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24/09/2021
Lavoro e Previdenza Salute

Sintomatologie e Psicopatologie (Croniche) Post Covid-19

Si stima che saranno almeno 2.750.000 i nuovi casi di depressione dovuti alla disoccupazione da pandemia, ma la situazione potrebbe perfino peggiorare perché tutte le condizioni di fragilità sanitaria, emotiva, sociale, familiare che si stanno creando nel Paese non sommano, ma moltiplicano esponenzialmente le loro conseguenze negative sul benessere psicofisico della popolazione.
Ad alto rischio soprattutto donne, giovani e anziani; le prime già più predisposte alla depressione e più toccate dalle ripercussioni sociali e lavorative, i secondi che hanno visto modificarsi la loro vita di relazione e patiscono gli effetti della crisi sull’occupazione, e gli anziani, più fragili di fronte ai contagi e disturbi mentali: lo sottolineano gli esperti in occasione del XXII congresso nazionale della Società Italiana di NeuroPsicoFarmacologia, online da oggi al 29 gennaio 2021.
“Le condizioni sanitarie, economiche, sociali che si sono create a seguito della pandemia di Covid-19 hanno portato a una vera sindemia: alla malattia connessa all’infezione si è aggiunto un impatto enorme sul benessere psichico di tutta la popolazione, sia di chi è venuto a contatto col virus in maniera diretta, sia di chi non è stato contagiato ma vive sulla sua pelle le conseguenze della crisi in corso – spiega Claudio Mencacci, co-presidente della Società Italiana di NeuroPsicoFarmacologia e direttore del Dipartimento Neuroscienze e Salute Mentale Asst Fatebenefratelli-Sacco di Milano – In chi è venuto a contatto col virus la probabilità di disagio mentale è più elevata, con un’incidenza di sintomi depressivi che cresce dal 6 al 32%; fino al 10% di chi ha perso un proprio caro per il Covid-19 andrà incontro a un lutto complicato che si protrarrà oltre 12 mesi, anche a causa delle regole di contenimento del contagio che hanno impedito a molti di poter elaborare il dolore, rivedendo un’ultima volta il congiunto per l’estremo saluto”.
“Non solo, aggiunge Matteo Balestrieri, co-presidente della Società Italiana di NeuroPsicoFarmacologia e professore ordinario di Psichiatria all’Università di Udine, con il prolungarsi dello stato di emergenza e delle restrizioni alla socialità, al lavoro, alla possibilità di programmare un futuro, anche chi non è stato contagiato è sull’orlo di una crisi di nervi: dopo una fase iniziale in cui si è fatto il possibile per resistere e si combatteva soprattutto la paura del virus, ora sono subentrati l’esaurimento, la stanchezza, talvolta la rabbia. E ciò che preoccupa è soprattutto l’ondata di malessere mentale indotta dalla crisi economica: le condizioni ambientali e socio-economiche hanno infatti un grosso peso sul benessere psichico della popolazione e la pandemia di Covid-19 sta creando le premesse per il dilagare del disagio”.
Il disagio economico innesca il malessere psichico, come certifica anche il notevole incremento delle vendite di psicofarmaci registrato negli ultimi mesi.
Ad alto rischio sono soprattutto le donne, più predisposte alla depressione e più toccate dalle ripercussioni sociali e lavorative del Covid-19: più degli uomini infatti sono state costrette a lasciare l’impiego, più degli uomini hanno sopportato e stanno sopportando il carico doppio del lavoro e della cura della famiglia durante i lockdown più o meno rigidi che si sono susseguiti nell’ultimo anno. Rischiano tuttavia anche i giovani dai 16 ai 34 anni, che hanno visto modificarsi la loro vita di relazione con la chiusura di scuole superiori e università e patiscono gli effetti della crisi sull’occupazione e la possibilità di entrare nel mondo del lavoro, e gli anziani, più fragili di fronte a contagi e disturbi mentali.
“Siamo quindi realmente di fronte a una sindemia di proporzioni senza precedenti, a cui reagire migliorando l’assistenza e le cure dei pazienti – scrive Mencacci – al contrario di quanto è accaduto nei primi mesi di pandemia, quando le visite e le prestazioni sanitarie nei Centri di salute mentale si sono ridotte, occorre puntare a rafforzare i servizi ed è indispensabile essere più vicini possibile ai cittadini. A partire dai medici di famiglia, che possono intercettare per primi il disagio inviando poi i pazienti dallo specialista”.

Quali sono le sintomatologie a più alto tasso di incidenza nella popolazione italiana post Covid-19?

ATTACCHI DI PANICO
La maggior parte dei soggetti con disturbo da attacchi di panico, ha paura di avere un altro attacco (ansia anticipatoria) ed evita i posti o le situazioni che in precedenza avevano scatenato il panico. Essi spesso temono di avere un pericoloso disturbo cardiaco, polmonare o cerebrale e si rivolgono ripetutamente al proprio medico di famiglia o al pronto soccorso in cerca di aiuto. Sfortunatamente, in queste situazioni, l’attenzione è spesso focalizzata sui sintomi fisici e talvolta non viene formulata una corretta diagnosi.
Molti soggetti con disturbo di panico presentano i sintomi di una depressione grave.
I soggetti con attacchi di panico evitano le attività comuni, come l’esercizio o le situazioni sociali per cercare di prevenire ulteriori attacchi.

CLAUSTROFOBIA
La paura di soffocare è un elemento caratteristico della claustrofobia, come la sensazione di sentirsi in trappola ed in pericolo. I soggetti sono preoccupati di quello che può capitare loro in spazi ristretti, dal momento che percepiscono maggiormente il pericolo quando sono impossibilitati a muoversi. La claustrofobia può essere molto invalidante nel quotidiano.
I casi molto gravi sono saliti del 12-15% post Covid-19, nella popolazione. Colpisce soprattutto le donne in età adolescenziale e dopo i 40 anni. La scienza evidenzia che l’insorgenza del disturbo, secondo i dati disponibili, è dovuta in prevalenza all’incidenza della claustrofobia post Covid-19 sulla popolazione mondiale è tra il 15 e il 37% e in molti casi si presenta con altri tipi di disturbi d’ansia: il disturbo d’ansia generalizzato, la fobia sociale, il disturbo di panico. I soggetti che hanno alti livelli di paura claustrofobica sottovalutano le distanze orizzontali, e coloro che hanno più paura acrofobica (dell’altezza) sovrastimano distanze verticali. L’organizzazione fobica di un individuo, che risulta esemplificativa nei due estremi “claustrofobico” e “agorafobico”, (paura degli spazi aperti) affonda quindi le radici in difficoltà relazionali che si esprimono in una modalità non equilibrata di vivere la relazione: il primo tende a sentirsi soffocato (gli spazi chiusi lo angosciano), il secondo ha paura che, solo e sperduto in balìa del pericolo, nessuno lo salvi (gli spazi aperti e dispersivi gli trasmettono senso di minaccia e mancata protezione). L’agorafobia è di recente risalita negli interventi sia pubblici che privati, negli ambulatori di psichiatria e nei centri di Psicologia.

ANEDONIA
Si distingue per la mancanza totale di piacere e di interesse. La mancanza di relazioni e di futuro nelle nuove e vecchie generazioni fanno pensare che l’anedonia sia il male da curare e da tracciare. Si calcola che i disturbi di anedonia siano in continua progressione e colpiscano bambini, adolescenti terza età, visto il particolare clima emotivo sia familiare che mass-mediale, la mancanza di incontri, di socialità, posti in cui trovarsi per comunicare, divertirsi, rilassarsi.

DEPRESSIONE-ANSIA
I disturbi dell’umore sono disturbi emotivi e consistono in periodi prolungati di eccessiva tristezza, ansia, insonnia, irritabilità, rabbia, mancanza di motivazione, senso di irrealtà, e di senso e compiutezza alle azioni, mancanza di decision making, alternati a gioia eccessiva o entrambe. I disturbi dell’umore possono verificarsi nei bambini e negli adolescenti, nelle donne sotto stress, negli uomini disoccupati, nella terza età per dolori cronici e/o per solitudine.
Si calcola che il 45% in più di depressione ansia e umore abbiano colpito la popolazione mondiale, costretta per lunghi mesi chiusi in casa, senza socialità, lavoro, impegni, futuro. Nelle donne il disturbo depressivo, anche da smart working in questi anni è aumentato del 22%. Omicidi, femminicidi, bullismo e violenza giovanile sono aumentati del 11%. Si prevedono ondate anche maggiori per queste patologie.
Fare un’analisi di tutto questo, serve anche per comprendere e attuare i rimedi psicologici, sociali, e medici il più presto possibile.

Alessandra Lancellotti
Psicologa e Psicoterapeuta-Associazione CREIS
www.alessandralancellotti.net

 

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