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25/06/2021
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Cyberbullismo. I social network e il cyberbullismo un fenomeno che può mettere in pericolo i nostri figli

Il bullismo è un fenomeno sociale che esiste da sempre. Un tempo si manifestava con degli sfottò diretti, che di sicuro ferivano le vittime, ma erano circoscritti al gruppo. Oggi, con la nascita e lo sviluppo dei social network, tutto quello che prima veniva fatto in maniera diretta, viene realizzato in modo anonimo, utilizzando la rete online dei social. Nasce così il cyberbullismo, una deformazione comunicativa che può creare danni irreparabili ed indurre le persone che non riescono a gestire correttamente questa forma di comunicazione, a gravi conseguenze e, in taluni casi, anche al suicidio.
Se un tempo il bullismo era circoscritto alle classi scolastiche, oggi non ha confini e dimensioni, per questo può avere conseguenze drammatiche.
La mente ci porta al ricordo di Tiziana Cantone, una giovane donna costretta al suicidio per la vergogna che aveva subito, a causa di alcuni filmati, finiti online, a sua insaputa, e ai tanti, troppi giovani, che colpiti dal cyberbullismo, diventano vittime di vere e proprie angherie e torture.
L’ultima, ma solo in ordine cronologico è la storia agghiacciante di una adolescente di Varese, salvata da una sua coetanea di Cuneo che si è rivolta alla madre, la quale, ha chiamato la polizia, per denunciare quanto scritto in un messaggio WhatsApp ricevuto dalla figlia, dove si leggeva che la ragazza di 13 anni, conosciuta in rete, stava partecipando ad un gioco con un assurdo conto alla rovescia e, nel caso in cui l’amica virtuale non avesse accettato di partecipare, alle 14 del giorno dopo si sarebbe suicidata.
Si osserverà che, con molta probabilità, i giovani che sono vittime di questo fenomeno, nella vita reale soffrono già di disagio sociale, di disturbi psichici e di uno stato di depressione, che sono trascurati dai genitori e che forse non vanno neanche bene a scuola, ragion per cui passano molto tempo sui social, diventato, per loro, lo strumento di comunicazione imprescindibile, necessario non solo per comunicare, ma soprattutto per evadere dalla realtà. Una analisi semplicistica, ma che, se pur con fondamenti di verità, non toglie la constatazione, che a leggere le storie drammatiche e assurde, che coinvolgono, soprattutto adolescenti, non può non far crescere in noi un malessere diffuso e un forte sentimento di rifiuto di questo inaccettabile fenomeno.
A sorprenderci maggiormente è la constatazione che spesso e volentieri, dietro queste trappole, dietro a questi fenomeni di pura e odiosa cattiveria, spesso nell’assenza e nel disinteresse degli adulti, ci sono dei semplici adolescenti, che si divertono a creare danni ai loro coetanei.
Chi è dietro questi social network resta nell’anonimato e lo fa a ragion veduta, scegliendo questo metodo per terrorizzare e spaventare le proprie vittime.
I danni a livello cerebrale procurati dal cyberbullismo sono notevolissimi e spessi irrecuperabili. Danni che coinvolgono la vittima sia a livello mentale così come nella sua rete emozionale e sociale. Il tempo, estremamente esagerato trascorso sui social, finisce con il creare aspettative irrealistiche di vita e amicizie che nella realtà sono inesistenti e provoca la stanchezza mentale ed un aumento di sentimento di frustrazione e di depressione, che conduce fino all’ incapacità di vivere in contatto con la realtà.
Dopo tutto, la vittima, nel suo inconscio, molto probabilmente, chiede soltanto di potersi confrontare con una realtà migliore di quella nella quale vive, ed è proprio il confronto con gli aspetti negativi della propria vita, che lo induce a cercare quel qualcosa di diverso, che spesso e volentieri è irreale, ma che, proprio per voler fuggire dalla sua realtà, è irrinunciabile.
Dobbiamo accettare il fatto che i social possono creare più dipendenze di qualunque altro fenomeno conosciuto, anche più delle sigarette e dell’alcol, questo perché chi è dietro i social e riesce a gestirli, sa come tenere legata alla propria volontà la vittima che, in questo orrido gioco, è succube dei desideri del proprio carnefice.
Dobbiamo prendere coscienza che il sistema va riformato e regolarizzato, non è più accettabile convivere con il pericolo che i nostri figli possano, a loro volta, diventare vittime.

Sabrina Greci
Presidente Foro Nazionale Consumatori

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