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25/02/2024
Arte e Spettacolo Rubriche

PTN fake news

Ultima uscita dei Pinguini Tattici Nucleari

La musica, in ogni sua piccola parte, è bella, ma, in fondo, lo è perché è varia. Forse è proprio questo ciò che stava pensando Riccardo Zannotti, cantautore italiano, classe del 94’, frontman del gruppo I Pinguini Tattici Nucleari. Si sono formati ufficialmente nel 2010 a Bergamo, prendendo ispirazione per il loro nome da una birra scozzese detta “Tactical Nuclear Penguin”. La loro fama, però, arriva principalmente durante il 70° festival di Sanremo nella sezione Campioni, concorrendo con il brano “Ringo Star”, classificandosi al terzo posto. Ovviamente la loro carriera non poteva di certo fermarsi lì. Dopo l’ultimo album “AHIA!”, uscito nel 2020, ecco che il 2 Dicembre del 2022 viene pubblicato “Fake News”.

Come dice lo stesso Riccardo: “A discapito di quello che potrebbe trasparire dal titolo, questo è un disco molto onesto. Le canzoni sono piene di dubbi, di domande, senza dare le risposte, come durante una seduta dallo psicologo. Ci siamo dentro davvero noi, ma anche un po’ di sano rock and roll”.

Con quest’album il gruppo ha provato in parte a sperimentare e a distaccarsi dall’indie, genere grazie al quale sono arrivati al grande pubblico.

L’album è composto da 14 tracce con titoli molto particolari:

1.Zen
2.L’ultima Volta
3.Hold On
4.Stage Diving
5.Ricordi
6.Melting Pop
7.Forse
8.Fede
9.Dentista Croazia
10.Hikikomori
11.Giovani Wannabe
12.Barfly
13.Non Sono Cool
14.Cena di classe

In occasione dell’uscita, è stata organizzata una mostra in collaborazione con Spotify, dal 2 al 4 Dicembre, della quale ogni sala ha rappresentato una parte dell’album. Tutti i brani sono farciti da citazioni di situazioni che a tutti sono capitate. Molti dei loro fan ritengono impossibile che non ci si possa identificare in almeno una delle canzoni.

“Zen” è la prima traccia del progetto. Il brano si apre con un coro molto particolare che rappresenta la coscienza (vista come un personaggio collettivo), che invita Riccardo a restare calmo, a non avere paura, a non pensare sempre alla carriera che tanto lo preoccupa. In fondo andrà tutto bene. L’arrangiamento urban è molto distante da ciò che solitamente ci si aspetterebbe dai Pinguini Tattici Nucleari e forse è proprio ciò che destabilizza il cantante nella sua “ricerca dello zen”.

“L’ultima Volta”, invece, con flow estremamente pop, è una canzone che ti fa venire voglia di scatenarti, ripensando, per l’appunto, all’ultimo bacio, all’ultimo Happy Meal, all’ultimo abbraccio.

Ma Riccardo, oltre che al divertimento, ha voluto confortare chiunque stia lottando per restare accanto a qualcuno che, sia a livello lavorativo che a livello relazionale, non sta bene. E’ questo il messaggio di “Hold On”, una ballata molto classica, una canzone che ti dà il coraggio di tirare avanti. Beh, infondo, bisogna buttarsi nella vita per vivere bene, come ci dicono i Pinguini Tattici Nucleari in “Stage Diving”. Durante un’intervista per la New Music, il frontman ci racconta: “Nella mia testa immagino questo pezzo che parte a San Siro o all’Olimpico di Roma, perché questa canzone è dedicata a Roma, una città meravigliosa. Immagino di prendere la rincorsa e “lanciarmi” sul mio pubblico, sul nostro pubblico. L’acme della canzone si raggiunge quando si descrive con minuziosi dettagli cosa significhi fare stage diving sulla folla. Una cosa che faccio spessissimo ai concerti. Un’emozione indescrivibile, il momento più alto di connubio con il pubblico che si possa avere, ma perché sai bene che c’è qualcuno che ti prenderà, una cieca fiducia che ti impedisce di cadere. O che impedisce al pubblico di lasciarti precipitare”.

L’essere così diretti nei confronti dei propri fan è una delle cose più apprezzate da chi li ascolta. Basti pensare a “Ricordi”, una canzone che nonostante abbia un testo particolarmente chiaro, ha due vie di interpretazione: da una parte la fine di una relazione, la nostalgia dei momenti passati, mentre dall’altra la descrizione dell’Alzheimer, quella malattia terribile che fa quasi più male a chi la vive da fuori che da dentro.

Non appena ci si asciuga le lacrime ascoltando questo brano, Riccardo non perde tempo nel rinsavirci con una canzone molto cosmopolita come “Melting Pot”. La particolarità dell’arrangiamento sta proprio nella mescolanza di più generi. In un’intervista ci spiega: “È una canzone contaminata da mille influenze diverse. Per esempio c’è la cassa in quattro, tipica della musica pop occidentale, ma anche un ampio utilizzo del sitar, strumento tipicamente indiano. Per non parlare dell’assolo di sax jazz, o, invece, dell’utilizzo di strumenti a fiato giapponesi che poche volte nella storia della musica hanno convissuto con il suono di un sax. Ci è piaciuto molto fare questo arrangiamento dal profumo di globalizzazione”.

Ma le particolarità di quest’album non terminano qui. In effetti I Pinguini Tattici Nucleari hanno deciso di non rilasciare sulle piattaforme digitali la settima traccia “Forse”, rendendola disponibile solo per chi compra il disco o il vinile. La particolarità del brano è il codice morse alla fine, che richiama il gioco di parole con cui è stato ideato il titolo della canzone: “morse” rappresenta la matematica, “forse” rappresenta il dubbio. Le incertezze continuano nell’ottava traccia dell’album, “Fede”, un brano che tratta di un argomento molto discusso, soprattutto tra i giovani. Esiste Dio? Perché non lo ringrazio mai per quello che ho? Una canzone molto rock and roll, carica di energia, ironia e cinismo. “Fede, spaccami le ossa, baciami la testa e dimmi che va tutto bene. Fede, basta avere fede, sì”. Può salvarci, ma anche danneggiarci; l’ultima decisione spetta solo a noi. Una canzone molto diretta, senza troppi giri di parole, proprio come “Dentista Croazia”, brano autobiografico che racconta dell’amore che i Pinguini Tattici Nucleari provavano per il loro furgone, concesso loro, durante i primi anni di successo, per determinati weekend, da una cooperativa odontoiatrica del Paese citato nel titolo. Riccardo ha confessato che stanno cercando quel furgoncino incessantemente, ma ancora non l’hanno trovato.

Parlando dei testi espliciti del gruppo, non possiamo non fare riferimento a “Hikikomori”. Questo termine viene dal giapponese e letteralmente significa “stare in disparte”. E’ un fenomeno molto diffuso tra i ragazzi, una sorta di depressione, che li porta a rinchiudersi per lunghi periodi in una stanza senza alcun contatto con il mondo esterno. “Siamo come Hikikomori che si amano a distanza e si cercano di notte tra le crepe della stanza”, e per la prima volta se ne parla in una canzone.

Ma il bello della vita è anche il cercare la felicità dove non se ne vede l’ombra. Non tutti ne sono capaci, basti pensare ai giovani citati pocanzi. Eppure ce ne sono alcuni, i “Giovani Wannabe”, “figli dei fiori del male”, come vengono definiti nell’undicesima traccia dell’album, che cercano un loro posto nel mondo. La soluzione sarebbe quella di liberarci dei problemi giornalieri, comprare il primo biglietto lowcost e viaggiare. E’ proprio ciò di cui parla “Barfly”; dell’evadere dalla realtà, seduti a un bar e facendo ciò che più ci piace. A volte, però, è difficile non sentirsi fuori luogo, anzi, al contrario è molto facile non sentirsi cool e alla moda. Questa sensazione i Pinguini Tattici Nucleari la conoscono bene e hanno deciso di descriverla in “Non Sono Cool”, un manifesto contro chiunque li abbia definiti non in linea coi tempi. Eppure, a discapito di chi non credeva in loro, “Vendono l’anima un po’ tipo Faust, ma San Pietro non apre a un San Siro soldout”.

L’ultima traccia del disco è “Cena di Classe”. Questa canzone si ispira alla storia di una professoressa transgender, Cloe Bianco, 58 anni, allontanata dalla scuola in cui lavorava per la sua sessualità. Si è suicidata, bruciandosi viva, nella sua casa a quattro ruote, “ora è cenere che sporca i divani di chi ancora usa la parola normale”.

I Pinguini Tattici Nucleari ci hanno stupito con la loro varietà di tematiche e di ritmi, regalandoci una valanga di emozioni indescrivibili. In fondo si sa, la musica è bella perché è varia.

Flavia Amorosini

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