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05/07/2022
Lavoro e Previdenza

Lavoro fra precari che non si stabilizzano e giovani che si dimettono

Quali sfide per le professioni e il lavoro del futuro?

In Italia le parole Giovani e Lavoro mal si accompagnano, in tutti i sensi. Una situazione che accompagna da sempre l’Economia Italiana e che la Pandemia ed ora il Conflitto Russo Ucraino non hanno certo migliorato. Questa è una situazione che troviamo raccontata da migliaia di pagine di studi e ricerche che studiano il fenomeno dell’occupazione – o disoccupazione – giovanile. Tra questi di assoluto valore c’è quanto affrontato dal portale Skuola.net che ha tracciato un profilo completo con un’analisi attenta e puntuale sulla condizione lavorativa in Italia analizzando l’ultimo Osservatorio Cida – svolto in collaborazione con Adapt (Associazione per gli Studi Internazionali e Comparati sul Diritto del lavoro e sulle Relazioni industriali) – che prende in considerazione dati Istat ed Eurostat, e il più recente rapporto Censis. Il primo dato che emerge, ed è significativamente preoccupante è un drastico invecchiamento della popolazione. Infatti negli ultimi dieci anni la numerosità della popolazione dai 25 ai 34 anni che si è ridotta di più del 14% (quasi 1.000.000 di giovani), tra il 2010 e il 2020 con evidenti impatti dal punto di vista economico e sociale pensando che a brevissimo ci sarà 1 lavoratore attivo per ogni persona over 65 in pensione rendendo il sistema pensionistico in Italia al limite del sostenibile. Un dato altrettanto preoccupante è quello dell’abbandono scolastico, che in Italia ha ancora dimensioni importanti, che ci allontana dalla media dei Paesi Eurupei e dei nostri competitor perché una generazione poco istruita è una generazione impermeabile alla produttività, all’innovazione, al progresso. In questo contesto il fenomeno dei Giovani che non studiano e non lavorano (i Neet) assume un’incidenza nella fascia di età 15-34 anni che nel 2020 ha raggiunto la considerevole percentuale del 25,1% in tutta Italia con la regione Sicilia prima con il 41% dei Giovani Inoccupati, seguita da Campania (38,7%), Calabria (38,4%), Puglia (32,9%) e Molise (31%). La migliore Regione è quella del Trentino Alto Adige, dove la quota di Neet si ferma al 14,7% evidenziando ancor di più quel Gap Nord Sud che accompagna la situazione Economica e Sociale Italiana.

È da sottolineare come poi fra i Giovani ci sia voglia di un posto a tempo indeterminato con un mercato che invece sembra offrire solo posti “precari”. Ed in questo contesto noi siamo conosciuti come la “Repubblica degli Stagisti”. Secondo quanto osservato da Anpal (Agenzia Nazionale Politiche Attive del Lavoro), nel periodo 2014-2019, il 17% dei giovani ha iniziato il proprio percorso lavorativo attraverso un tirocinio. È da evidenziare anche che il numero di stage attivati ogni anno è in crescita, anche grazie a programmi come Garanzia Giovani. Ma quanti stage si trasformano in forme di lavoro stabile? Analizzando i dati si evince che per l’Italia succede nel 25,8% di casi degli stage della durata di un mese, nel 28,7% di casi di quelli di 3 mesi e nel 29,9% di casi di quelli di 6 mesi con significative differenze a seconda della zona di analisi. Nel Mezzogiorno uno stage di 6 mesi si tramuta in un contratto di lavoro solo nel 25,2% dei casi. Se è durato 1 mese, nel 19,4% dei casi e se di 3 mesi nel 23,4% dei casi è stato poi assunto. E spesso queste assunzioni, anche se desiderate dai lavoratori come fulltime, rimangono dei part time involontari che non permettono ai giovani di guadagnare a sufficienza per emanciparsi.

Ma stiamo anche assistendo a fenomeni di Dimissioni di Massa come avvenuto in Veneto dove in quattro mesi si sono licenziati 66 mila lavoratori in cerca di un equilibri migliore fra vita e lavoro, il 50% in più rispetto ad un anno fa. In realtà un Mercato del lavoro permette delle ricollocazioni più facili, ed infatti in Veneto abbiamo assistito a 208.600 assunzioni che sono il 68% in più di un anno fa. Si tratta di una ricerca di lavoro più gratificante, che soddisfi le aspettative di vita del lavoratore non legato a mere questioni economiche.
I giovani percepiscono come sempre più importante il tema della conciliazione tra famiglia e lavoro. Per questo, ancora prima dello stipendio, durante i colloqui le richieste di informazioni riguardano le opzioni offerte dalle imprese su questo fronte e, più in generale su quello del welfare aziendale. Un nuovo fattore con cui le imprese venete, ma è immaginabile che il fenomeno riguardi ormai molte altre aree del Paese, saranno chiamate a fare i conti. Ma le nuove professioni, legate alle Intelligenze Artificiali, la realtà Virtuale e Aumentata, il Metaverso, le nuove sfide dell’economia sostenibile soddisferanno molte di queste esigenze, lavori che soddisfino non solo dal punto di vista remunerativo per i Giovani ma anche per chi saprà reinventarsi formandosi e innovandosi. Da qui ai prossimi 5 anni ci aspettano cambiamenti significativi nel mondo del lavoro e forse, se l’Italia saprà mettersi in gioco, sarà l’occasione per fare un gradino verso un’Economia più equilibrata e dalle caratteristiche meno mediterranee e più europee.

Franco Colombo
Presidente IRSEU

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