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20/04/2024
Primo Piano

Alla scoperta del progetto Smart Walking

Intervista a Davide Fiz.

“Smart Walking” è un progetto originale che nasce da un dolore: la fine di una storia d’amore, complice il lock down. La pandemia ha stravolto tutto, avendo una ricaduta su tutte le relazioni umane, sia quelle alla base delle collaborazioni di lavoro che sulla vita intima e familiare. Tolta la possibilità di uscire da casa, nella convivenza forzata, molte coppie si sono ritrovate a fare i conti con quello che del partner hanno amato e odiato, a volte in un confronto aperto, a volte nascondendolo. La fine di una storia d’amore è sempre dolorosa, sono rare le persone che, superati i trent’anni, non ne abbiano sofferto e, a volte, nasce il bisogno di riscoprirsi, cercando di ritrovare la positività e la fiducia in una ricerca che parte da un primo passo: la ricerca di sé stessi e la ricerca di una chiarezza, perché la fine di un amore induce a porsi tantissime domande dal come sia potuto succedere, al perché non sia stato  capito prima, ai tanti motivi che hanno portato alla fine di una relazione importante.  Il percorso di maturazione del progetto di Davide Fiz nasce proprio da questa esigenza, lungo Il cammino verso Santiago de Compostela. Reinventarsi facendo esperienza, sfruttando la propria creatività ed intelligenza, è stato questo l’input iniziale da cui è nata l’idea del progetto di “Smart Walking”: “Da una perdita e dall’esigenza di cercare un cambiamento a livello di work life balance, da un cambiamento nella vita privata che mi ha portato ad essere libero e a ripensare al mio stile di vita. Tutto questo ha dato il via alla passione per il cammino e di fare il nomade digitale”. Così nel 2022 Davide Fiz, questo avventuroso sales manager, è partito compiendo 20 cammini per 8 mesi, attraversando in lungo ed in largo l’Italia. Così, lavorando di pomeriggio e camminando la mattina, è andato alla scoperta di sentieri, di incontri con persone lontane dal modo di pensare e di vivere usuali e facendo conoscenza di   aziende sostenibili, nel tentativo, da autentico leader, di dare ispirazione a camminare, azione che mette ordine, ci riporta vicini alla natura e a vivere privandosi di orpelli inutili.

Bisogna anche comprendere il contesto storico in cui è maturato questo progetto. La tenuta della famiglia italiana è stata messa in crisi da Covid e lock down: secondo l’Associazione Nazionale Divorzisti Italiani nel 2020 le separazioni sono aumentate rispetto al 2019, del 60%.  L’esplosione dell’emotività ha portato il desiderio di allontanamento dai luoghi di lavoro ma anche dalle relazioni a due. Il cambiamento ha coinvolto un po’ tutte le dimensioni dell’essere umano. Proprio nell’ Estate del 2021, prima negli Usa, poi in Europa, sempre in seguito alla Pandemia è apparso un fenomeno chiamato “Work Resignation” ovvero Grandi Dimissioni, termini utilizzati per indicare la tendenza dei dipendenti di dimettersi volontariamente in massa. Quasi due milioni di lavoratrici e lavoratori, l’8% del totale (parliamo di 1.925.371 persone che si sono dimesse volontariamente facendo un reale salto nel buio, senza avere in essere altri accordi per nuove collaborazioni di lavoro) arrivando a rappresentare il 68% delle dimissioni volontarie, dovute ad un “malessere emotivo”. Secondo una ricerca del Politecnico di Milano è emerso che un lavoratore su quattro ha chiesto le dimissioni per ricercare lavoro agile, lo smart working. Dopo l’esperienza della Pandemia, smart working e work life balance sono i nuovi fenomeni alla cui base c’è una mancata disponibilità ad accettare compromessi tra i valori fondanti della propria identità e quella dell’organizzazione in cui si lavora. Una vita lavorativa agile, con tempi che consentono una vita privata e chi si possa svolgere da ovunque si voglia da remoto: da casa propria o da qualsiasi altro luogo.

Davide, in quanto tempo hai progettato “Smart Walking?

Il progetto nasce nel Cammino di Santiago a Luglio del 2021 fino a Marzo del 2022”: in questo lasso di tempo ho progettato “Smart Walking”

Quali sono stati i rischi vissuti che ti hanno portato a migliorare il progetto?

Non sapevo se mi sarebbe piaciuto, non avevo conoscenza del riscontro delle persone che incontravo, dei Comitati dei Cammini che dal territorio pubblico gestiva i territori. Ho alleggerito il cammino rispetto alla programmazione iniziale, decidendo di fare tappe più corte, abbreviando le ore di cammino per tenermi il pomeriggio libero per il lavoro. Dopo la prima esperienza ho migliorato la comunicazione del progetto stesso.

Qual è stato l’aspetto più importante?

L’aspetto più importante è un progetto mentale che mi ha portato alla dematerializzazione per essere felice. Dovendo andare in giro con lo zaino, nella vita sono diventato minimalista, questa privazione ha avuto il vantaggio di liberarmi del superfluo della società occidentale.

Hai pensato ad un territorio fuori dai nostri confini per la prossima edizione?

A breve la terza edizione sarà in Italia. L’Italia ha tanto da raccontare, al momento mi voglio concentrare sul nostro Paese perché mi piace interagire con le persone e cogliere sfumature che altrimenti non raccoglierei. Ci sono tante storie da raccontare. Ci sono infinite Italia, con situazioni diverse. Per questioni logistiche e di lingua, Smart Walking è un progetto che sta bene in Italia.

Ti senti più forte ora?

Questo progetto l’ho realizzato totalmente dalle mie forze. Sono io che mi rapporto con le persone e, grazie a ciò, ho aumentato la mia autostima. Quest’esperienza mi ha aiutato a crescere: tanti chilometri in un territorio sconosciuto contano.

Cosa cerchi ora?

Non cerco niente ora, ho 47 anni e 2 ginocchia operate, ho avuto problemi difficili con lo zaino in spalla, poi ho risolto.

Hai affrontato momenti di paura?

Si, l’incontro con i cani: c’è poca cultura sul cane domestico lasciato libero specie se aggressivo, mentre dei lupi non ho avuto paura. C’è poca cultura dei cammini ed i proprietari terreni lasciano i cani liberi e questo può provocare dei rischi.

Cosa ti ha arricchito di più?

Gli incontri con le persone sono le cose he mi arricchiscono. Ricordo una coppia anziana, due novantenni nel Cilento, durante un cammino, che in un italiano stentato mi hanno visto affaticato e mi hanno accolto offrendomi della ricotta calda appena fatta. Inoltre, ho inaugurato il Cammino di San Pietro Eremita ed ho conosciuto la vedova di chi aveva ideato quel Cammino, è stato un incontro emozionante. C’è un’umanità da scoprire fuori dalla città per gli “abitanti temporanei.

Si fa sempre meno smart working, nel tuo caso hai difficoltà a conciliare il lavoro con questo progetto?

Io, in realtà sono un nomade digitale con partita iva, mentre lo smart worker è un dipendente pubblico o privato.

Percorri questi sentieri in modo solitario o accetti compagnia?

Se uno vuole venire a camminare con me, non ci sono problemi. A volte qualcuno si è unito a me, guide ambientali, persone, delle volte Sindaci.

Cosa resta di questi cammini umanamente?

Tanti amici, assolutamente sì, i numeri in rubrica sono aumentati, ho tantissimi amici in più!.

Saluto questo giovane uomo, chiudendo la videochiamata, rendendomi conto che ne sono uscita arricchita: mi è rimasta impressa la sua fisicità, con la sua aria scompigliata che profuma di libertà e di bella positività. Un incontro che mi lascia tante domande dentro: cosa so di me? Con cosa e da cosa vorrei ripartire? Con quali risorse? Cosa manca alla mia vita? Davide Fiz ci insegna che il primo passo per lunghi cammini parte da noi stessi, nel riconoscere e nel cercare quello che ci manca dopo la fine di una relazione, non tanto quello da evitare o che ci può buttare giù emotivamente ma quel che profondamente vogliamo fare e che per un motivo o per un altro, una relazione finita male o un lavoro che non ci somiglia più, abbiamo messo in disparte. Il progetto Smart Walking è un esempio bello di come interpretare la fine di una relazione, per quanto dolorosa sia, alla luce di nuove opportunità e di una meravigliosa accoglienza di tutta l’umanità che ci circonda.

Tersa Sisto

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