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12/04/2024
Italiani nel Mondo Rubriche

Le esperienze sono delle vere ricchezze: Intervista a Francesca Rinaldi

Per questo nuovo numero siamo “volati” negli Stati Uniti d’America a conoscere Federica, una napoletana doc che ha deciso di cambiare il corso della sua vita. Scopriamo come.

Parlaci un po’ di te

Mi chiamo Federica, napoletana di nascita e di cuore, ma ho scelto di vivere all’estero oramai da più di 20 anni. Sono sempre stata curiosa delle altre lingue e culture ed ho iniziato a viaggiare con la mia famiglia molto presto. Mi sono laureata a Napoli e subito partita per un dottorato in neuroscience che ho completato in Inghilterra e questa è stata l’esperienza che mi ha cambiato la vita. Dopo il dottorato ho lavorato come ricercatrice sempre in Inghilterra (Bristol e Oxford), per poi trasferirmi in America sempre come ricercatrice.

Dove vivi attualmente e perché hai scelto proprio questo Paese

Vivo negli Stati Uniti, mi sono trasferita nel maggio del 2015 per una pura casualità. L’America non mi ha mai attirato più di tanto ma, mentre ero in Inghilterra, ho conosciuto una ragazza milanese che faceva ricerca negli Stati Uniti. L’ho conosciuta ad una conferenza di neuroscience dove presentò un lavoro straordinario e timidamente, ma anche non troppo, le chiesi se potevo andare a lavorare con lei. Ed ecco che qualche mese più tardi partivo per l’America!

Di cosa ti occupi nello specifico?

Un paio di mesi fa ho lasciato il mio ultimo lavoro come Medical Writer, al momento sto studiando per diventare un dottore di medicina funzionale.

Cosa ti emoziona più del tuo lavoro?

Per il momento sono affascinata di come tutto nel corpo sia connesso, come delle patologie possano manifestarsi anni dopo le cause scatenanti e sto imparando che è fondamentale rispettare e prendersi cura del nostro corpo in maniera concreta. Il mio precedente lavoro come medical writer purtroppo non mi entusiasmava tanto, molte ore seduta alla scrivania a scrivere di ricerche scientifiche che non erano mie, dati che non mi appartenevano, mi sentivo davvero senza entusiasmo in una posizione lavorativa molto arida. Fare la ricercatrice al banco è estremamente stimolante, impari sempre cose nuove e sei sempre in ballo con nuove sfide. Purtroppo è un lavoro che richiede tanto tanto impegno e ti ripaga con una grande instabilità economica e di impiego a lungo termine.

Raccontaci una tua giornata tipo

Le mie giornate variano parecchio, soprattutto da quando mi sono trasferita con la mia famiglia in Florida dall’Ohio un paio di mesi fa, tanto da scoprire e tante cose nuove da fare.

Ogni giorno cerco di dedicare sempre del tempo allo sport, che è la mia medicina fisica e mentale, e allo studio della medicina funzionale. Principalmente però mi occupo del mio bimbo di 3 anni e al momento sto aspettando il mio secondo bimbo…quindi le energie non sono tante!

Quale differenza, secondo te, c’è tra lavorare in Italia e in America?

Allora personalmente non ho avuto tante occasioni di lavorare in Italia che mi permettano di fare un paragone equo, ma sicuramente posso esprimere il mio parere in base alla mia breve esperienza italiana. Prima di partire per l’America ho lavorato come ricercatrice all’istituto Telethon di Pozzuoli (Napoli), la prima cosa che mi sento di dire è che solo raggiungere il posto di lavoro era molto difficile e il primo stress della mia giornata, mi ostinavo ad usare i mezzi pubblici e con questi arrivavano lunghi ritardi e corse saltate e le distanze che potevano essere coperte in pochi minuti, venivano coperte in ore. Nello stesso tempo, però, avevo la possibilità di leggere e socializzare con i miei compagni di sventura. Il lavoro vero e proprio come ricercatrice era molto molto più lento per le possibilità economiche limitate, quindi meno reagenti e meno apparecchiature con le quali lavorare, molta più disorganizzazione e dispersione di tempo ed energie che portava ad livelli di stress più alti con rendimenti minori. Tuttavia devo riconoscere che i rapporti umani e la solidarietà tra colleghi era imbattibile, forse perché mi trovavo con persone napoletane che pensavano come me, forse perché la lingua e l’umorismo era lo stesso, il calore e l’affetto che ho vissuto in quei pochi mesi è stato imbattibile sicuramente. Lavorare in America equivale ad efficienza altissima e possibilità infinite per disponibilità economiche, livelli di stress alto perché questa volta tutto viene richiesto e i tempi di consegna sono sempre troppo stretti (io dico che ti chiedono un risultato e già sei in ritardo al momento della richiesta!). Però hai tutti i mezzi per poter ottenere ottimi risultati. Non c’è tempo per essere pigri o negoziare e si fa tutto molto molto di fretta. Gli stipendi sono più alti sicuramente e di supporto sul lavoro che ti permettono di rendere meglio (e lavorar dippiu’)! Mi riferisco a lavoro remoto, daycare per i bimbi o palestre sul posto di lavoro, ristoranti e navette che ti portano direttamente alla tua scrivania. Insomma in America ti rendono la vita più facile per essere più produttivo ma, al contrario, dell’Italia si perde molto l’aspetto umano e quei principi di socializzazione e famiglia che sono alla base io credo della felicità dell’essere umano. L’Inghilterra, per me era il giusto mezzo!

Cosa consiglieresti ai giovani che hanno voglia di mettersi in gioco e vorrebbero seguire il tuo stesso percorso?

Il mio primo consiglio è sicuramente informarsi e magari parlare con persone che hanno fatto simili esperienze perché non è tutto oro quello che luccica, il sogno Americano per esempio, è un sogno e non è realtà!! Però incoraggio sicuramente di farlo, provare esperienze nuove e navigare nuovi mari, ci si può solo arricchire enormemente da esperienze del genere!

Progetti per il futuro?

Primo progetto e sicuramente avere il mio secondo bambino a fine Luglio! Completerò il diploma di medico in medicina funzionale in autunno e sicuramente vorrei affiancare qualcuno che mi possa fare da mentore presto e aprire la mia attività come functional doctor, magari online così posso anche aiutare persone in Italia dove credo questa area di applicazione e ancora molto sconosciuta.

Annalisa Iaconantonio

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