C’è tempo fino al 30 aprile 2026 per presentare la domanda di sgravio contributivo riservata ai datori di lavoro che hanno ottenuto la certificazione di parità di genere entro il 31 dicembre 2025.
A chiarirlo è l’Inps, con il messaggio n. 3804/2025, che annuncia anche l’aggiornamento del modulo telematico per la presentazione delle istanze.
La misura rientra tra gli strumenti messi in campo per incentivare politiche aziendali inclusive e orientate alla riduzione del divario di genere nel mondo del lavoro.
Cos’è lo sgravio per la parità di genere
L’incentivo è stato introdotto dalla legge n. 162/2021 e consiste in un esonero dal versamento della contribuzione previdenziale datoriale, con esclusione dei premi e contributi dovuti all’Inail.
Lo sgravio è pari all’1% dei contributi previdenziali per tutte le mensilità di validità della certificazione, fino a un massimo di 50.000 euro annui per azienda, importo che va riparametrato su base mensile.
L’agevolazione opera per tutta la durata della certificazione, a partire dal primo mese di validità. In caso di revoca della certificazione, il datore di lavoro è tenuto a darne tempestiva comunicazione all’Inps e a sospendere la fruizione del beneficio.
Nessun impatto sulle pensioni dei lavoratori
L’Inps ribadisce che lo sgravio non produce effetti negativi sulle prestazioni pensionistiche dei lavoratori: resta infatti invariata l’aliquota di computo ai fini pensionistici. Un elemento importante che tutela pienamente i diritti previdenziali dei dipendenti.
Chi può accedere all’agevolazione
Possono beneficiare dello sgravio tutti i datori di lavoro privati, inclusi quelli non imprenditori, come ad esempio i professionisti, purché siano rispettate le condizioni previste dall’articolo 1, comma 1175, della legge 296/2006.
In particolare è necessario:
- essere in regola con gli obblighi contributivi (Durc regolare);
- non aver commesso violazioni in materia di sicurezza sul lavoro;
- rispettare contratti collettivi nazionali, regionali, territoriali o aziendali sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative.
Il limite dei 50.000 euro e il codice fiscale
L’Inps precisa che il massimale annuo di 50.000 euro è riferito al codice fiscale dell’azienda. Di conseguenza, qualora vengano presentate più domande relative a diverse posizioni aziendali (matricole) riconducibili allo stesso codice fiscale, lo sgravio complessivo non potrà superare il limite massimo annuo previsto.
Come presentare la domanda
Per accedere all’agevolazione, il datore di lavoro deve presentare domanda esclusivamente in modalità telematica, utilizzando il modulo “SGRAVIO PAR_GEN”, disponibile nel Portale delle Agevolazioni (ex DiResCo) sul sito Inps.
Nel corso degli anni l’Istituto ha fornito istruzioni specifiche con diverse circolari e messaggi, in base all’anno di conseguimento della certificazione:
Circolare n. 137/2022 per le certificazioni entro il 31 dicembre 2022;
Messaggio n. 4614/2023 per quelle entro il 31 dicembre 2023;
Messaggio n. 4479/2024 per le certificazioni entro il 31 dicembre 2024.
Con il messaggio n. 3804/2025, l’Inps chiarisce ora che possono presentare domanda anche i datori che hanno conseguito la certificazione entro il 31 dicembre 2025, con scadenza fissata al 30 aprile 2026.
Attenzione alla retribuzione media mensile
Un chiarimento importante riguarda la compilazione del modulo: nel campo relativo alla retribuzione media mensile globale deve essere indicata la media di tutte le retribuzioni mensili corrisposte o da corrispondere nel periodo di validità della certificazione, e non la retribuzione media dei singoli lavoratori.
Chi ha già presentato domanda non deve ripeterla
Infine, l’Inps precisa che i datori di lavoro che hanno già presentato domanda nelle precedenti campagne e che sono ancora in possesso di una certificazione valida non devono ripresentare l’istanza. Una volta accolta la domanda, infatti, l’esonero viene automaticamente riconosciuto per tutti i 36 mesi di validità della certificazione.
Una misura che, oltre al valore economico, rafforza il messaggio che la parità di genere non è solo un principio etico, ma anche una leva concreta di politica del lavoro e di competitività per le imprese.
