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19/07/2024
Arte e Spettacolo Libri Rubriche

Alessandro Bulgini – OPERA VIVA

Opera viva, Formulario è una Raccolta di formule relative ad una indeterminata disciplina svolta per questioni di interesse periferico.
Dopo dieci anni di attività sui territori dell’artista Alessandro Bulgini (Taranto, 1962), Flashback Edizioni d’Arte Torino pubblica un importante compendio di 314 pagine per raccontare e condividere l’incredibile esperienza di un artista capace di portare attenzione su ciò che è invisibile e marginale, ma che proprio per questo è pieno di energia e di vita.

Grazie ai testi di Christian Caliandro, Ginevra Pucci e Lorena Tadorni e grazie alle centinaia di immagini raccolte si delinea un racconto intriso di vita e umanità dove l’arte è un modello di apertura che ci porta a comprendere il cambiamento di paradigma che stiamo affrontando: la perdita di senso che stiamo attraversando, volentieri o riluttanti, è importante e non va rimossa né sprecata. Questo volume è la storia di un legame preciso e forte con lo spazio urbano e il tessuto umano, è la storia di un’arte che vuole (tornare a) essere utile per le persone, che si fonda sulla costruzione paziente, umile e laboriosa di relazioni umane; un’arte che fuoriesce completamente dal recinto istituzionale e che si connette direttamente alla vita quotidiana, che si immerge con voluttà e sregolatezza nel tessuto dell’esistenza, identificandosi e mimetizzandosi e fondendosi con esso. Fin dagli esordi, Bulgini, concentra la propria ricerca sul tema dell’invisibile e del sommerso. Le prime manifestazioni di questo significato sono ancora collegate alla pittura: dopo la serie pittorica Le dejeuner sur l’herbe (1993 2000) e la successiva serie Hairetikos, composta da quadri figurativi scuri e specchianti che celano persone nell’ombra, nel 2008 anno anche del trasferimento dell’artista al quartiere torinese di Barriera di Milano, compare infatti il lemma Opera Viva per definire dittici con una parte nera dipinta (figurativa ma apparentemente monocroma) e l’altra in formica, che simula la paratia di una nave. Figlio di un velista ufficiale di Marina, Bulgini cresce legato in maniera indissolubile al mare. Egli utilizza spesso in tutte le sue opere elementi appartenenti alla storia personale traslandoli nell’arte. L’opera viva, nel gergo nautico, è la parte sommersa dello scafo dunque rappresenta il sommerso, tutto ciò che è invisibile, tutte le periferie, mentali fisiche. In tutti cicli di opere, dunque, Bulgini è interessato all’altra dimensione, quella nascosta, quella invisibile, quella dove si nascondono gli altri, una dimensione sommersa sotto la superficie che possiamo raggiungere solo se capaci di un atto di volontà. Luce e buio, visibile e invisibile, emerso e sommerso, centro e periferia. È così che nel 2008 Bulgini trasla il termine Opera Viva nell’arte per indicare, da quel momento in poi, tutto il proprio lavoro, per descrivere una poetica e un’indagine dedicata all’altro e all’altrove.
Dalle due alle tre dimensioni dal quadro alla strada, il passo è breve e viene veicolato inizialmente proprio dalla rete e dai social network, che cominciano a diventare il luogo in cui il lavoro si esprime e si svolge, non solo quello che viene presentato. Facebook diviene cioè la finestra fondamentale, in cui processo si mostra nel momento stesso in cui si compie.
Opera Viva è dunque anche un’opera social che si avvale del contributo attivo di tutti i suoi partecipanti, gli altri, l’artista pone attenzione sull’idea di opera corale, un’opera che nasca dalla relazione con l’altro da sé, un’opera partecipata. Nel 2012, il 23 aprile, Bulgini aggiunge un nuovo tassello al proprio lavoro dedicato alla lateralità e alla periferia: il progetto-chiave Opera Viva B.A.R.L.U.I.G.I., progetto con il quale l’artista abbandona allo studio per inoltrarsi nella quotidianità della vita. Nasce così la figura del District Artist, l’Artista di Quartiere, l’artista che opera nel proprio quartiere attraverso l’arte visiva. Da un bar di periferia, il bar di Luigi, l’artista enuncia le semplici regole per poter trasformare il preesistente, in questo caso trasformare spazi preesistenti quali bar, macellerie o paesi interi, in spazi di accoglienza creativa senza filtri, gratuiti e no profit, connessi fra di loro in rete tramite pagine Facebook. Se ne conteranno più di venti in giro per il mondo, da Torino a Bangkok, da Amsterdam a Roma.
Nel 2014, con la chiusura della base Bulgini riversa le sue attività direttamente sui territori partendo sempre dall’Opera Viva, dalla periferia: il proprio quartiere Barriera di Milano a Torino. Bulgini si attiva tramite escamotage artistici quali Luci d’Artista, Orto Urbano, Decoro Urbano, Caccia al Tesoro e moltissimi altri interventi, tutti scaturiti dalla conoscenza e dalle necessità dei singoli territori e dei loro abitanti. Il concetto di “responsabilità” viene declinato con nuove modalità e approcci, è così che nasce nel 2014 l’idea di Decoro Urbano, disegni realizzati con i gessetti che ornano le strade di Barriera di Milano, storico quartiere torinese o le performance itineranti Luci d’Artista, un modo intelligente di richiamare l’attenzione sui luoghi dimenticati con il quale l’artista si trasforma in luce reggendo due lampade portatili che illuminano Torino, Livorno, Porto San Giorgio, Taranto e poi ancora altri territori come la Jungle dei migranti di Calais, le montagne di Imlil in Marocco, le periferie di Peekskill negli Stati Uniti. Cura del luogo ma anche cura della comunità che lo abita, cura di interi quartieri come Taranto Vecchia o il centro storico di Cosenza, come Barriera di Milano a Torino, dove le attività si moltiplicano includendo interventi urbani e performance, immagini destinate a disperdersi e scomparire che proprio in questa natura effimera trovano il loro senso profondo. E ancora Il primo e il secondo Tentativo di spostare l’Isola di Taranto Vecchia per allontanarla dall’ILVA, il primo Tentativo di accorciare la Manica (2015 e 2017) con degli Aquiloni (Jungle Calais, 2016) per avvicinare i migranti all’Inghilterra, tutti interventi che ruotano attorno a una precisa idea di relazione tra arte e spazio pubblico, interpretato a sua volta come tessuto umano ancora prima che come struttura materiale. L’opera esce dunque dagli spazi artistici istituzionali, ufficiali e si inoltra nella realtà, fondendosi e integrandosi pienamente nell’esistenza quotidiana. Quest’opera, evidentemente, nasce e cresce attraverso la partecipazione, il coinvolgimento, l’inclusione della comunità a cui si riferisce. Bulgini opera, dunque, in maniera variegata per tutto ciò che è invisibile, per tutte le periferie del mondo nella convinzione che l’arte debba essere uno strumento vivo e che debba attivarsi per portare attenzione là dove è faticoso guardare, un’arte al servizio dell’altro e dell’altrove, un’arte immersa nella quotidianità.

“Questa è dunque la storia di una progressiva fuoriuscita – così Christian Caliandro -, fuoriuscita dagli spazi fisici e mentali, istituzionali e culturali, dedicati all’arte: la fuoriuscita ricollega l’arte al mondo e alla vita, abbracciando luoghi e persone, opere. È un percorso coerente, scandito in tappe, che passo dopo passo precisa la visione e la pratica.”

Christian Caliandro

https://www.flashback.to.it/prodotto/opera-viva-formulario/

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