17.7 C
Roma
05/07/2022
Lavoro e Previdenza Primo Piano

Per vincere la sfida del Gender Pay Gap serve un Cambiamento Culturale

La questione delle differenze di genere e delle pari opportunità diventa un tema non più derogabile nella gestione d’impresa per non sminuire il lavoro svolto dalle donne.
La fotografia che emerge dalle statistiche predisposte dalle società che si occupano di gender equality è quella di una situazione femminile lontana dall’auspicata cultura della parità e dell’inclusione, in tutti i settori della società e storicamente in alcuni più di altri. Fa parte di un sistema più ampio, ben radicato e trasversale, in cui il concetto di genere è una costruzione culturale da smontare perchè non consente la giusta penetrazione delle donne nella vita politica, sociale ed economica o ne inibisce l’accesso a ruoli di leadership o di prestigio.
A fronte di una legislazione che si evolve positivamente in una prospettiva di sostenibilità permangono comunque delle criticità derivanti da retaggi culturali che determinano pregiudizi e ostacoli alla piena valorizzazione delle donne, soprattutto sul mercato del lavoro.
E’ necessaria una trasformazione socio-culturale per arrivare ad un’equa ripartizione del lavoro di cura tra uomini e donne quale leva di ripresa e sviluppo del Paese.
La sfida donne-lavoro rimane aperta: per vincerla occorre facilitare l’accesso delle donne al mercato del lavoro e la loro permanenza, assicurarne la crescita professionale e tutelarne la continuità all’interno dei percorsi di carriera, cercando dei canali e delle soluzioni che permettano di conciliare le responsabilità fra lavoro/professione retribuita – famiglia e, quindi, mansioni non pagate, così da bypassare o quantomeno arginare quelle scelte spesso “obbligate” per le donne alla nascita di un figlio.
E’ libertà di scelta, che porta con sé un valore aggiunto per la collettività tutta e per il futuro del Paese.
Affrontare, discutere e riformare il tema della conciliazione casa – lavoro insieme a un nuovo welfare di famiglia, con una differente condivisione dei carichi di lavoro all’interno della famiglia, per consentire quella divisione del lavoro delle donne tra cura domestica e potenziale produttivo che, con il condizionamento da stereotipi, sono un inibitore per le lavoratrici nelle scelte e nell’assecondare le proprie preferenze naturali in tutti gli ambiti, ostacolando la piena realizzazione del potenziale e del talento femminile.
Senza di questo difficilmente si riusciranno a fare concreti passi avanti rispetto al divario di genere.
“Senza uguaglianza di fatto tra donne e uomini non potrà esserci ripresa economica né sviluppo sostenibile e innovativo” ha dichiarato da Chiara Gribaudo all’indomani dell’approvazione della legge sulla parità retributiva tra uomini e donne.

LA LEGGE IN MATERIA DI DIVARIO SALARIALE PUÒ ESSERE UN VALIDO STRUMENTO PER RIDURRE IN ITALIA IL GAP RETRIBUTIVO TRA LAVORATRICI E LAVORATORI?
Poiché il futuro delle donne passa dal lavoro sta a tutti noi, in modo sinergico e condiviso, ‘mettere a terra’ quanto dettato dalle legge.
“Serve una più complessiva trasformazione sul piano socio-culturale, in tutti gli ambiti del mondo del lavoro, imprese private, anche piccole, pubblico impiego, in particolare nella scuola e nell’accademia, senza dimenticare il lavoro autonomo e le professioni (…) Sono urgenti politiche di welfare attivo e condivisione, cambiare i tempi del lavoro, condividere la cura dei bambini e degli anziani, cambiare l’organizzazione delle nostre città e dei centri urbani minori. Le donne devono avere le stesse opportunità e per questo occorre trasformare una società e un mondo del lavoro pensato al maschile, altrimenti la parità salariale sarà solo una chimera, così come la possibilità di avere le stesse chances di accedere ai vertici di imprese pubbliche, di imprese private o di ordini professionali”: è l’appello dell’avv. Tatiana Biagioni che si legge nel comunicato stampa AGI del 27 ottobre 2021.
Per migliorare l’accesso delle donne ai posti di lavoro, consentendo loro di svolgere con professionalità il ruolo assegnato, senza discriminazioni di genere, diventa improcrastinabile creare una vera e propria strategia complessiva, che parta dall’offensiva culturale e che miri ad eliminare tutti gli ostacoli all’accesso femminile al mondo lavorativo: stereotipi e discriminazioni.
Un’azione da attuare per poter avviare il miglioramento della condizione lavorativa femminile, è l’investimento nelle infrastrutture sociali, come un sistema di welfare che garantisca alle donne servizi di assistenza all’infanzia di ottima qualità, sanità di prossimità e servizi sociali sul territorio, ovvero tutte le attività tese a rimuovere ciò che ostacola la vita delle lavoratrici.
Sono fondamentali le politiche che aiutano non solo la conciliazione, ma anche la condivisione della cura familiare. Altro fattore da promuovere è la riforma del congedo di paternità nel Family Act 2022 per equiparare i ruoli genitoriali materno e paterno (la ministra alle Pari opportunità Elena Bonetti ne ha sottolineato l’importanza in occasione del Women’s Forum G20 Italy e della firma del patto Zero gender gap con alcune grandi aziende italiane e internazionali, ricordando che “il governo continuerà a impegnarsi per garantire il congedo di paternità obbligatorio oltre i dieci giorni previsti”).
Così come lo smart working può essere un’opportunità – per la flessibilità di orario – di bilanciamento e conciliazione dei carichi di lavoro alle esigenze familiari in un’ottica di ottimizzazione del tempo sia delle donne che degli uomini, con vantaggi positivi per tutti in azienda e a casa, oltre a una riforma del welfare di famiglia.
Per creare un valore aggiunto in ambito lavorativo si devono imperativamente riportare le opportunità in equità, mettere le donne nelle condizioni di diventare protagoniste alla pari e di dimostrare le loro ‘eccellenze’ in termini di creatività, talento, leadership, professionalità, competenze.
Una parametrizzazione basata sul valore e sul merito per costruire modelli di sviluppo inclusivi, sostenibili, innovativi è un problema etico, morale ma anche economico.
I dati emergenti dalle più autorevoli proiezioni confermano che nel futuro prossimo il maggiore impulso alla crescita globale verrà proprio dal lavoro femminile e dalla riduzione del gap della loro partecipazione all’economia.
Il gender gap può essere ridotto attraverso una società inclusiva, che rispetta le diversità e le realtà differenti, con una particolare attenzione verso le problematiche femminili nei vari ambiti della vita sociale, economica, politica e culturale. Vuol dire favorire uno sviluppo paritetico e garantire una piena partecipazione delle donne che si emancipi non solo da discriminazioni e stereotipi ma sia riconosciuta in tutte le dimensioni del vivere civile.
Promuovere una collaborazione costante tra le istituzioni in tema di uguaglianza di genere volta a indicare percorsi innovativi per gli interventi di sviluppo sostenibile che tengano conto del riconoscimento delle donne come forza economica e come attrici dell’innovazione.
Vanno privilegiati gli approcci multidisciplinari per la promozione dell’imprenditorialità femminile a livello locale; la piena ed effettiva partecipazione e pari opportunità di leadership per le donne a tutti i livelli decisionali, nella vita politica, economica e pubblica. Le donne hanno una particolare sensibilità nella gestione dei colleghi e dei clienti, si contraddistinguono per pragmatismo, rapidità, intuizione, flessibilità e in questo hanno una marcia in più perché per natura, da sempre, devono essere pronte al cambiamento e ad adattarsi con velocità a nuovi scenari.
Finchè non si lavorerà in quest’ottica continueranno a prevalere dinamiche discriminatorie.
E in questo contesto è significativo un passo dell’intervista rilasciata dalla ministra Elena Bonetti al direttore Francesco Occhetta (v. editoriale Comunità di Connessioni del 9.10.2021: 5 Domande a Elena Bonetti “Serve il coraggio della politica per «fare nuove le cose»”): l’Italia è “il paese che per la prima volta ha portato al G20 una conferenza sull’empowerment femminile, e su questo tema in particolare ci è stata riconosciuta una leadership perché da paese che, dati alla mano, era all’ultimo posto per numero di donne che lavorano, abbiamo avuto il coraggio di definire e adottare una strategia che pone la parità di genere come un elemento chiave non solo di riconoscimento del diritto delle donne ma di sviluppo di tutta la collettività. Questo è il cambio di paradigma che ha sbloccato il dibattito, l’idea che l’empowerment delle donne è liberare le energie di un’intera dimensione sociale”.

Paola Francesca Cavallero

Articoli Correlati

Le 7 C della Comunicazione Efficace

Redazione

L’assicurazione per la disoccupazione involontaria dei lavoratori autonomi dello spettacolo

Redazione

L’Italia con Enit Agenzia Nazionale del Turismo riparte dal viaggio slow

Redazione