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12/04/2021
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Donne in Italia, disuguaglianze sempre più gravi

La nomina a Presidente del Consiglio di Mario Draghi rappresenta per italiane ed italiani una grande opportunità di uscita da condizioni di stallo che certo non stanno aiutando il Paese a contrastare la pandemia o a risollevarsi dal punto di vista economico e sociale. Così La Presidente di CREIS Prof. Serenella Molendini.
La Presidente di CREIS, Centro Ricerca Europea per l’Innovazione Sostenibile, che si occupa di analisi degli impatti di genere delle attività politiche, legislative ed amministrative, Prof. Serenella Molendini scrive una lettera aperta al Presidente del Consiglio Prof. Mario Draghi, sul tema “equilibrio di genere e territoriale”.
La Molendini, che ricopre anche la carica di Consigliera Nazionale di Parità supplente, porta all’attenzione del Presidente Draghi tre punti su cui si chiede di intervenire con la massima urgenza per superare le disuguaglianze sempre più gravi in cui si trovano le donne in Italia.

Espulsione delle donne dal mercato del lavoro
Secondo l’Istat, rispetto a novembre 2020, le donne occupate sono diminuite a dicembre di 99 mila unità, mentre tra gli uomini la flessione è di 2 mila posti di lavoro. In altri termini, alla fine dello scorso anno, il 98% delle persone che hanno perso il posto di lavoro, sono donne. Più in generale, il 2020 ha visto, sempre secondo l’Istat, 312 mila donne disoccupate in più, a fronte di un aumento, tra gli uomini, di 132 mila unità. Si tratta di uno squilibrio che non solo è profondamente iniquo, ma mette in discussione ogni possibile politica di crescita e sviluppo nel nostro Paese. Si tratta, quindi, di porre un freno immediato a questa emorragia, pensando allo stesso tempo a politiche di sostegno economico o di reintegro per le donne che sono state espulse dal mondo del lavoro a causa della pandemia.

Politiche strategiche di occupazione e sostegno al reddito femminile
Anche prima della pandemia, il mercato del lavoro italiano si caratterizzava per una bassa partecipazione femminile al mondo del lavoro, oltre che per una strutturale diseguaglianza nei confronti delle lavoratrici in termini retributivi ed accesso a ruoli apicali. Appare necessaria, anche ai fini di una politica strutturale di crescita e sviluppo del Paese, una pianificazione strategica nel lungo periodo per superare barriere culturali, prassi consolidate ed impedimenti materiali che determinano una esclusione delle donne dal mondo del lavoro, insostenibile in un contesto sociale avanzato. Si tratta, quindi, da una parte di agire su stereotipi ed altre forme di ghettizzazione culturale che rappresentano le donne come inadatte o addirittura non interessate a posizioni professionali stabili. Dall’altra parte, si tratta di adottare quei provvedimenti economici ed amministrativi che favoriscano una conciliazione dei tempi di vita e di lavoro per uomini e donne (asili nido, congedi di paternità e parentali appetibili per i padri, contrasto alle dimissioni a seguito di maternità/paternità) ed una scelta libera e spontanea di maternità consapevole e responsabile, non dettata da circostanze discriminatorie e da precarietà che gravano, oggi, solo sulle donne in un Paese demograficamente invecchiato. In tal senso appare necessaria, a tutti i livelli decisionali, una valutazione dell’impatto di genere di ogni provvedimento legislativo ed amministrativo, nonché forme di rafforzamento di prassi decisionali paritarie.

Superamento degli squilibri territoriali
Un ulteriore fattore di arretratezza del nostro Paese, è stato storicamente quello dello squilibrio territoriale, segnatamente fra Settentrione e Mezzogiorno. Come ha recentemente sostenuto il Governatore della Banca d’Italia Visco “La distanza (del Mezzogiorno) rispetto al resto dell’Italia è la più grande distanza tra un’area in via di sviluppo e un’area sviluppata nell’ambito dell’Unione Europea. Probabilmente il reddito pro capite sarà la metà del resto del paese”. Nel Sud l’occupazione non è solo sempre più scarsa rispetto al Nord, ma anche sempre meno intensa in termini di ore lavorate, sempre meno stabile e sempre meno qualificata. E la crisi prodotta dalla pandemia sta accentuando sempre di più tali disuguaglianze. Le cause del gap sono innumerevoli, possono trovarsi negli stereotipi, nell’ambito dell’istruzione, nell’offerta dei servizi, nell’offerta del lavoro e nell’organizzazione del lavoro. Non solo diventa indispensabile, quindi, un focus particolare sullo sviluppo del Mezzogiorno, ma occorre una visione sistemica delle politiche di sviluppo che non contempli solo la crescita economica, ma anche l’inclusione sociale e la valorizzazione della diversità; ciò significa investire anche su politiche culturali, comunicative, di istruzione e di formazione continua.

Cofirmatari dell’appello a fare e a fare in fretta, indirizzato al neo Presidente del Consiglio, sono i membri del Consiglio Direttivo Prof.ssa Valeria Maione, On. Elena Gentile, Prof. Massimiliano Ruzzeddu, Prof.ssa Michela Di Ciommo, Dott.ssa Rosa Amorevole, Prof.ssa Raffaella Patimo.

M.M.A.

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