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07/10/2022
Primo Piano

Ritorno al Futuro

Il 2022 come il 1973, tra Prezzi Amministrati e Inflazione Programmata.

“Oggi la gente conosce il prezzo di tutto e il valore di nulla.”
OSCAR WILDE

Guerra, Siccità, Inflazione, Crisi Energetica. Nell’arco di pochi mesi siamo piombati in un circolo di eventi che ci ha riportato indietro di tantissimi anni.

Sembra di rivivere il 1973, anno di nascita dello scrivente, con il periodo dell’Austerity. Per i lettori più “Giovani” ricordiamo che il termine “austerity“ indica un periodo della storia a cavallo tra il 1973 ed il 1974, durante il quale molti Governi dei Paesi occidentali, compreso quello italiano, furono costretti ad emanare disposizioni volte al drastico contenimento del consumo energetico, in seguito alla crisi petrolifera del 1973. E sembra proprio di rivivere quella situazione, con le proposte più disparate sul risparmio energetico da effettuare durante i mesi invernali. Stop alle illuminazioni pubbliche, chiusura anticipata dei locali, temperatura dei termosifoni giù. Se le rivediamo alla luce delle disposizioni di quegli anni vediamo che davvero poco è cambiato:

Stop alla circolazione di ogni mezzo non pubblico durante il fine settimana, obbligo di ridurre la pubblica illuminazione del 40% e di tenere spente insegne e scritte pubblicitarie. Bar e ristoranti dovettero chiudere entro la mezzanotte, mentre ai locali di pubblico spettacolo venne imposta la chiusura entro le ore 23:00, orario in cui chiusero anche le trasmissioni televisive. La velocità sulle strade venne limitata a 100 km/h sulle strade extraurbane e 120km/h sulle autostrade.”

Sembra davvero che da allora poco abbiamo imparato circa le crisi energetiche, semplicemente trasferendo la dipendenza dal Petrolio al Gas. Ma come affronteremo la situazione economica di un autunno che pare essere caldissimo, solo sul fronte della difficile situazione e congiuntura nazionale e internazionale?

Da più parti affiorano le proposte di Inflazione programmata e prezzi amministrati. Con l’espressione “prezzi amministrati”, dunque, si fa riferimento alla regolamentazione dei prezzi, in modo che questi non sforino un tetto massimo prefissato soprattutto a riguardo dei prezzi per la produzione. Calmierare i prezzi è una pratica che va avanti dall’antichità classica, ma che ha avuto largo sviluppo nel Novecento. Infatti, per rispondere alle situazioni di emergenza del secolo scorso e garantire alla popolazione, per quanto possibile, gli approvvigionamenti, era necessario fissare il prezzo di determinati prodotti. In Italia, questa forma di regolamentazione è stata sperimentata, in particolare, fra il 1973 ed il 1974, a seguito del primo shock petrolifero: per evitare un’improvvisa impennata dei prezzi, il Governo dispose un blocco assoluto dei prezzi per circa un anno e qualsiasi variazione dei listini doveva essere autorizzata dal Comitato interministeriale per i prezzi (CIP). Questa esperienza non diede, però, i risultati sperati e fu ben presto abbandonata. Dopo la soppressione del CIP, le sue competenze sono transitate al CIPE e ad altri organismi pubblici cui ora spetta:

– fissare il prezzo massimo di alcuni beni e servizi considerati di prima necessità;

– sorvegliare l’andamento di alcuni prezzi liberi; in questo caso, le imprese hanno semplicemente l’obbligo di comunicare alla pubblica amministrazione le variazioni di prezzo dei loro prodotti e le cause che le hanno determinate (cd. prezzi sorvegliati o controllati).

Ed il secondo tema che trova molti seguaci è quello dell’”Inflazione programmata”. Il tasso di inflazione programmata (TIP) è uno strumento introdotto in Italia negli anni ottanta per mitigare l’inflazione, stabilendo nel Documento di economia e finanza una sorta di “tasso di inflazione ideale” da raggiungere. Tale tasso è usato principalmente come riferimento per gli adeguamenti salariali del personale contrattualizzato (e quindi, di riflesso, anche di quello non contrattualizzato), e per l’aggiornamento delle tasse e tariffe della pubblica amministrazione.

Sembra davvero di essere di fronte ad una macchina del tempo che ci riporta a situazioni che pensavamo essere solo soluzioni affidate ai libri di storia.

Ma questo basterà a contenere lo Tsunami che abbiamo visto cominciare ad abbattersi su Famiglie e Imprese? La risposta è sicuramente No. Sono misure che hanno mostrato già in passato i loro limiti e quindi servirà qualcosa di più strategico. Qui dovrebbe entrare davvero in campo l’Europa, dimostrando una volta per tutte che questa Comunità è in grado di affrontare queste sfide epocali in un’ottica solidale e comune, smarcandosi finalmente dall’immaginario collettivo di Istituzione Burocratica e lontana dalla necessità di cittadini e Imprese, ad esempio creando un Fondo Comune in grado di sostenere, come per il PNRR, le sfide di resistenza e rilancio Economico degli Stati Membri.

E quindi la vera domanda è: “Sarà in Grado di farlo”?

Franco Colombo
Presidente IRSEU

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