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20/04/2024
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Uranio impoverito: prevenzione e tutele

Quella dell’uranio impoverito è una tragica esperienza vissuta dai nostri militari, in Italia e all’estero, nelle missioni di pace. Si tratta quindi di militari che sono stati impiegati per la tutela della pace, e delle popolazioni in teatri come quello balcanico, caratterizzati da duri scontri.

Proprio i nostri militari hanno reso ottimi servigi alla pace e alla sicurezza dei popoli. Nelle loro missioni, questi nostri militari sono stati impiegati senza che ci fossero particolari tutele in ordine alle condizioni dei luoghi e operative. Sono quindi incappati nell’uranio impoverito, o meglio nelle nanoparticelle e nelle radiazioni, che si sono diffuse per l’uso dei proiettili all’uranio impoverito.

Intervistiamo l’Avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, tra i pionieri nella tutela delle vittime dell’amianto.

Quali fu l’impiego operativo dei proiettili all’uranio impoverito?

In molti teatri, presso i quali sono intervenuti i nostri contingenti, che facevano parte delle missioni internazionali, erano stati preventivamente impiegati proiettili all’uranio impoverito, e quindi una condizione di contaminazione dell’aria, dell’acqua e del suolo. Ne sa qualcosa il Colonnello Carlo Calcagni, il quale, come ufficiale pilota, ha compiuto delle operazioni nella ex Jugoslavia, ed è stato investito direttamente dalle nanoparticelle di metalli pesanti, e comunque da radiazioni, che ne hanno determinato un grave danno alla salute, peraltro a lui riconosciuto per causa di servizio, con conseguente status di vittima del dovere.

Quali sono state le conseguenze per i nostri uomini in divisa?

Purtroppo ci sono stati molti casi di malattie tra cui quelle tumorali, in modo particolare tumori emolinfopoietici, e anche asbesto correlate, come per esempio il mesotelioma pleurico. Ne è esempio il caso del Maresciallo G.L. dell’Esercito Italiano, che ha contratto questa neoplasia, in seguito ad esposizione sinergica ad amianto e a radiazioni ionizzanti e non ionizzanti. Tant’è che il TAR del Lazio, proprio in questo caso, a pag. 9 della sentenza n. 80/2022, stabilisce: “Al dovere del militare di esporsi al pericolo stricto sensu bellico (…) si contrappone lo speculare dovere dell’Amministrazione di proteggere il cittadino-soldato da altre forme prevedibili e prevenibili di pericoli non strettamente dipendenti da azioni belliche, in primis apprestando i necessari presidi sanitari di prevenzione e cura e dotandolo di equipaggiamento adeguato o, quanto meno, non del tutto incongruo rispetto al contesto” (Cons. Stato, Sez. IV, 30 novembre 2020, n. 7560 e n. 7564).

Quindi, come si possono risolvere i problemi legati all’uso dei proiettili all’uranio impoverito?

Purtroppo dobbiamo constatare con amarezza che la questione “uranio impoverito”, utilizzato nel munizionamento in molte occasioni ove sono state e sono impegnate, con gravi effetti anche fra le Forze Armate italiane, è stato spesso oggetto di polemica politica. Infatti, lo è anche in questi giorni. A mio modo di vedere, sia come avvocato che come presidente dell’ONA, si dovrebbe giungere ad una risoluzione, sempre in via amministrativa, con il riconoscimento della causa di servizio, e lo status di vittima del dovere. Queste prestazioni possono e debbono essere liquidate con la procedura amministrativa, e con esso anche il risarcimento del danno. Come già più volte ribadito, tra l’altro anche nel convegno che si è tenuto lo scorso 17 febbraio 2023, con la presenza del Sottosegretario di Stato, On.le Matteo Perego di Cremnago, la questione non può che essere, e deve essere, risolta fuori dalle aule giudiziarie.

Purtroppo, invece, siamo costretti a rivolgerci al Giudice del Lavoro e al TAR, per la tutela dei diritti dei nostri uomini in divisa e dei loro familiari. Questo mi amareggia molto, e confido che il Ministro Crosetto e anche la leader Meloni possano riportare la problematica nel giusto ambito conciliativo precontenzioso.

Quali ulteriori rimedi, per il futuro?

È chiaro che la lezione del passato deve essere tenuta in considerazione per il futuro. Confido dunque che ci siano quelle azioni di tutela preventiva, ovvero di valutazione del rischio, in modo tale che i nostri militari non siano più esposti alle nanoparticelle e alle radiazioni.

Quale può essere il ruolo delle Istituzioni e delle forze politiche?

Queste ultime intanto debbono trovare il loro ruolo istituzionale, e non esaltare la loro vis polemica dello scontro ad ogni costo su tutto e tutti. Con la contrapposizione non si risolve alcun problema, men che meno quello dell’uranio e quello dell’amianto, che sono sul tappeto.

Dobbiamo altresì evitare di delegare la tutela della salute nei luoghi di lavoro, sempre e soltanto alla Magistratura.

Confido quindi che ci siano delle soluzioni che, anche se non fossero esaustive, siano capaci di mitigare il rischio, e allo stesso tempo di assistere e sostenere gli ammalati e le famiglie dei deceduti per le gravi conseguenti patologie contratte.

L’ONA confida anzitutto nella saggezza del Presidente della Repubblica affinché, con la Sua azione monitoria e la Sua autorevolezza, possa ricondurre la questione uranio impoverito nell’ambito delle problematiche da risolvere con pacatezza e saggezza, senza confinarla in un territorio polemico, sterile e addirittura ostile alla ricerca del bene comune. “Non c’è spazio per l’odio”, ha ammonito recentemente il Presidente Mattarella. Sia dato, perciò, spazio al dialogo tecnico, giuridico e istituzionale per la ricerca di soluzioni buone e possibili.

Le battaglie dell’ONA non hanno, né vogliono avere un colore politico o indulgere in polemiche verso le Istituzioni, ma vuole solo proteggere, tutelare, soccorrere i fragili, sussidiariamente, in piena armonia con le Istituzioni del Paese.

Così come i singoli iscritti, tra i quali lo stesso Colonnello Calcagni, che pur avendo una patologia pari al 100% d’invalidità, ha continuato ad indossare, fino ai tempi più recenti, la sua divisa di Colonnello del Ruolo d’Onore e ha dichiarato di averla comunque ‘stampata’ nella pelle, e il Tricolore nel cuore.

L’estremo sacrificio delle nostre Forze Armate, impiegate anche in Patria, in ruoli di tutela della pubblica incolumità, e della legalità, si pensi per esempio ai Carabinieri e alle altre Forze di sicurezza, è la maggiore garanzia per la democrazia e per il progresso.

Di questo ne dobbiamo essere pienamente consapevoli, ed è per questo che non dobbiamo dimenticare i caduti e malati, che hanno donato, alla Patria e alla collettività, la loro vita, la loro giovinezza, la loro salute.

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