18 Luglio 2026
Lavoro domestico, oltre 800 mila addetti in Italia. Ma il settore continua a perdere occupati
Lavoro e Previdenza

Lavoro domestico, oltre 800 mila addetti in Italia. Ma il settore continua a perdere occupati

Il lavoro domestico continua a rappresentare uno dei pilastri del welfare italiano, ma il settore mostra segnali di fragilità. Nel 2025 i lavoratori domestici con almeno un contributo versato all’INPS sono stati 804.464, in calo del 2,3% rispetto al 2024 e per il quarto anno consecutivo. Un dato che conferma la progressiva riduzione degli occupati dopo il picco registrato nel periodo della pandemia, quando l’emersione del lavoro irregolare aveva favorito un consistente aumento delle regolarizzazioni.

Un settore sempre più centrale per il welfare

“Il lavoro domestico è una componente essenziale del welfare italiano”, ha dichiarato il Presidente dell’INPS, Gabriele Fava, sottolineando come, in un Paese caratterizzato dall’invecchiamento della popolazione e dall’aumento dei bisogni di assistenza, colf e badanti rappresentino ormai “una vera infrastruttura sociale”. Secondo Fava, però, il comparto continua a essere fortemente esposto al fenomeno del lavoro nero e grigio. Da qui la proposta di istituire un Albo nazionale per colf e badanti, con l’obiettivo di certificare competenze e professionalità, offrendo maggiori garanzie sia ai lavoratori sia alle famiglie che usufruiscono dei servizi di assistenza.

Quasi nove lavoratori su dieci sono donne

L’identikit del lavoratore domestico resta sostanzialmente invariato. Le donne rappresentano infatti l’88,7% del totale, con oltre 713 mila lavoratrici, mentre gli uomini sono poco più di 90 mila. Il calo degli occupati ha interessato entrambi i generi, ma è stato leggermente più marcato tra le donne. Dal punto di vista territoriale, il Nord-Ovest concentra il maggior numero di lavoratori domestici (30,7%), seguito dal Centro (27,7%). La Lombardia guida la classifica regionale con oltre 156 mila addetti, davanti a Lazio, Toscana ed Emilia-Romagna, territori che insieme raccolgono più della metà dell’intera forza lavoro del settore.

Oltre due lavoratori su tre sono stranieri

Resta elevata anche la presenza di lavoratori stranieri, che rappresentano il 68,9% del totale. La comunità più numerosa è quella proveniente dall’Europa dell’Est, seguita dagli italiani, dai lavoratori sudamericani e da quelli filippini. Anche in questo caso, tuttavia, si registra una lieve diminuzione rispetto agli anni precedenti.

Le badanti superano le colf

Per la seconda volta consecutiva le badanti risultano più numerose delle colf. Nel 2025 rappresentano infatti il 51,3% dei lavoratori domestici, confermando un cambiamento legato soprattutto all’invecchiamento della popolazione e alla crescente domanda di assistenza continuativa per gli anziani non autosufficienti. Anche l’età media degli addetti evidenzia una forza lavoro sempre più matura: oltre un quarto dei lavoratori domestici ha almeno 60 anni, mentre gli under 25 rappresentano appena l’1,6% del totale.

Retribuzioni ancora contenute

L’analisi dell’INPS evidenzia inoltre che le lavoratrici percepiscono mediamente una retribuzione annua leggermente superiore rispetto agli uomini: circa 8.100 euro contro 7.700 euro. Le badanti registrano compensi mediamente più elevati del 28% rispetto alle colf, a testimonianza della maggiore intensità e responsabilità dell’attività di assistenza alla persona.

La sfida della regolarizzazione

Emerge con forza la necessità di rafforzare le politiche di regolarizzazione, formazione e valorizzazione professionale del lavoro di cura, dal momento che il lavoro domestico rappresenta ormai un elemento strutturale del sistema di welfare italiano e richiede strumenti stabili di sostegno alle famiglie, percorsi di qualificazione professionale e misure efficaci contro il lavoro irregolare. In un Paese caratterizzato dall’invecchiamento della popolazione e da famiglie sempre più piccole, investire nella qualità, nella formazione e nella regolarità del lavoro domestico significa rafforzare non solo le tutele dei lavoratori, ma anche la sostenibilità dell’intero sistema sociale.

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