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14/08/2022
Primo Piano

Leader a confronto: l’affacciarsi di nuove competenze nell’epoca della globalizzazione.

Una delle caratteristiche fondamentali di un leader è la capacità di analisi e di interpretazione di diverse situazioni politiche, economiche, di mercato, di risorse a disposizione, avendo una visione chiara e ordinata degli obiettivi che l’azienda ed i loro componenti devono raggiungere. Per fare questo il leader deve avere: sia capacità di negoziazione che la capacità di prendere posizione ed esprimere la propria opinione anche quando va controcorrente. (Fonte: Work Foundation– Ricerca condotta attraverso 200 interviste e 77 leader di organizzazioni di rilievo internazionale)

I leader migliori devono:

  • Avere visione del problema nella sua interezza e non scomposti in un insieme di piccoli sotto-progetti.
  • Valutare le opzioni disponibili e prendere decisioni con uno sguardo rivolto agli obiettivi finali.
  • Avere una forte motivazione per ambire all’eccellenza.
  • Essere focalizzati su obiettivi e risultati delle intere organizzazioni.
  • Essere in grado di influenzare e dare motivazione ai propri collaboratori guidandoli in direzione dei risultati
  • Avere capacità di delegare ad una rosa di collaboratori fidati che forma allo scopo facilitando la loro crescita.
  • Essere consapevoli delle responsabilità che il proprio ruolo di leader comporta
  • Avere capacità sociali in virtù dei quali raggiungono l’eccellenza dei risultati.
  • Ponderare le proprie azioni.

Una serie di abilità che sono tutte intrecciate e connesse tra loro rende efficace la leadership del manager: sa realizzare un progetto interagendo e coinvolgendo i componenti del gruppo proprio perché comprende l’importanza delle capacità di tutte le persone che lavorano in azienda per il raggiungimento dei risultati. Un’altra abilità è la flessibilità mentale: adatta velocemente l’organizzazione alle circostanze. È capace di dedurre le aspettative generate dalle premesse fatte, è capace di fare collegamenti astratti, di cambiare le scelte. Un manager che sa gestire il cambiamento, con un mindset dinamico che esclude il pensiero: “Io sono così e non posso cambiare” e lo predispone ad abbracciare il cambiamento. “Abbiate sempre il coraggio di cambiare voi stessi, cambiare idea, approccio, punto di vista, perché anche l’unico modo di cambiare le cose che non vanno è rendere la vostra vita migliore” (Citazione: Sergio Marchionne- Discorso tenuto all’Università Bocconi di Milano nel 2013). Come in un gruppo che scala la montagna, il leader stabilisce una direzione per poi fare attenzione che i membri del suo team la seguano. Studia come formare i propri collaboratori, perché migliorino le proprie performance.

Orientamento al risultato: spesso troviamo questa caratteristica in manager molto determinati, con una grande forza di volontà e una grande risolutezza e perseveranza nel “far realizzare le cose” (Fonte: “Come dirigere le persone” autore Michael Armstrong, Franco Angeli Editore)

Intelligenza emotiva: rappresenta la vera distinzione tra manager competenti. Si tratta di avere la capacità di comprendere la sfera emotiva delle altre persone usando l’empatia strategica. Questo consente di relazionarsi in modo assertivo secondo modalità di comunicazione non violenta.

Elevate capacità di concentrazione garantiscono l’efficacia delle azioni che il leader intraprende. “Se c’è un segreto alla base dell’efficacia dell’azione, è sicuramente la capacità di concentrazione. I manager migliori sanno attribuire la giusta priorità alle cose più importanti e si impegnano a fare una cosa alla volta” (Fonte: “Come dirigere le persone” autore Michael Armstrong, Franco Angeli Editore).

La conoscenza di sé stessi permette la consapevolezza dei propri punti di forza ed i propri punti di debolezza, per ottimizzare le proprie risorse e non sprecare le energie in un continuo miglioramento dei punti di debolezza. I leader vengono valorizzati dai momenti difficili che un’azienda o un paese può trovarsi ad attraversare perché hanno le capacità di gestire lo stress indotto dalle crisi: nei momenti difficili i leader sono resilienti e gestiscono la propria paura e quella degli altri collaboratori, paure “illusorie”, non rispondenti alla realtà.

La capacità di analisi e di spirito critico in una situazione complessa fatta da diversi problemi consente al leader di scegliere a cosa dare priorità.

Le capacità di problem solving e decision making sono tra i soft skills più richiesti dalle aziende nella ricerca di ruoli apicali: saper definire un problema vuol dire averlo risolto in parte. Un problema di cui tutte le informazioni ad esso inerenti sono chiare, permette di considerare tutte le alternative e di scegliere quella migliore sulla base dei “fatti noti, del contesto e delle conseguenze” (Fonte: testo: “Come dirigere le persone” autore Michael Armstrong, Franco Angeli editore)

La tensione all’ innovazione e pensiero laterale: i leader usano la creatività per trovare nuove risposte e soluzioni spesso semplici ma mai considerate prima.

La proattività si nota in quei leader che si assumono la responsabilità di prendere decisioni in assenza di direttive.

La comunicazione efficace nel leader lo rende capace di fornire informazioni e di dare messaggi usando un linguaggio comprensibile per tutti, con coerenza tra comunicazione verbale e non verbale anche quando ci sono occasioni di parlare in pubblico. Considerato un fattore critico di successo nelle organizzazioni efficienti, la comunicazione efficace si articola secondo obiettivi chiari, networking efficaci, informazioni realmente condivise.

Le competenze tecniche e professionali sono indispensabili: “una leadership efficace deve presupporre il ricorso da parte del leader ad altrettante specifiche abilità. Quando diventerete leader verrete valutati in base a due criteri: primo, i risultati raggiunti; secondo, le competenze che avete utilizzato per raggiungere obiettivi finali o strategici o di lungo termine, (gol), che mirano a generare concreti benefici misurabili nel tempo” (Istituto Italiano di Project Management 2015- Guida ai temi e ai processi di Project Management a cura di Enrico Mastrofini. Franco Angeli Editore).

L’autorevolezza è una dote fondamentale per il leader perché gli permette di proporsi al gruppo di lavoro come punto di riferimento indipendentemente dall’autorità conferitogli. Questa peculiarità ha un’influenza positiva sul clima organizzativo.

Le competenze necessarie ad un management altamente performante con una leadership distintiva riguardano il diversity management che riguarda l’insieme delle politiche che servono a riconoscere e a valorizzare tutte le forme di diversità che arricchiscono i contesti di lavoro: differenze di genere, di orientamento sessuale, culturali o legati al divario di età tra i componenti del gruppo di lavoro. Il leader di oggi e del futuro, inteso nell’arco dei prossimi 15 anni, deve essere in grado di gestire stereotipi e pregiudizi che possono scatenare discriminazioni e comportamenti di chiusura verso minoranze come le donne, i diversamente abili, i lavoratori senior, i lavoratori che appartengono a diverse etnie e religioni. Le strategie di marketing o di business management da sole non sono sufficienti a cavalcare le sfide significative che la globalizzazione dei mercati ed i nuovi trend demografici stanno portando all’attenzione dei leader che oggi e domani saranno chiamati ad adottare strategie per garantire l’inclusione occupazionale, per motivare e dare un ingaggio a lavoratori sempre più maturi con cui adottare uno stile di leadership più democratico, piuttosto che per gestire il confronto intergenerazionale tra capi giovani e componenti di team più anziani. L’analisi appena fatta si presta a fornire spunti di riflessione su leader, uomini e donne, cogliendone peculiarità, complessità e prospettive. La scelta è ricaduta su quattro figure emblematiche nel panorama storico aziendale, imprenditoriale attuale e politico della nostra epoca: Sergio Marchionne, Brunello Cucinelli, Valentina Abramo, Ursula Von der Leyen.

Sergio Marchionne: noto per essere stato un rivoluzionario amministratore delegato dal 2004 in Fiat Chrysler N.V., FCA Italy, e FCA US, di cui fu il Presidente che era riuscito in quel miracolo di risollevare il gruppo facendolo passare da una crisi che sembrava irreversibile ad una situazione di successo con la fusione con Chrysler. Nel 2011 il periodico Times lo inserì nell’elenco delle persone più influenti del mondo. Contrario a strutture organizzative a piramide con troppi livelli, per aumentare la produttività di Fiat e Chrysler adottò il modello di azienda “piatta o orizzontale”, in grado di incrementare la velocità di esecuzione ed in grado di prendere decisioni condivise. Questo modello, allo stesso tempo, lasciava margine di manovra ai manager che subivano meno controlli. In definitiva questo consentì all’azienda di muoversi ad “alta velocità”. La concezione dell’azienda orizzontale o a bassa gerarchia fu alla base del risanamento degli stabilimenti produttivi e fu un modello di business. Odiava i simboli legati al potere ed aveva abbattuto le barriere legate al dress code manageriale: i manager e gli operai indossavano la stessa tuta. Lui lavorava in un ufficio anonimo di fronte all’ultimo ingegnere assunto, perché trovava inutile isolarsi in una “torre d’avorio” che avrebbe reso più complessa la comunicazione con i suoi collaboratori. Portabandiera di uno stile di management aperto al cambiamento, era convinto che in ogni momento fosse possibile invertire le scelte fatte nella vita che non sono mai definitive come dimostrava Il suo stesso percorso di studi e di lavoro, che lui stesso definiva “caotico”: laureato in filosofia, poi in giurisprudenza, per poi acquisire un titolo di master economico/finanziario, era stato avvocato, commercialista ed aveva lavorato come manager in industrie di settori diversi tra loro. Nel discorso fatto nel 2013 in Bocconi lancia un messaggio di coraggio: “I confini di cui si parla in questo workshop, che tutti noi come aziende e come individui abbiamo bisogno di superare, non sono soltanto confini fisici ma mentali, barriere che ci costruiamo da soli. Essere liberi vuol dire sapere che in ogni momento è possibile abbracciare una nuova direzione e nuovi obiettivi, significa non permettere che le scelte fatte ad un certo punto della vita chiudano fuori tutto il resto”. Tra le peculiarità della leadership di Sergio Marchionne spiccano: visione, coraggio, concretezza, leadership aperta al cambiamento, capacità di dare valore del team, umiltà, umanizzazione del lavoro, solitudine (nel prendere le decisioni più difficili e nell’assumersi responsabilità ed assumersi i rischi delle scelte), capacità di negoziazione, hard skills, sintesi (andava al sodo), gusto della sfida, autorevole, empatico, cordiale, etico, anticonformista, dinamico.

Brunello Cucinelli: Imprenditore “illuminato” che si definisce “Artigiano umanista del web”, soprannominato il “Re del cashmere” è il leader coraggioso e coerente che ha fatto una rivoluzione morale ed etica nel mondo dell’imprenditoria tessile aprendo le porte ad una sorta di “Capitalismo umanistico”, una filosofia del lavoro che coniuga eccellenza ai grandi temi dell’umanità: dignità, gentilezza, rispetto ed uso garbato e non sfrenato della tecnologia più innovativa. Un personaggio positivo che ha creduto in una visione, in un sogno realizzato passo dopo passo: ripartire dalla “gioiosità della vita” per far lavorare le persone in un ambiente migliore, dove gli operai, che lui stesso chiama “gli esseri umani”, potessero, lavorando, migliorare la propria “condizione umana” con il giusto orario (non oltre 8 ore al giorno) e avere il “giusto tempo” libero da dedicare alla famiglia, disconnessi dall’azienda e con la giusta remunerazione. Infatti, i dipendenti della Brunello Cucinelli guadagnano in media molto di più di quanto non si guadagni in aziende dello stesso settore, senza contare che spesso gli utili vengono re-distribuiti ai dipendenti sotto forma di bonus economici ed investiti in progetti culturali nel territorio. Il sogno di Brunello Cucinelli era quello di realizzare un’impresa umana, con “i giusti utili con etica, dignità e morale” come riscatto da una vita vissuta in campagna, in povertà, con un padre operaio che tornava senza sorriso da lavoro, stanco ed umiliato da condizioni di lavoro inumane. Questo padre non poteva permettere un taglio del parrucchiere ai propri figli o di acquistare loro vestiti alla moda, figli diversi dagli altri bambini e per questo umiliati: Cucinelli ricorda i suoi occhi lucidi di fronte alle mortificazioni e questi diventano il motore che dà vita ad una realtà imprenditoriale di successo: la Brunello Cucinelli Spa, quotata in borsa dal 2012, rappresenta il lusso del cachemire. Nel 1978 quando ha la geniale intuizione di tingere il cachemire, coinvolge nel progetto un mastro tintore, Alessio, che dopo iniziali perplessità, lo aiuta a realizzare il cashmere colorato: una particolare caratteristica che gli ha consentito di conquistare i mercati mondiali. Nel 2021 i risultati finanziari della Brunello Cucinelli sono stati brillanti riportando un fatturato di 712 milioni di euro, con una crescita a due zeri a partire dal periodo prepandemico, a dimostrazione che un leader può essere un filantropo e guadagnare tanto. Per comprendere il carisma di questo personaggio basta ascoltare la sua presentazione del Borgo di Solomeo, che affascina chi lo ascolta con un tono, un ritmo, un volume della voce che esprime pace, non violenza, rispetto, garbo, coerentemente con quel che professa e con lo stile inconfondibile di ciò che realizza nel rispetto del “work life balance”, ovvero quel tempo da dedicare alla famiglia e alla vita privata. (per approfondire Solomeo, Borgo dello Spirito Laborioso | Brunello Cucinelli) (Lectio Magistralis di Brunello Cucinelli). Se analizziamo le sue peculiarità di leader ci troviamo di fronte ad un è un uomo semplice che ha avuto visione nell’idea di innovare in modo originale un materiale pregiato come il cashmere, che con coraggio ha affrontato i rischi che l’imprenditoria comporta ed ha avuto fermezza nel voler umanizzare il lavoro. Si è contraddistinto per la sua capacità di prendere decisioni controcorrente cogliendo opportunità anche in momenti di forte crisi del settore (ricordiamo la forte crisi nel tessile che ha investito l’imprenditoria del cachemire nei distretti della vicina Toscana e di Biella); Inoltre ha carisma nel parlare in pubblico. Oltre ad essere un leader innovatore Brunello Cucinelli ha rivoluzionato la visione del lungo termine ampliandolo: ha voluto investire sul territorio guardando a quel che lascerà alle prossime generazioni del millennio a venire.

Valentina Abramo. È entrata nella classifica de “Le 100 donne italiane di successo” stilata da Forbes Italia per il 2021., che si sono distinte in Italia a livello di imprenditoria, managerialità, sports, scienza, cultura e spettacolo. Di formazione Bocconiana, Valentina Abramo, viene impiegata nel Trade Marketing in una delle case di moda italiane più rinomate nel mondo: Dolce e Gabbana, dove si è occupata anche di organizzazione di eventi e CRM. In seguito, si è focalizzata sul mondo della cosmetica lavorando per un grande colosso del settore: Intercos, dove si occupava di marketing strategico e sviluppo prodotto mark-up. Proprio qui sviluppa la sua competenza che illuminerà il suo futuro nella ricerca di prodotti eccellenti per marchi rinomati come l’Oreal e brand del gruppo Estée Lauder, da Chanel a Dio. Appassionandosi a tutto quel lavoro che c’è dietro ad un prodotto cosmetico, in particolare al make- up, perde ore a provare formule, colori e texture per cercare il “risultato perfetto” insieme al suo team di tecnici di laboratorio. Sono stati i 5 anni chiave dell’evoluzione professionale verso la sua storia di Head of brand partnership & e-commerce di Habibi: start up cosmetica di beauty box con contenuto a sorpresa, inviate tutti i mesi alle clienti abbonate, tramite e-commerce. Un’impresa dove la parola d’ordine, insieme al suo team di 4 beauty expert, è: “Scoprire! Ricercare!”. Nelle interviste da lei rilasciate, trapela forte la gioia di entrare in contatto con i brand di tutto il mondo. Oggi, in quella scintilla di entusiasmo misto a creatività di Valentina Abramo c’è la chiave del successo di una leader che ha influenzato i risultati del suo team, che ha saputo “incantare” con la sua passione per il settore beauty un gruppo di tecnici fidati e due giovani imprenditori, indicando loro una visione di qualcosa che fino a quel momento non esisteva sul mercato, nuovi prodotti beauty frutto di una laboriosa ricerca da mettere nelle “beauty box”. Luca Della Croce e Mario Parteli, i due che per primi hanno creduto nell’idea di Valentina Abramo, sono i fondatori di Abiby, una società che opera in e- commerce. Da questa sinergia tra l’esperienza imprenditoriale di Luca della Croce e Mario Parteli e le competenze e le novità di Valentina Abramo è nata la beauty box che li ha resi famosi nel contesto internazionale.

Ursula Von Der Leyen è un politico tedesco, in assoluto il personaggio più influente e potente all’interno della Comunità Europea. Presidente della Comunità Europea dal 1° Dicembre 2019, terminerà il suo mandato il 31 Ottobre 2024: è la prima volta che una donna viene eletta Presidente della Commissione Europea. Si è distinta in diverse occasioni: con l’esplosione della pandemia Covid-19 la commissione da Lei presieduta ha messo in atto tempestivamente una serie di misure politiche ed economiche per aiutare i Paesi colpiti dalla conseguente crisi economica- Malgrado la Pandemia del Covid, sotto la sua guida l’Europa ha avuto una ripresa economica migliore di quanto si potesse prevedere, certamente Ursula Von del Leyen ha una  forte capacità di dare una guida chiara e di influenzare i Paesi Membri nel raggiungimento di risultati che lei indica e di cui ha visione. L’emergenza sanitaria è stata gestita con successo e tutte le promesse fatte ad inizio mandato sono state mantenute efficacemente. Sono numerosi i suoi obiettivi: in ambito climatico, migrazione, stato di diritto, green deal e digitalizzazione, quote rosa. Più volte ha scosso la coscienza degli Stati membri sui diritti umani, denunciando la violazione dei diritti umani in Cina, in Russia, spingendosi oltre la dichiarazione di intenti. Lei è schietta quando dice: “Che sia Hong Kong o Cina, noi dobbiamo salvaguardare la vita umana, non possiamo permettere che succedano queste cose”. Non si è lasciata intimidire da Erdogan: durante le tensioni nel Mediterraneo Orientale tra Grecia e Turchia gli aveva rivolto un monito: “La Turchia ha un vicinato difficile e accoglie milioni di migranti, uno sforzo che noi finanziamo abbondantemente. Ma niente di questo giustifica il tentativo di intimidire i suoi vicini.” Ursula Von der Leyen incarna la figura di leader che manifesta interesse verso le persone e che controlla che vengano rispettati etica, diritto internazionale, diritti umani, sia da parte degli Stati membri (di fatto un team) ma anche da parte di Stati con cui l’Unione Europea collabora. La Presidente Ursula von der Leyen è un leader con grandi capacità di problem solving e decision making; infatti, proprio grazie al suo impegno per la prima volta l’Unione Europea finanzierà l’acquisto, la consegna di armi, equipaggi per un Paese sotto attacco ed è stato caldeggiato al Consiglio dell’Unione Europea di dare all’Ucraina prospettive europee. La peculiarità della leadership della Presidente Ursula Von der Leyen è senza ombra di dubbio l’apertura al cambiamento che si traduce in quell’energia che le consente di uscire da situazioni “paludose” prendendo decisioni con serietà ed onestà. Rivelano tutta la sua concretezza le scadenze rispettate delle sue promesse mantenute e portate avanti senza tentennamenti. Quindi ci troviamo di fronte ad una leader che sa gestire la paura di prendere decisioni. Spiccano in lei diverse caratteristiche tipiche della leadership femminile come la capacità di riconoscere meriti e ambizioni agli interlocutori e di avere empatia verso le sofferenze dell’umanità, a cui rivolge un ascolto autentico e sincero. Dai vari discorsi pubblici emerge la sua capacità di parlare esprimendosi con chiarezza e la sua capacità di parlare in pubblico coniugando comunicazione verbale e non verbale senza distonie e senza incongruenze.

Teresa Sisto

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