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25/10/2021
Primo Piano

Alla ricerca della GIUSTIZIA UTILE

Inizia, con questo numero, la collaborazione dell’Avv.Carlo Maria Palmiero, cassazionista, civilista, Presidente della Camera civile di Aversa, istituita presso il Tribunale di Napoli nord in Aversa, con la nostra rivista, volta affrontare il tema delicato della tutela dei diritti dei cittadini, dei consumatori e imprese, dinanzi all’Autorità Giudiziaria

Il 21 settembre 2021, il Senato della Repubblica ha approvato, a grande maggioranza, anche per effetto della “questione di fiducia” posta alla relativa votazione, la delega al Governo per l’efficienza del processo civile e per la revisione della disciplina degli strumenti di risoluzione alternativa delle controversie e misure urgenti di razionalizzazione dei procedimenti in materia di diritti delle persone delle famiglie nonché in materia di esecuzione forzata. Il voto è giunto al termine di un lungo dibattito nel corso del quale, per la prima volta, la discussione ha finalmente abbandonato il luogo comune secondo cui la lentezza del processo civile era da addebitare all’interesse degli avvocati a tirarla per le lunghe per guadagnare e maturare compensi (processo che pende, processo che rende, si era soliti dire), ma era da attribuire all’incapacità del sistema giurisdizionale a decidere in tempi accettabili, a causa del collo di bottiglia (l’ha definita la Commissione Ministeriale guidata dal prof. Luiso per lo studio della riforma) rappresentato dal momento decisionale, perché “i magistrati sono troppo pochi”. La Riforma è figlia anche del fatto che la revisione della Giustizia civile era stata inserita tra quelle da attuare con priorità per fruire dei finanziamenti previsti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, con lo scopo di ridurre i tempi medi di celebrazione del processo, avvalendosi, come dichiarato una delle relatrici, Sen Fiammetta Modena, dell’assunzione di 16.500 laureati, da adibire nelle Cancellerie e nel neo istituito Ufficio del processo, nonché di un imprecisato numero di magistrati. Il principio guida che anima l’intero impianto è quello di far “arrivare a processo quanto meno questioni possibili”,

– da un lato, incentivando il ricorso alle soluzioni alternative –chiamate, enfaticamente, nei lavori preparatori, complementari- a quelle giudiziali, quali mediazioni, negoziazioni assistite, con benefici fiscali ad es. connessi alla detraibilità dei costi di mediazione e delle parcelle degli avvocati, della esenzione dall’imposta di registro dei provvedimenti, la cui operatività è stata estesa anche all’ambito delle controversie del lavoro nonché a quelli di famiglia, per specifici aspetti;

– dall’altro disseminando, nell’articolato processuale, ulteriori preclusioni e decadenze volte a costringere le parti a disvelare più rapidamente le proprie posizioni e la connessa documentazione probatoria, costringendole talvolta a prendere posizione anche su difese che controparte potrebbe porre ma non ha ancora posto. Tanto, oltre che in funzione acceleratoria, in funzione dissuasiva.

Il tutto, senza sanzioni o conseguenze per i ritardi per la decisione, confidando nell’aiuto che il Giudice potrà ricevere dall’Ufficio del Processo, composto da laureati, anche tecnici, che avrà compiti di supporto per attività preparatorie, studio dei fascicoli, approfondimento giurisprudenziale e dottrinale, selezione dei presupposti di mediabilità della lite, predisposizione di bozze di provvedimenti, verbalizzazione, cooperazione per l’attuazione dei progetti organizzativi finalizzati a incrementare la capacità produttiva dell’ufficio, abbattere l’arretrato e a prevenirne la formazione, supporto per l’ottimale utilizzo degli strumenti informatici, coordinamento tra l’attività del magistrato e l’attività del cancelliere, catalogazione, archiviazione e messa a disposizione di precedenti giurisprudenziali; analisi e preparazione dei dati sui flussi di lavoro. A parte l’ovvia domanda che “Catalano” (il personaggio di Indietro Tutta, la trasmissione condotta da Renzo Arbore negli anni ’80) avrebbe posto – a parità di costi, non sarebbe stato meglio assumere Giudici che potessero decidere direttamente?-, l’impianto, specie per i cittadini, lascia più di una perplessità che speriamo sia smentita in futuro. In pratica: lo Stato pone regole specifiche in ambiti sempre maggiori per garantire la pacifica coesistenza; dove vi è il mancato rispetto delle stesse, l’inadempiente è tenuto al ripristino o ai danni; lo Stato, però, non essendo in grado di assicurare, specialmente a fronte di condotte attuate da grandi operatori, risposte efficaci e rapide, caldeggia vivamente soluzioni alternative che, per essere praticate, necessitano dell’accordo anche dell’inadempiente il quale, se non trova l’utilità, non concilia. Da tanto discende che la conciliazione non è figlia del rinsavimento o delle scuse degli inadempienti ma è accettata dal debole o praticata dall’inadempiente in ragione della maggiore o minore forza derivante dal lungo tempo necessario per la decisione ovvero dalle difficoltà che potrà incontrare chi ricorre alla giustizia. La prospettiva da perseguire, sarebbe dovuta essere quella opposta, ossia che il carico giudiziale non diminuisce quando funzionano i sistemi di A.D.R., ma a questi ultimi le parti sempre più ricorreranno per scongiurare sentenze giuste, rapide e munite di sonore condanne, da eseguire celermente. In ogni caso, bisogna prendere atto che ci troviamo di fronte a tempi nuovi. Lo Stato sta cercando di limitare l’accesso ai Tribunali (diventerà definitiva la norma inserita durante la pandemia per la trattazione dei processi con “memorie” scritte, senza partecipare fisicamente all’udienza) e saranno sanzionate sempre più le liti temerarie (salvo poi discutere quali possano essere effettivamente definite tali: una tesi ardita, finchè non è accolta, può essere temeraria), come già da qualche tempo si sta facendo anche nei procedimenti di diritto del lavoro, con condanna dei lavoratori soccombenti. Speriamo solo che, tra qualche anno, non saremo costretti a dire che la riforma era stata ispirata da esigenze statistiche e non dalla necessità di regolare effettivamente i rapporti.

Carlo Maria Palmiero

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