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05/07/2022
Italiani nel Mondo Rubriche

Racconti da San Pietroburgo

Ho sempre amato curiosar e raccontare di persone e di posti che hanno in se un’anima talmente intensa da farci rivivere storie e momenti attraverso semplici foto e parole. Appassionata della grande storia degli zar e di tutto ciò che riguarda la città di San Pietroburgo, mi sono imbattuta sul profilo Instagram di Valentina Carta, un’italiana che vive nella città fondata da Pietro il grande. Le sue foto e i suoi post mi hanno talmente incuriosita da spingermi a chiederle un’intervista. Conosciamola meglio.

Parlaci un po’ di te.
Mi chiamo Valentina, ho 32 anni e vengo da Tempio Pausania, una cittadina del nord Sardegna. Ho studiato Lingue Straniere all’Università di Sassari e ora vivo all’estero.

Dove vivi attualmente e perché hai scelto proprio questo Paese.
Dal 2012 vivo a San Pietroburgo, per amore. Un amore innato, ereditato dal mio nonno paterno Domenico, veterano della Campagna Italiana in Russia, che nei suoi racconti non mancava mai di ricordare il grande cuore dei civili russi, pronti a sfamare e curare un ragazzo con la divisa nemica. Amore cresciuto poi all’università, grazie al prof. Kopylov, il lettore di russo che mi ha spinta ad approfondire lo studio di questa meravigliosa lingua. Così nel 2010 sono stata a San Pietroburgo per una vacanza studio di un mese, e lì ho deciso che era il posto in cui sarei vissuta quando avrei finito gli studi.

Sappiamo che sei una guida turistica. Com’è cambiata la tua vita e attività con l’emergenza pandemica.
La mia vita è stata letteralmente stravolta dal Covid. Da una parte, a San Pietroburgo non abbiamo mai avuto l’obbligo di rimanere a casa, né il coprifuoco, quindi mi sento di dire che psicologicamente sia stato meno pesante di quanto non sia stato per i miei amici e familiari in Italia. Ma dal punto di vista economico è un vero disastro. Io lavoro, o meglio dire lavoravo, con i turisti italiani a San Pietroburgo, perciò quando è stato chiuso l’accesso al Paese per turismo, ovviamente, il mio business è stato stroncato. Anche ora che la Russia ha ricominciato ad emettere visti turistici per gli italiani, il numero di persone che si decidono a venire è chiaramente esiguo, vista la situazione. Mi sono dovuta reinventare ed ora insegno italiano in una scuola di lingue. Ma spero di poter tornare quanto prima ai miei amati turisti!

Quali sostegni ha dato, in questo periodo, alla tua attività il Paese in cui vivi?
All’inizio della pandemia lo Stato russo ha abbonato due mesi di tasse a noi imprenditori dei settori toccati dalla crisi. Parlo non solo degli operatori del turismo, ma anche di ristoratori e altre categorie che sono state messe in difficoltà dalle limitazioni anti Covid. Personalmente ho anche ricevuto dallo Stato l’equivalente di uno stipendio minimo per quei due mesi. Nel 2021 ho percepito invece l’equivalente di uno stipendio minimo. La procedura è stata semplicissima, con due clic sull’app dell’Agenzia delle Tasse.

Cosa ti emoziona e ti manca più del tuo lavoro?
Onestamente, ho lavorato in Italia per brevissimo tempo e solo come dipendente, essendomi trasferita qui immediatamente dopo la fine degli studi. Quindi non ho esperienza diretta come imprenditrice in patria. Posso dire, però, che in Russia, anche da straniera, il sistema fiscale è piuttosto semplice, per lo meno per quanto riguarda gli imprenditori individuali. Nel mio caso, me la sono sempre cavata senza consulenti, e anche l’entità delle tasse stesse mi sembra ragionevole. Il nero è una enorme realtà, se si lavora come dipendenti spesso succede di lavorare non ufficialmente, o avere larga parte dello stipendio non dichiarato. I controlli mi sembrano più blandi in Russia rispetto all’Italia. Un’altra cosa che ho notato qui, è l’importanza data alla laurea. In Russia la percentuale di laureati è parecchio più alta che in Italia, e al momento delle selezioni di norma questo aspetto conta molto per il datore di lavoro.

A prescindere da questo momento, secondo te quale differenza c’è tra lavorare in Italia e in Russia?
Del mio lavoro mi manca tutto, quello di guida a San Pietroburgo è il mio lavoro ideale. Innanzitutto, conoscere quasi ogni giorno persone nuove da tutta Italia, farci amicizia, spesso rimanere in contatto anche dopo è qualcosa che non ha prezzo. E poi mostrare le bellezze di San Pietroburgo. Molti mi chiedono se io mi annoi a vedere le stesse cose più volte a settimana, ma sono sincera quando dico che dopo dieci anni mi emoziona tutto ancora come la prima volta. Una grandissima gioia è guidare i turisti all’Ermitage. Già a scuola sognavo di lavorare in una grande pinacoteca, perciò ottenere la licenza ufficiale come guida di questo museo per me è stata una soddisfazione immensa. Ad ogni escursione mi sento onorata di poter ricoprire questo ruolo.

Cosa consiglieresti ai giovani che hanno voglia di mettersi in gioco e vorrebbero seguire il tuo stesso percorso?
Se non ora quando. Se volete mettervi in gioco, fatelo adesso, anche se non dovesse essere un successo planetario, sono sempre esperienze che vi faranno crescere. Non sottovalutate la burocrazia, ma non fatevi neanche spaventare. Al giorno d’oggi ci sono blog, comunità su internet, gruppi di expat, dove reperire tutte le informazioni indispensabili, partite da lì. Non credete all’Eldorado, ovunque andiate, dovrete lavorare, è improbabile che qualcuno vi regali qualcosa solo perché siete italiani. Non pensate di potervi fidare di qualcuno all’estero solo perché è un compatriota. Occhi aperti, impegno e flessibilità, e raggiungerete i vostri scopi.

Annalisa Iaconantonio

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