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20/04/2024
Arte e Spettacolo Rubriche

Le Avanguardie Storiche e l’insofferenza dei mass media

Le avanguardie storiche segnano una profonda lacerazione rispetto al passato. Le avanguardie degli anni ‘20 hanno rivoluzionato il modo di vedere la realtà portando lo spettatore a guardare oltre la superficie delle cose e a diventare osservatore attivo. L’Avanguardia segna un punto di rottura di ciò che c’è stato prima per far nascere nuovi linguaggi artistici diversi. Le arti visive, e il loro impatto mediatico, ridefiniscono il modo di osservare la realtà. Nasce una vera coscienza di rottura con il vecchio mondo e, contemporaneamente, una volontà di protesta vigorosa e disperata, ma il più delle volte “costruttiva”.  É questa la novità: le avanguardie artistiche dei primi anni del XX secolo indicano l’insofferenza per la realtà presente, ma anche la tensione ad andare provocatoriamente oltre. Ciò che contraddistingue l’espressionismo, ad esempio, o il simbolismo è la coscienza intima di poter incidere sulla realtà per modificarla. Questa è un’inversione di tendenza rispetto al passato. La cultura decadente, egemone negli anni anteriori alle avanguardie storiche, aveva tutt’altra natura. Essa appariva ancorata a pensatori come Baudelaire o Nietzsche, esprimendo lo straniamento del mondo e l’estenuazione spirituale: è l’impotenza di fronte all’incessante cammino del progresso. Ora, invece, la cultura cambia direzione: ciò è evidente se si pensa all’impegno politico che la maggior parte degli intellettuali esprimeranno. In Italia i futuristi si battono per l’intervento nella Prima Guerra Mondiale e, in Russia, applaudono con entusiasmo la rivoluzione bolscevica. Tutto ciò è importante perché indica che i mass media non sono stati sempre strumenti di conformismo e di appiattimento culturale. Oggi con l’avvento dell’”homo mediaticus”, che vive fuori dalla realtà, in contesti artificiali creati dalla comunicazione digitale, sembra assurdo. I media possono essere anche strumenti di anticonformismo, tutto dipende dall’uso che se ne fa. Le avanguardie storiche, nel cinema come nell’arte, manifestano l’esistenza di una dimensione creativa che va oltre la consuetudine e la banalità, per manifestare un contatto critico con la realtà. Ogni corrente lo fa a modo suo, ma il sentimento di poter cambiare il presente è sempre palese. Il futurismo enfatizza il dinamismo e la simultaneità. Nel “Manifesto” programmatico di Filippo Tommaso Marinetti la vita è identificata con l’azione, anzi mezzo d’azione essa stessa. Il futurismo esalta la velocità, la macchina. Emerge anche una rappresentazione “oggettiva” della realtà: quella dell’industrialismo trionfante e della riduzione dell’uomo ad una macchina inanimata. Con l’espressionismo ciò che spicca invece è l’angoscia nei confronti di una società che ha perduto i suoi orizzonti L’”Urlo” di Munch è anche il rifiuto radicale verso i valori dell’ordine costituito.

Il surrealismo riprende un tema fondamentale del dadaismo: la negazione del consumismo fine a sé stesso. Ciò accade quando la “merce” diventa il valore assoluto di una società. Da qui nasce il rifiuto totale, quasi ostinato, verso la tradizione e i simboli culturali dell’epoca. Il problema centrale diventa la ricerca della libertà individuale; una libertà che si trova nella natura stessa, negli impulsi primordiali che governano la psiche umana. Questo spiega il richiamo a Sigmund Freud, la ricerca verso una realtà assoluta, non condizionata da alcunché, una sovra realtà, cioè, appunto, una surrealtà. L’arte e il cinema all’inizio del XX secolo, sono dominate da questa aspirazione continua verso un presente alternativo. Gli strumenti e i codici delle arti figurative possono integrarsi e rafforzarsi a vicenda, enfatizzando quella nuova tensione che dà forza al cambiamento. Una tensione, quest’ultima, che può nascere solo con il dialogo autentico tra cultura e tecnologia, tra arte e scienza applicata.

Piermarco Parracciani

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