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25/02/2024
Economia Primo Piano

In Europa a difesa dell’Italia

In bilico tra la riduzione delle emissioni CO2 e la salvaguardia di economia e famiglie italiane

Intervista del Direttore Massimo Maria Amorosini all’europarlamentare Onorevole Matteo Adinolfi del Gruppo Identità e Democrazia – Lega

Onorevole Adinolfi, l’industria automobilistica italiana, da sempre fiore all’occhiello e vanto del nostro Paese, rischia di essere definitivamente messa in ginocchio da alcune decisioni politiche prese in Europa. Il nuovo Regolamento Euro 7 approvato dal Comitato per la competitività del Consiglio europeo, il 25 settembre scorso, pur avendo accolto, seppur parzialmente, alcune osservazioni arrivate anche dall’Italia, vuole raggiungere, entro il 2035, l’obiettivo europeo di zero emissioni di CO2. Quali le ricadute sulla nostra economia e le ripercussioni sulle tasche dei singoli cittadini?

La posizione negoziale del Consiglio dell’Unione rappresenta un sospiro di sollievo per l’industria automobilistica italiana ed europea. Come Lega Gruppo ID siamo senza dubbio a favore della tutela dell’ambiente, ma nel perseguire tali obiettivi non dobbiamo ignorare le ricadute che questi hanno su imprese e famiglie, che esigono pari tutela. Come in tutte le situazioni e decisioni da prendere, occorre trovare un bilanciamento e agire nell’interesse collettivo, con oculatezza e al di là dei fondamentalismi politici che finora abbiamo visto nella sinistra europea.

Giungere a un punto d’accordo sugli standard di emissione di sostanze inquinanti ammissibili per i veicoli di nuova costruzione, vuol dire tutelare il comparto automobilistico, preservare occupazione e benessere delle famiglie. Significa essere consapevoli dell’importanza del settore automotive per l’intera economia europea ma soprattutto dell’impatto che certe decisioni e prese di posizione possono avere sulle persone; perché la riduzione al ribasso degli standard avrebbe danneggiato non solo il comparto produttivo automobilistico, con costi aggiuntivi di produzione, ma anche il consumatore finale, il quale si sarebbe trovato a dover sopportare incrementi notevoli sui prezzi. È bene ricordare che ogni valutazione e confronto va fatto su tutto il ciclo di vita dell’auto e sull’intera filiera.

Quali novità dunque per i veicoli privati?

I limiti per le automobili, che la Commissione europea voleva abbassare, per il Consiglio Ue devono invece rimanere invariati a quelli del regolamento Euro 6, attualmente in vigore; leggermente più bassi solo gli standard per i veicoli pesanti. Elemento importante è che per veicoli privati e van restano gli attuali limiti emissivi e condizioni per eseguire i test previsti dall’euro 6, così come richiesto dall’Italia. Buono anche il punto di incontro trovato in ordine alle disposizioni riguardanti i limiti emissivi per freni e microplastiche dei pneumatici. La neutralità tecnologica è un principio di governance fondamentale, che personalmente continuerò a portare avanti in difesa dell’Italia e della sua economia ma anche dell’Europa tutta, già presa d’assalto dal mercato cinese dell’elettrico, con proposte a basso costo che minano ferocemente la stabilità del mercato interno.

La tutela dell’ambiente è un qualcosa su cui non si può non essere d’accordo. Non corriamo però il rischio di prendere decisioni troppo avventate perchè mossi da quella che sembra forse essere più una gara a chi si dichiara “green”, senza però ragionare bene sui vari pro e contro di alcune scelte?  

La riduzione di CO2 promuovendo la mobilità sostenibile rappresenta un obiettivo condiviso da tutti nel Parlamento europeo. Quel che non convince noi della Lega Gruppo ID sono le modalità e le tempistiche imposte dall’Ue agli stati membri per raggiungere determinati obiettivi.

Per raggiungere l’obiettivo della neutralità climatica entro il 2050, l’Ue sta adottando misure per ridurre le emissioni delle automobili, poiché il trasporto su strada rappresenta un quinto delle emissioni di CO2 dell’Ue. Nel febbraio scorso, il Parlamento ha approvato in via definitiva i nuovi obiettivi vincolanti per la riduzione delle emissioni di CO2 di autovetture e veicoli commerciali leggeri di nuova produzione. La legislazione approvata prevede l’obbligo per nuove autovetture e nuovi veicoli commerciali leggeri di non produrre alcuna emissione di CO2 dal 2035. Un tema sul quale ci siamo battuti strenuamente, contestando questa data imperativa dal momento che rappresenta un ostacolo per imprese e cittadini, che dovranno sostenere costi enormi per adeguarsi a queste direttive.

A nostro avviso sarebbe più opportuna una elasticità nei tempi, pur con l’obiettivo di ridurre del 100% le emissioni di questi tipi di veicoli rispetto al 2021. Al momento gli obiettivi intermedi di riduzione delle emissioni per il 2030 sono stati fissati al 55% per le autovetture e al 50% per i furgoni.

Parliamo delle auto elettriche, ma non voglio soffermarmi sui costi troppo elevati, sulla scarsa autonomia di percorrenza e sulle difficoltà di ricarica del mezzo. Mi interessa capire quali rischi corriamo con il passaggio all’elettrico, dal punto di vista occupazionale e dal punto di vista di approvigionamento delle materie prime.

La nuova legislazione europea per auto e furgoni a emissioni zero, che mira a promuovere l’adozione di veicoli elettrici e a idrogeno, presenta sia opportunità che rischi per l’industria italiana ed europea. I rischi in particolare li abbiamo spesso elencati. Il primo è che il passaggio all’elettrico ci leghi mani e piedi a produttori extra Ue come la Cina, che controlla oggi buona parte del mercato dei chip e dei componenti per le auto elettriche. Sarebbe un errore tragico per l’Europa, dimostrando che nulla abbiamo imparato dopo lo scotto dell’energia. In secondo luogo c’è la questione delle riconversioni industriali, che rischiano di comportare spese e costi enormi per le aziende con rischi anche per l’occupazione. In generale, poi, questo passaggio all’elettrico pone questioni importanti sul tema occupazionale: va affrontato per tempo il rischio di ridurre i posti di lavoro.

Oltre a questi aspetti di assoluta rilevanza, in più di un’occasione pubblica lei ha ribadito che pur condividendo l’obiettivo di ridurre le emissioni di CO2, il passaggio ai veicoli elettrici deve avvenire nei giusti modi e nei giusti tempi per non avere più danni che vantaggi.

La fretta con cui l’Unione Europea vuole mandare in pensione le auto a benzina o diesel in favore di veicoli elettrici rischia di trovarci impreparati rispetto alle infrastrutture. Studi provenienti dal Regno Unito hanno sottolineato come il peso maggiore delle auto elettriche possa essere eccessivo per le nostre strade e anche per i parcheggi multipiano. Le batterie al litio, infatti, fanno crescere il peso delle automobili. Questo comporta dei danni innanzitutto all’asfalto che potrebbe riscontrare un tasso di usura maggiore nelle strade che non sono progettate per sostenere carichi troppo elevati.

Un’altra preoccupazione riguarda i parcheggi multipiano, molti dei quali concepiti in un passato nel quale le auto avevano ben altre dimensioni e caratteristiche. Come Lega Gruppo ID sosteniamo il nobile obiettivo di ridurre le emissioni di CO2, ma il passaggio ai veicoli elettrici deve avvenire nei giusti modi e nei giusti tempi, altrimenti rischiamo di avere più danni che vantaggi.

Abbiamo sottolineato più volte il pericolo di una ecatombe economica e occupazionale rispetto alla scelta di vietare la vendita delle auto con motore a combustione nel 2035: rischiamo di perdere migliaia di aziende e centinaia di migliaia di posti di lavoro in Italia e non solo.

Ora emerge, non secondario, il problema delle infrastrutture: è necessario ripensare e adeguare strade e parcheggi prima che sia troppo tardi. L’Europa non bruci le tappe: la transizione energetica non deve ridursi a ideologia cieca ma deve essere graduale e concepita affinché sia un vantaggio che vada ben oltre i benefici ambientali.

Sulle auto elettriche bisogna procedere con oculatezza e senza fughe in avanti. Meno ideologia e più buon senso.

Come Lega Gruppo ID siete stati anche tra i maggiori oppositori della Revisione del regolamento 2019/1242, relativo alle emissioni dei veicoli pesanti.

Ci siamo opposti a queste modifiche in difesa delle posizioni degli autotrasportatori e delle imprese di trasporto, che vedrebbero penalizzato il loro settore a causa delle nuove disposizioni. La proposta di Bruxelles, che mira a ridurre le emissioni di CO2 dei veicoli pesanti del 45% dal 1° gennaio 2030, del 65% dal 1° gennaio 2035 e del 90% dal 1° gennaio 2040, rappresenta un obiettivo troppo ambizioso e potenzialmente dannoso per il tessuto produttivo italiano. Questa revisione costringerebbe le imprese a rinnovare il pacco vetture, con costi significativamente più elevati.

Va benissimo la riduzione delle emissioni, ma la decarbonizzazione deve essere economicamente sostenibile e socialmente equa. In Italia, gli utenti finali dei veicoli pesanti sono principalmente aziende e piccole-medie imprese, e i prezzi dei nuovi veicoli potrebbero essere significativamente più alti rispetto al passato. Il regolamento rischia di avere conseguenze negative sul lato occupazionale e produttivo.

È essenziale garantire che la transizione verso una mobilità più sostenibile sia effettuata in modo equilibrato, tenendo conto delle esigenze delle imprese e degli autotrasportatori. Come Lega Gruppo ID lavoriamo affinché la posizione e le realtà italiane siano tenute in debita considerazione durante il negoziato: continueremo a difendere gli interessi degli autotrasportatori e delle imprese del settore. Infine, personalmente da tempo mi batto affinché l’Unione Europea allarghi il panorama del trasporto ecosostenibile anche ai biocarburanti: rappresentano una soluzione ideale per superare i problemi di inquinamento causati dai carburanti tradizionali. La loro implementazione sarebbe meno impattante da un punto di vista economico per aziende e privati cittadini che dovranno convertire le loro vetture.

Questa svolta green con tempistiche così ristrette, per di più portata avanti soltanto da una definirei quasi irrilevante quantità di Stati, soprattutto se pensiamo alla distribuzione mondiale della popolazione, non rischia di indebolirci ancora di più come potenza economica e come singoli cittadini? In questo caso cosa chiederete di fare all’Europa?

Rischiamo di rimanere impantanati in questa corsa dell’Europa alla riduzione delle emissioni in atmosfera, una corsa impari che rischia di generare un notevole e impattante effetto boomerang sull’economia e sull’occupazione italiana. Tra l’altro per raggiungere in maniera forsennata obbiettivi stringenti e invalidanti che non hanno poi effetti così evidenti. Ribadisco con forza il sostegno alla neutralità climatica, a favore della tutela dell’ambiente e della salute umana, ma occorre prudenza e obiettività, soprattutto consapevolezza delle diversità esistenti tra i diversi paesi membri. L’Europa deve optare per un cambio di passo netto, in favore di politiche concrete che tengano conto delle peculiarità nazionali e che possano portare effettivi benefici all’intera comunità, senza intaccare la produttività e la competitività delle aziende e senza minare serenità e portafogli delle famiglie. Io sarò sempre dalla parte degli imprenditori, dei lavoratori e delle famiglie italiane.

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