I dati ISTAT più recenti non lasciano spazio a interpretazioni rassicuranti: in Italia si fanno sempre meno figli. Il tasso di natalità continua a diminuire e il nostro Paese si trova ad affrontare una delle crisi demografiche più profonde della sua storia recente.
Le nascite calano anno dopo anno, il numero medio di figli per donna tocca minimi storici e la popolazione invecchia rapidamente.
Come sottolinea da tempo la sociologa Claudia Saraceno, la denatalità non è il risultato di scelte individuali “egoistiche”, ma la conseguenza di condizioni strutturali sfavorevoli: precarietà lavorativa, carenza di servizi per l’infanzia, uno squilibrio persistente nella divisione dei carichi familiari e un welfare che continua a scaricare sulle donne il peso principale della cura.
In Italia, ancora oggi, molte donne si trovano davanti a una scelta che non dovrebbe esistere: diventare madri o costruire una carriera. La maternità resta un fattore penalizzante, soprattutto quando si innesta su percorsi professionali fragili o discontinui.
Questa dinamica non alimenta soltanto la crisi delle nascite, ma apre una frattura generazionale profonda: meno bambini oggi significa meno lavoratori domani, meno contributi, meno futuro.
Significa anche donne che, rinunciando all’autonomia economica, si espongono a una maggiore vulnerabilità personale e sociale.
Indipendenza economica e competenze: una tutela concreta
L’indipendenza economica non è solo una conquista individuale, ma una forma di tutela reale. È ciò che consente alle donne di scegliere, di non dipendere, di potersi sottrarre a relazioni sbilanciate o violente. Ma questa autonomia non nasce dal nulla: si costruisce attraverso il lavoro e, prima ancora, attraverso l’accrescimento delle competenze.
Investire nella formazione significa rendere l’indipendenza possibile e duratura. Significa offrire strumenti concreti per rientrare nel mercato del lavoro, per aggiornarsi, per ricostruire fiducia nelle proprie capacità. È un passaggio decisivo soprattutto per le donne che attraversano fasi di discontinuità lavorativa legate alla maternità o alla cura.
È da questa consapevolezza che nasce la storia che vogliamo raccontare, una storia che restituisce complessità e umanità ai numeri.
Anastasia è una donna italiana, madre di due bambini: un figlio di cinque anni e Grace, nata da pochi mesi.
Dopo la nascita del primogenito ha lasciato gli studi universitari e il lavoro in un bar per dedicarsi completamente alla maternità.
Una scelta fatta con amore e responsabilità, che l’ha però allontanata dal mercato del lavoro in una fase cruciale della sua vita.
Il tempo trascorso lontano dall’occupazione pesa, soprattutto quando emerge il bisogno – e il diritto – di rimettersi in gioco.
Su segnalazione del Centro per l’Impiego di Ostia, Anastasia è arrivata a CREDICI, dove ha intrapreso un percorso di orientamento personalizzato che l’ha portata a scegliere di investire su sé stessa iscrivendosi alla sesta edizione del corso di qualifica (gratuito) per Operatore Amministrativo Segretariale (indirizzo CAF e Patronato).
Il percorso, iniziato il 23 ottobre 2025 e in conclusione il 29 maggio 2026, rientra in un intervento integrato di formazione e stage finanziato nell’ambito del Percorso 3 – GOL Lazio.
Una decisione presa con consapevolezza e determinazione. Nonostante le notti insonni, i ritmi intensi della maternità e le difficoltà quotidiane, Anastasia frequenta il corso con costanza e impegno, dimostrando che la maternità non è un limite, ma una forza che spinge a guardare avanti.
La voce di Anastasia
“La vita è piena di sfide e cambiamenti, ma anche piena di opportunità per crescere e imparare.
Mi chiamo Anastasia e oggi ho 38 anni. Ho dedicato gran parte della mia vita al lavoro, mi sono innamorata del mondo del bar, della miscelazione, del bere bene.
Un lavoro per cui devi essere portata, forse ho avuto una marcia in più proprio per quella passione e curiosità che impegnavo a sapere, a scoprire cosa producesse un chicco di qualsiasi cosa, mixando e shakerando, creavo, scoprivo e ancora tornando a casa leggevo e studiavo…
Poi le necessità, le circostanze possono cambiare, diventi “grande”, diventi mamma, i ritmi di quel lavoro iniziavano a stringermi e così, dopo più di 15 anni, ho deciso di voler impegnarmi in altro.
Non avevo le idee chiare ancora quando ho mollato, ma avevo la famiglia a tenermi occupata, e poi, finalmente, dopo un anno, la notizia di avere una bimba da mettere al mondo. Quella fase chiamata “nesting”, per la quale le madri organizzano e sistemano il nido, diciamo che è stata ampliata, oltre che al nido, a tutto ciò che lo circondava, e mettendo le carte in tavola, ho iniziato a cercare quali potevano essere le mie possibilità una volta nata la bimba.
Sì, amo prendermi cura della mia famiglia, della casa, ma ho bisogno della mia indipendenza economica, della mia libertà, e di potermi dedicare a un lavoro tutto mio.
La voglia di rimettermi in gioco era tanta, ne avevo bisogno, sentivo la necessità di imparare qualcosa di nuovo.
Così la ricerca, e sono arrivata a Credici, ho valutato i vari corsi e ho trovato quello adatto a me. I tempi di inizio corso e nascita bimba si sono molto riavvicinati, però, e dopo 20 giorni dalla nascita di Grace, è stato fissato l’inizio del corso… Un po’ di timore lo avevo, ma non mi ha fermato, e la fortuna di avere una bimba innocua e buona mi ha convinto ancora di più, e con la piccola in fascia ho iniziato questo percorso, io, lei, la sua borsa del cambio… è la mascotte della classe.
Mio figlio, di 5 anni, mi chiede: “Mamma, domani vai al collegio?” E io gli rispondo: “Sì, perché devo imparare delle cose”. Mi piace fargli vedere che c’è sempre da imparare; anche se non si percorre il classico percorso studio universitario e poi lavoro, bisogna darsi un’altra possibilità. E lo faccio sperando di essere un esempio per altre donne, affinché non debbano essere obbligate a scegliere tra vita lavorativa e famiglia.
La maternità non è un ostacolo, ma un’opportunità di crescita. La determinazione e la resilienza sono le chiavi per superare gli ostacoli e raggiungere i propri obiettivi. E il mio carattere mi ha aiutato, non mi butto giù facilmente. Conto su questo percorso che ho intrapreso, mi appassiona e sono sicura mi porterà a un nuovo inizio lavorativo”.
La storia di Anastasia restituisce un volto umano ai dati ISTAT. Dietro la cosiddetta “carenza di figli” ci sono donne che avrebbero bisogno di sostegno concreto, non di giudizi. Donne che spesso rinviano o rinunciano alla maternità per il timore di perdere autonomia, sicurezza, prospettive.
In un Paese che fatica ancora a sostenere davvero le donne e le famiglie, investire in orientamento, formazione e accompagnamento al lavoro non è una scelta accessoria, ma una necessità.
Raccontare storie di forza autentica è un atto necessario. Il cambiamento nasce dalla volontà individuale, ma cresce solo quando incontra opportunità reali.
Antonella Pagliuca
Responsabile Nazionale Credici Formazione
