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Roma
14/08/2022
Primo Piano

Crisi di governo, una delle grandi debolezze del sistema politico italiano.

Un Parlamento, nato senza una maggioranza organica nel 2018, si avvia al suo scioglimento dopo aver “Bruciato” l’ennesimo Governo, quello guidato da una delle figure più autorevoli a livello internazionale come quella di Mario Draghi. Si dirà che il fattore scatenante sia stata la il Decreto aiuti che, al suo interno, aveva una norma per la creazione di un termovalorizzatore a Roma.

Nel Resto dell’Europa l’inceneritore, nelle sue articolazioni lessicali e tecnologiche (termovalorizzatore, gassificatore e così via) è la tipologia di impianto più comune per integrare il riciclo con lo smaltimento di quella frazione di spazzatura non riutilizzabile e che altrimenti è destinata alla discarica. (Per esempio il misto di frammenti eterogenei troppo piccoli e leggeri per riuscire a essere separati fra loro). In Europa sono attivi 350 impianti di cui 126 in Francia, 96 in Germania, 37 in Italia. I potenziali vantaggi sono immensi e possono facilitare il cammino dell’UE verso un’economia circolare, dove nulla viene sprecato. Il miglioramento della gerarchia dei rifiuti offre benefici ambientali, anche per i paesi con elevati tassi di riciclaggio e di recupero.

Basterebbe questo per evidenziare come il dibattito in Italia sia stato caratterizzato, per molti forse troppi argomenti, in modo prevenuto e non contestualizzato. Ma la crisi parte da lontano, dalle politiche sull’invio delle armi all’Ucraina, sulla riforma del Catasto, sulla presentazione di proposte di legge sullo Ius Scholae e legalizzazione cannabis. Normale, quando si avvicina la scadenza elettorale (le Camere avrebbero concluso la legislatura a Marzo 2023) i partiti cercano di mettere delle bandierine all’interno del dibattito politico per cementare il consenso del proprio elettorato di riferimento che è sempre più esiguo ed identitario visto la scarsa affluenza alle urne che caratterizza questa stagione politica. Le elezioni non sono mai un male, sia chiaro. Sono un esercizio di democrazia necessario e utile. Tanto più quando definisce con chiarezza i ruoli di maggioranza e minoranza, di chi Governa e di chi controlla l’azione di governo dai banchi della minoranza. Così da troppo tempo non è in Italia. Dal 1948 ad oggi, in 73 anni di storia della Repubblica italiana, sono 65 i governi susseguitesi alla guida del Paese, con una media di 1,1 anni per esecutivo. Un risultato che sottolinea un’instabilità intrinseca di sistema, soprattutto se si compara con le altre realtà europee, come la Germania, dove la durata media dei governi è di circa 3 anni. A questo si aggiunga che in Germania la legislatura dura 4 anni, differentemente dall’Italia in cui ha un arco di vita quinquennale. E questo in effetti è il vero problema del “Sistema italia”. Per un’Europa che vara programmi come il Next Generation EU l’orizzonte temporale è di almeno i prossimi 20 anni. Come fidarsi di un Paese che non riesce ad avere un Governo stabile, che sia in grado di programmare e Governare per almeno 5 anni? Come pensare di avere risposte affidabili se ogni anno e mezzo (ad andare bene) un Governo esaurisce la Sua vita? Abbiamo un sistema politico non all’altezza del nostro sistema industriale, quello sì in grado di programmare, innovare, governare le sfide della competizione globale. Scontiamo questo perenne stato di instabilità istituzionale dove collocare i titoli del debito pubblico, siglare accordi internazionali, essere considerati partner affidabili, diventa ogni anno sempre più difficile.

E ci aspetta un autunno che pare sarà caldo non per le temperature, anzi si preannuncia energeticamente freddo, ma per le situazioni che dovremo affrontare. Sicuramente la speculazione finanziaria internazionale vedrà nelle nostre debolezze un’occasione per poter prosperare. Avremo un Parlamento a numeri ridotti dalla recente riforma costituzionale che non sapremo come impatterà nelle dinamiche di lavoro delle Istituzioni, se darà maggiori poteri a piccoli gruppi di interesse in grado di condizionare l’azione del Governo. Avremo le sfide delle riforme alla base delle risorse del Pnrr da portare a termine per non perdere quel treno che sembra essere essenziale per le sorti del nostro PIL. Avremo il tema delle fonti energetiche, della produttività delle imprese, del lavoro. Insomma avremo sfide da far tremare anche il più sfrontato dei leader politici. Alla luce di tutto questo appare oggi sbagliata la scelta di prolungare la vita di questo Parlamento nato incapace di dare un Governo con una maggioranza organizzata già nel 2018. Ci voleva forse più coraggio nello scegliere di andare subito a ridare la parola agli elettori allora, quando godevamo di una situazione ancora “ordinaria”, ma col senno di poi è sempre molto facile. Ora ci vuole coraggio e consapevolezza nel corpo elettorale nel partecipare a delle elezioni che saranno decisive per il futuro del nostro Paese. Ora è il tempo di scelte responsabili, altrimenti la responsabilità sarà solo nostra.

Franco Colombo
Presidente IRSEU

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