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18/05/2021
Economia Primo Piano

La Pandemia, un fenomeno che ha accentuato la disparità tra uomini e donne, non solo in Italia ma in tutta l’Unione Europea

La pandemia è un dramma sociale che avrà ripercussioni sull’economia del nostro Paese, così come sul resto del mondo, ma mentre ci interroghiamo su quali potranno e dovranno essere le strategie politiche da attuare per consentire una ripresa produttiva ed economica della nazione, quello che ormai appare certo è che la disparità tra le donne e gli uomini si è pesantemente accentuata.
Il fenomeno ha radici storiche e culturali, ed è dovuto al fatto che culturalmente la donna è da sempre vista come la regina della casa, una identificazione che se, da un punto di vista poetico e romantico, conserva il suo fascino, da un punto di vista prettamente sociale sta a significare che mentre uomini coniugati e genitori possono essere, anzi devono essere, destinati a svolgere attività professionale, le donne sono prima di tutto delle mamme, come dire che il loro primo compito deve essere quello di crescere ed occuparsi dei figli e questo accentua la differenza che c’è nel mondo del lavoro tra donne con figli occupate e padri lavoratori.
Questa organizzazione sociale ha creato un modello che a parità di condizioni, al di là di ogni meritocrazia e di oggettive capacità professionali, le donne occupate sono poco più del 50% mentre gli uomini sono abbondantemente sopra l’80%.
Per raggiungere una parità di genere è prima di tutto necessario trovare un equilibrio tra la vita professionale e la vita privata. In merito, al di là di tutte le varie iniziative o le proposte finalizzate a riconoscere dei benefit al lavoro femminile, dobbiamo acquisire la nozione che la responsabilità e i diritti in materia di gestione dei figli devono spettare ad entrambi i genitori, solo così si possono gettare le basi per una vera rivoluzione culturale.
In questo momento, purtroppo, ad incidere negativamente c’è anche e soprattutto la pandemia. Questo perché, le donne, lavorano anche in settori specifici come il lavoro domestico o l’assistenza domiciliare, o sono impegnate in attività commerciali come le vendite al dettaglio, o in quelle industriali come quello dell’abbigliamento, settori che hanno particolarmente risentito degli effetti nefasti della pandemia e in cui è fortemente accentuata la disoccupazione, principalmente, per l’appunto, femminile.
I numeri parlano in modo crudele, su 100.000 disoccupati ben il 98% sono donne! Questo è un fenomeno non solo italiano ma europeo, infatti l’occupazione femminile in tutta l’Unione Europea si è ridotto di 2,2 milioni di unità.
La Commissione Europea ha pubblicato la sua relazione 2021 sulla parità di genere nell’Unione Europea nella quale vengono esaminati i problemi sociali che la pandemia ha creato ed in particolare la disparità esistente tra donne e uomini, una disparità che si è accentuata segnando un arretramento rispetto alle faticose conquiste del passato.
Nella relazione si evidenzia come gli Stati membri abbiano registrato un aumento della violenza domestica. In merito sorprende il numero di segnalazioni di violenza domestica registrato in Francia aumentato addirittura del 32%.
La stessa relazione evidenzia come:
• “le donne siano state in prima linea nella lotta contro la pandemia” .
Il 76% del personale dei servizi sanitari e sociali e l’86% del personale che presta assistenza alle persone, è costituito da donne. Con la pandemia le lavoratrici di questi settori hanno subito un aumento senza precedenti del carico di lavoro, dei rischi per la salute e dei problemi relativi alla conciliazione della vita professionale con quella privata.
Si sottolinea inoltre come:
• “le donne nel mercato del lavoro e siano state duramente colpite dalla pandemia.”
Le donne sono sovrarappresentate nei settori che sono maggiormente colpiti dalla crisi (commercio al dettaglio, comparto ricettivo, lavoro di cura e lavoro domestico) in quanto comportano mansioni che non è possibile svolgere a distanza. Le donne hanno inoltre incontrato maggiori difficoltà a reinserirsi nel mercato del lavoro durante la parziale ripresa dell’estate 2020: i tassi di occupazione sono infatti aumentati dell’1,4 % per gli uomini, ma solo dello 0,8 % per le donne tra il secondo e il terzo trimestre del 2020.
• Le chiusure hanno forti le percussioni sul lavoro di cura non retribuito e sul libero tra vita professionale e vita privata.
Le donne hanno dedicato, in media, 62 ore a settimana alla cura dei figli (rispetto alle 36 ore degli uomini) e 23 ore a settimana ai lavori domestici (gli uomini 15 ore).
• Clamorosa l’assenza delle donne nelle sedi decisionali in materia di Covid-19.
Uno studio del 2020 ha rilevato che gli uomini sono molto più numerosi delle donne negli organismi creati per rispondere alla pandemia. Delle 115 task force nazionali dedicate alla Covid-19 in 87 paesi, tra cui 17 Stati membri dell’UE, l’85,2 % era costituito principalmente da uomini, l’11,4 % principalmente da donne e solo il 3,5 % era caratterizzato da una parità di genere. A livello politico, è donna solo il 30 % dei ministri della Sanità dell’UE. A capo della task force della Commissione per la crisi Covid-19 siede la Presidente Von Der Leyen e, degli altri cinque Commissari che la compongono, tre sono donne.

Sabrina Greci
Presidente Foro Nazionale Consumatori

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