Ogni separazione rappresenta la fine di un progetto di vita. È inevitabilmente un momento doloroso, spesso accompagnato da delusione, rabbia, senso di fallimento e paura del futuro.
Il dolore della separazione e la scelta di non fare la guerra
Ma proprio perché è un passaggio così delicato, dovrebbe essere affrontato con una consapevolezza fondamentale: una separazione non deve necessariamente trasformarsi in una guerra.
Nel corso della mia attività professionale mi sono occupato di numerose separazioni e divorzi.
Ho visto famiglie riuscire, nonostante il dolore, a costruire nuovi equilibri e ho visto, purtroppo, altre trascinare conflitti per anni, con costi economici, psicologici e affettivi enormemente superiori rispetto a quelli che una gestione più serena avrebbe comportato.
Troppo spesso le aule dei tribunali diventano il luogo in cui si continua una battaglia personale che avrebbe bisogno, invece, di essere trasformata in un percorso di ricostruzione.
Tutelare i figli: la responsabilità della genitorialità
Separarsi significa interrompere un rapporto di coppia, non smettere di essere genitori. Ed è proprio questo il punto sul quale tutti – coniugi, familiari, professionisti e istituzioni – dovremmo riflettere maggiormente.
Quando ci sono dei figli, ogni parola pronunciata durante una causa, ogni atto giudiziario, ogni scelta processuale produce conseguenze che vanno ben oltre il fascicolo depositato in tribunale.
I figli non assistono semplicemente a una separazione: vivono la qualità del conflitto tra i propri genitori. Ed è quella qualità che, spesso, lascia i segni più profondi. In questo contesto il ruolo dell’avvocato assume una responsabilità che va oltre la difesa tecnica.
Il ruolo dell’avvocato e la cultura dell’accordo
L’avvocato deve certamente tutelare i diritti del proprio assistito, ma non dovrebbe mai alimentare inutilmente il conflitto.
La professionalità non si misura dalla capacità di esasperare lo scontro, bensì dall’intelligenza con cui si individuano le soluzioni migliori, anche quando questo significa favorire il dialogo, costruire accordi equilibrati e accompagnare le parti verso una conclusione rispettosa della dignità di tutti.
Negli ultimi anni il diritto di famiglia ha compiuto importanti passi avanti proprio in questa direzione, valorizzando strumenti come la negoziazione assistita, la mediazione familiare e gli accordi consensuali, che consentono di ridurre tempi, costi e sofferenze.
I dati ISTAT: la fotografia di un Paese che cambia
Anche i numeri raccontano un Paese che cambia. Secondo gli ultimi dati ISTAT, nel 2024 in Italia sono state registrate 75.014 separazioni e 77.364 divorzi. Entrambi i dati risultano in diminuzione rispetto all’anno precedente (-9% le separazioni e -3,1% i divorzi), mentre continua a diminuire anche il numero dei matrimoni celebrati.
Ci sono circa 68 divorzi ogni 100 matrimoni e in media il divorzio avviene dopo 15-18 anni di matrimonio.
Oltre la sentenza: un atto di responsabilità per il futuro
Dietro queste statistiche ci sono migliaia di storie diverse. Alcune raccontano relazioni che semplicemente sono giunte al termine; altre parlano di situazioni complesse, segnate da sofferenza, violenza o profonde incompatibilità. Proprio per questo sarebbe sbagliato giudicare chi si separa.
Una separazione può rappresentare anche un atto di responsabilità quando permette alle persone di uscire da situazioni ormai insanabili. Ciò che davvero fa la differenza è il modo in cui quella separazione viene vissuta.
L’obiettivo non dovrebbe essere “vincere la causa”, ma consentire a ciascuno di ricostruire la propria vita nel rispetto reciproco. Una sentenza può chiudere un procedimento giudiziario, ma non cancella le relazioni che continueranno a esistere, soprattutto quando ci sono figli da crescere, decisioni da condividere e un futuro da affrontare, seppure su strade diverse.
Il diritto come strumento di giustizia e tutela della famiglia
Come avvocato ho sempre ritenuto che il diritto debba essere uno strumento di giustizia e non un’arma di rivalsa personale. Per questo credo che la migliore assistenza legale sia quella che sa coniugare competenza tecnica, equilibrio umano e capacità di ascolto.
Ogni volta che è possibile evitare uno scontro inutile, si rende un servizio non soltanto al cliente, ma anche alla giustizia e, soprattutto, alla serenità delle famiglie. Perché una famiglia può cambiare forma, ma non per questo deve perdere la propria capacità di proteggere chi ne fa parte. Separarsi con rispetto non significa rinunciare ai propri diritti.
Significa avere il coraggio di guardare oltre il conflitto, scegliendo di costruire un futuro nel quale, pur non essendo più marito e moglie, si possa continuare a essere persone civili e, quando ci sono figli, buoni genitori. È questa, a mio avviso, la vera vittoria.
Leonardo Maiolica
