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20/04/2024
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Ucraina. Intervista a Nadiia Bochkur

Intervistiamo Nadiia Bochkur, per conoscere meglio, attraverso le sue parole il suo percorso individuale, la sua storia migratoria, il suo inserimento nel mercato del lavoro italiano.
Un percorso ed una storia che può appartenere a tanti altri come lei.

Nadiia puoi raccontarci qualcosa di te, della tua famiglia di origine, della tua prima fase di vita passata in Ucraina?
Sono nata in una famiglia tipica dell’Ucraina, mia mamma è una casalinga e mio papà fa il saldatore. Una famiglia sicuramente non ricca, però eravamo, io e mia sorella, sempre felici. Ci siamo sempre sentite amate e coccolate dai nostri genitori che hanno fatto tanti sacrifici per farci studiare, per farci frequentare l’università e poter poi vivere meglio di come avevano avuto la possibilità loro.

Nadiia tu ti sei laureata in economia nel tuo Paese, vorrei sapere se subito dopo la laurea è stato facile trovare lavoro.
Purtroppo no, nonostante quello che credevo il mondo del lavoro non era lì ad aspettarmi. Dopo tanti tentativi fatti, quando sono riuscita ad ottenere il lavoro che volevo mi sono però resa conto di non potermi permettere di essere autonoma, di avere una mia autonoma attività, di comprare una casa e di poter viaggiare, che è uno dei miei grandi sogni. Ed è così che ho capito di non voler più perdere tempo e, anche se a malincuore, ho deciso di partire.

Decidi dunque subito dopo una prima esperienza lavorativa di partire, di provare la fortuna altrove. Ma avevi già le idee chiare su dove andare?
No perché all’inizio non sapevo dove andare, anche perché non avevo nessun parente che lavorava all’estero. Ho chiesto conforto e aiuto anche ai miei genitori e ho trovato una brava persona che viveva e lavorava in Italia, una signora che conosceva mia mamma perché era stata una nostra vicina di casa prima di partire. Questa signora mi ha aiutato a trovare il lavoro ed era l’unica persona che da subito mi diceva “se vuoi lavorare vieni”.

Come sono stati i primi mesi, il primo periodo in Italia?
Beh il primo mese in Italia vorrei proprio dimenticarlo, è stato veramente duro. Non conoscevo la lingua, non conoscevo l’italiano e avevo soltanto un vocabolario che ho imparato a memoria, ogni giorno leggevo e imparavo due pagine. Le notti poi per me erano durissime, niente sonno perché non riuscivo a dormire. Avevo solo lacrime e pensieri tristi, e tantissima nostalgia. Dopo il primo mese pian piano, pur con non poche difficoltà, ho cominciato a parlare l’italiano e ho ricevuto anche il mio primo stipendio. Grazie alla comunità della Chiesa cattolica a Roma ho anche trovato tanti amici ucraini ed ho anche conosciuto quello che poi è diventato mio marito. Finalmente non ero più sola, la mia vita è cambiata ed ho iniziato a lavorare in una famiglia dove c’erano un marito e moglie bravissimi, delle persone che sono rimaste nel mio cuore e che erano diventati per me come dei nonni. Sono stati loro che mi hanno convinta a riprendere a studiare, a spronarmi ad andare sempre avanti, e grazie a loro ho cominciato a farlo.

Dopo questa prima esperienza lavorativa con queste persone con cui conservi ancora oggi un ottimo rapporto, come è cambiato il tuo lavoro?
Dopo questa esperienza ho avuto modo di conoscere una persona che era il presidente di un circolo e che mi ha permesso di andare in ufficio da lui ad imparare il lavoro del Caf, del centro di assistenza fiscale. È stata questa per me una grande opportunità e ho cominciato a lavorare con loro subito dopo aver imparato. Ho potuto anche frequentare i corsi e seguire tutti gli aggiornamenti necessari per diventare brava nel mio lavoro. Molti corsi li ho frequentati a distanza, attraverso il video, perché ho un bambino piccolo e approfittavo del momento in cui lui dormiva per poter studiare. Devo essere sincera, questa cosa non mi faceva sentire stanca perché stavo facendo qualcosa che mi piaceva e sapevo che sarebbe stata importante per il mio futuro. Ho sempre lavorato fin dal terzo giorno in cui sono arrivata in Italia, nel periodo della campagna fiscale facevo le attività tipiche dei Caf, mentre negli altri periodi dell’anno ho fatto senza vergogna tanti altri piccoli lavoretti. Mi sono occupata delle pulizie, di fornire assistenza a persone anziane, ho fatto la cameriera la commessa, qualunque cosa pur di poter essere autonoma. Quando qualcuno mi dice che in Italia non c’è lavoro io rispondo che non è vero, che bisogna soltanto avere la voglia di lavorare, perché i lavori si trovano anche senza avere le conoscenze. Io leggevo gli annunci sui giornali o in mezzo alla strada e mandavo il mio curriculum, e così facendo ho trovato anche il lavoro dove mi trovo adesso. Da poco lavoro nella sede nazionale del CAF SILPA.

Nadiia come stai affrontando questa tua nuova esperienza lavorativa?
Mi sento felice ma lo stesso tempo un po’ preoccupata, vorrei essere all’altezza delle aspettative delle persone che mi hanno scelta e farò di tutto affinché questo avvenga.

Che rapporto hai con i tuoi genitori?
Sono passati già sette anni da quando sono venuta in Italia, non sono pochi credetemi. Però ieri sono uscita dall’ufficio, mi sono messa seduta in macchina per andare a prendere mio figlio dal nido e ho chiamato proprio loro i miei genitori. In questo periodo così difficile per noi ucraini, ho visto che stanno sorridendo e papà mi ha detto “sono fiero di te”. Il loro sorriso è per me il miglior premio per non essermi arresa dopo qualche mese, e per non essere tornata a casa. So che sono orgogliosi di me, di quello che ho fatto e di quello che sto costruendo per il futuro mio, di mio figlio ed anche per poter aiutare loro. Mi mancano i miei genitori, mi manca mia sorella, mi mancano gli amici, mi manca la mia Ucraina. Allo stesso tempo però sono molto grata all’Italia che mi ha accolta e mi ha dato la possibilità di realizzare i miei sogni.

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