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20/04/2024
Lavoro e Previdenza

SICUREZZA SUL LAVORO LE NOVITÀ DAL DL 146 DEL 2021

L’aveva annunciato, all’indomani dell’ennesimo incidente mortale, e l’ha fatto: il Governo ha varato il provvedimento per rafforzare le misure di tutela della sicurezza sul lavoro. Il decreto legge 146 del 2021 si muove su questo binario con una serie di interventi suscettibili di modifica in sede di approvazione parlamentare. Un primo passo, dopo decenni di buio, che però non sembra aver soddisfatto le aspettative degli operatori e dei rappresentanti dei lavoratori. Il testo apporta notevoli modifiche al Testo Unico in materia, il decreto legislativo 81/2008, ma sembra privo di incisività per contrastare e prevenire gli infortuni. Il punto più critico, infatti, sarebbe proprio quello dell’organizzazione della rete di prevenzione. Andiamo con ordine. La riforma duplica i soggetti che intervengono nella vigilanza: se questo può apparire opportuno da un lato, dall’altro si scontra con l’oggettiva impossibilità da parte dello Stato di controllare il rispetto della normativa in ogni realtà aziendale nella galassia di imprese e microimprese presenti in Italia. In più, affidare a diverse figure il compito di controllare potrebbe generare anche conflitti di competenza, con tutte le conseguenze del caso. Lo sdoppiamento, in concreto, si traduce con la separazione tra attività ispettiva e propositiva e potrebbe trascinarsi verso un’eccessiva burocratizzazione del settore. La dimensione dell’intervento del Governo, in quest’ottica, sembra orientata più sul fronte repressivo e sanzionatorio che su quello della prevenzione. Su questo, c’è un coro unanime che accende i riflettori sullo stato di abbandono, da parte dello Stato e delle Regioni, degli organi di vigilanza e prevenzione delle aziende sanitarie: in dieci anni, il numero degli addetti è diminuito del 50%. Eppure, nell’Ispettorato Nazionale del Lavoro non esistono, oggi, figure con competenze specifiche come quelle richieste dal decreto: requisiti di cui, invece, sono in possesso gli operatori dei servizi delle Asl. Intervenire in chiave repressiva senza potenziare figure altamente specializzate, in grado di promuovere la cultura della sicurezza e della tutela della salute in ambito lavorativo, è sicuramente il frutto di una scelta di approccio: il provvedimento rincorre (giustamente) i reati, ma sarebbe debole nella spinta propositiva per la risoluzione dei problemi. Ci sono poi temi che restano sullo sfondo, ancora irrisolti. Da un’analisi complessiva, risulta che gli infortuni sul lavoro dipendano soprattutto dalla precarietà contrattuale, dalla scarsa formazione professionale sui rischi della mansione e da un’errata organizzazione del lavoro. La giungla dei contratti collettivi riflette questo scenario: la maggior parte degli incidenti sul lavoro si verificano proprio in realtà dove sono stipulati accordi tra organizzazioni sconosciute. E il lavoratore, così, resta a bocca asciutta con un’occupazione traballante, ma anche priva di tutele.

Federica Stea

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