Nel periodo gennaio-marzo, il numero degli occupati raggiunge quota 24 milioni e 207 mila, con un incremento di 67 mila unità rispetto al trimestre precedente (+0,3%). Un risultato che accompagna la crescita dell’economia italiana: nello stesso periodo il PIL è aumentato dello 0,3% su base congiunturale e dello 0,8% rispetto al primo trimestre dello scorso anno.
Il lavoro autonomo traina la crescita
L’elemento più significativo riguarda la composizione dell’occupazione. La crescita non è infatti sostenuta dai contratti stabili, bensì soprattutto dal lavoro indipendente, che registra un incremento di 72 mila unità (+1,4% in tre mesi). Crescono anche, seppur in misura contenuta, i lavoratori a tempo determinato (+9 mila), mentre diminuiscono leggermente i dipendenti a tempo indeterminato (-13 mila). Sul fronte della disoccupazione il quadro continua invece a migliorare. In tre mesi le persone in cerca di lavoro diminuiscono di 110 mila unità (-7,6%), portando il tasso di disoccupazione al 5,3%, uno dei livelli più bassi degli ultimi anni. Parallelamente aumenta però anche il numero degli inattivi tra i 15 e i 64 anni, che cresce di 44 mila persone nel trimestre. Il tasso di inattività sale così al 33,7%, segnalando come una parte della popolazione continui a rimanere fuori sia dal mercato del lavoro sia dalla ricerca attiva di un impiego.
Aprile conferma il trend positivo
Le prime stime riferite ad aprile confermano l’andamento favorevole. Gli occupati aumentano dello 0,5% rispetto a marzo, mentre il tasso di occupazione sale ulteriormente e diminuiscono sia il tasso di disoccupazione sia quello di inattività. Si tratta di segnali incoraggianti che sembrano confermare la prosecuzione della fase positiva osservata nei primi mesi dell’anno.
Su base annua meno disoccupati, ma gli occupati crescono poco
Il confronto con il primo trimestre del 2025 restituisce un’immagine più articolata. Gli occupati aumentano di appena 50 mila unità (+0,2%), con una crescita che riguarda esclusivamente il lavoro autonomo, in aumento del 4,7% nell’arco di dodici mesi. Al contrario, continuano a diminuire sia i dipendenti a tempo determinato (-4,2%) sia quelli a tempo indeterminato (-0,5%). Molto più marcata risulta invece la diminuzione della disoccupazione: in un anno i disoccupati si riducono di 394 mila unità (-22,4%), mentre cresce di 320 mila persone la platea degli inattivi. Il tasso di occupazione raggiunge così il 62,5%, quello di disoccupazione scende al 5,4%, mentre l’inattività sale al 33,8%.
Le imprese continuano ad assumere
Dal lato delle aziende emergono indicazioni generalmente positive. Le posizioni lavorative dipendenti aumentano dello 0,5% rispetto al trimestre precedente, sia nel lavoro a tempo pieno sia in quello part-time, con una lieve riduzione dell’incidenza del lavoro a tempo parziale, che si attesta al 28,8%. Sul piano delle diverse tipologie contrattuali, rallenta il ricorso alla somministrazione (-0,3%), mentre accelera il lavoro intermittente, che cresce del 3,1% nel trimestre e dell’8,7% rispetto a un anno fa, segnando il maggiore incremento dalla fase di ripresa successiva alla pandemia. Le ore lavorate per dipendente diminuiscono leggermente rispetto al trimestre precedente (-0,3%), mentre il ricorso alla cassa integrazione continua a ridursi, attestandosi a 7,7 ore ogni mille ore lavorate, un dato inferiore rispetto allo scorso anno. Resta invece in lieve diminuzione il tasso dei posti vacanti, pari all’1,7%, segnale di una domanda di lavoro che, pur mantenendosi positiva, appare meno dinamica rispetto ai trimestri precedenti.
Crescono salari e costo del lavoro
Sul fronte dei costi sostenuti dalle imprese, il primo trimestre registra un incremento significativo. Il costo del lavoro per unità di lavoro equivalente aumenta dell’1,2% rispetto al trimestre precedente e del 3% su base annua. A trainare la crescita sono sia le retribuzioni sia i contributi sociali, entrambi in aumento. L’incremento del costo del lavoro rappresenta un elemento da monitorare attentamente: da un lato riflette il progressivo recupero delle retribuzioni e il rinnovo di numerosi contratti collettivi, dall’altro pone nuove sfide alle imprese chiamate a sostenere maggiori oneri in una fase di crescita economica ancora moderata.
Un mercato del lavoro in trasformazione
I dati del primo trimestre 2026 delineano un mercato del lavoro che continua a migliorare nei principali indicatori occupazionali, ma che sta cambiando struttura. Alla riduzione della disoccupazione si accompagna infatti una crescita dell’occupazione trainata prevalentemente dal lavoro autonomo, mentre diminuiscono le diverse forme di lavoro dipendente. Contestualmente aumenta il numero degli inattivi, elemento che rappresenta una delle principali criticità del sistema. Per i prossimi mesi la sfida sarà consolidare la crescita economica trasformandola in occupazione stabile e di qualità, favorendo una maggiore partecipazione al mercato del lavoro e sostenendo gli investimenti delle imprese in un contesto caratterizzato da costi del lavoro in aumento e da una domanda che mostra segnali di progressivo rallentamento.
