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25/10/2021
Italiani nel Mondo Rubriche

Roberto Carlino: “spazio” per crescere

E’ incredibile come la nostra formazione, cultura e impegno siano apprezzati tantissimo da rinomate realtà internazionali. Ascoltando le varie storie c’è da pensare che, nonostante il susseguirsi di periodi floridi e meno tali, i sogni si realizzino nella maggior parte delle occasioni. Ed è ascoltando la storia di Roberto Carlino, ingegnere aerospaziale alla NASA, che emerge proprio questo. Da Napoli a Cupertino solo puntando sulle sue forze e ambizioni.

Chi è Roberto Carlino. Parlaci un po’ di te e dei tuoi studi in Italia.
Roberto Carlino è un ingegnere aerospaziale che attualmente lavora alla NASA Ames Research Center in California. Ho studiato Ingegneria Aerospaziale all’Università degli studi di Napoli Federico II, dopo aver completato il mio ciclo di studi con il massimo dei voti sono stato inserito come stagista presso l’agenzia governativa americana NASA – National Aeronautics and Space Administration per sei mesi. Alla fine di questo periodo è stata regolarizzata la mia posizione con un contratto fisso che ormai dura da più di cinque anni.
Durante il percorso della laura magistrale, ho avuto l’occasione di ampliare le mie conoscenze attraverso diverse esperienze di studio all’estero tramite Erasmus Program. Ho studiato per sei mesi all’Università di Delft in Olanda e altri quattro li ho trascorsi a Bruxelles in Belgio con il programma Erasmus Placement che, nel mio caso, prevedeva un tirocinio formativo. Inoltre, ho avuto l’opportunità di far parte di importanti attività studentesche, come Eurovia e BEST, che hanno contribuito alla mia formazione sia in campo accademico che lavorativo. Attraverso queste ho potuto visitare diverse aziende e università del settore aerospaziale e creare un forte network con esperti.

Attualmente dove vivi e che lavoro svolgi?
Attualmente vivo a Cupertino, una cittadina della Silicon Valley a 45 minuti a sud di San Francisco e lavoro alla NASA Ames Research Center, uno dei 10 centri NASA degli Stati Uniti d’America, situato in Mountain View, Silicon Valley.
Ricopro la posizione di ingegnere aerospaziale e, in particolare, lavoro come hardware e software test engineer per diversi progetti spaziali.

Di che ti occupi nello specifico alla NASA?
Nel mio periodo di lavoro qui, sono stato coinvolto in diversi progetti, ma al momento, mi sto concentrando su tre in particolare.
Il primo “Astrobee”, che mi impegna da più di 3 anni, prevede una serie di robottini spaziali utilizzati nella Stazione Spaziale Internazionale come piattaforma di ricerca scientifica per nuove tecnologie spaziali e come assistenti robotici per gli astronauti nello spazio. Il secondo “ACS3” è un microsatellite (anche detto cubesat) della grandezza di una scatola di scarpe che testerà un nuovo sistema di vela solare di 75 m2 di apertura. Lo scopo di questo è dimostrare le potenzialità del vento solare come mezzo di propulsione nello spazio, in particolare interplanetario. Infine, il terzo “FLUTE”, è un esperimento che effettueremo nel mese di Maggio su un volo parabolico a gravità zero (anche detto vomit comet) per dimostrare la formazione di lenti ottiche in forma liquida, per future applicazioni nello spazio, in assenza di gravità come immensi telescopi spaziali o specchi solari.

Da Napoli a San Francisco. Com’è cambiata la tua vita?
Sebbene il luogo e il posto in cui lavoro in particolare siano ambienti completamente diversi rispetto a quelli in cui vivevo in Italia e a Napoli, grazie alle diverse esperienze all’estero che ho fatto negli anni prima di arrivare qui in America sono riuscito ad adattarmi in maniera molto graduale. Il lavoro impegna la maggior parte della mia settimana, ma è sempre incredibilmente avvincente e imparo tantissimo giorno dopo giorno. La Silicon Valley è piena di altri giovani internazionali, tra cui i miei coinquilini, che provengono dall’Olanda, Spagna, Italia, Canada, Stati Uniti, quindi per fortuna sono sempre in compagnia e stimolato da tantissime conversazioni interessanti.

Descrivici una giornata tipo di un ingegnere che vive in California e lavora alla NASA.
Diciamo che dall’inizio della pandemia globale nel 2020, la mia giornata tipo di lavoro è cambiata moltissimo (come d’altronde immagino per tantissime altre persone nel mondo). Al momento lavoro la maggior parte del tempo da casa in smart working, anche se, a volte, mi reco nei laboratori del centro NASA per effettuare esperimenti o test. Uno degli effetti positivi che la pandemia ha avuto sul mio modo di lavorare è che, per il progetto Astrobee, il mio team è costretto a lavorare in remoto, quindi quando dobbiamo fare esperimenti in collegamento con l’ISS-International Space Station, solitamente alle 2-3 di notte, lo facciamo comodamente seduti sul divano o dalle nostre camere da letto, sfruttando le comodità di casa, come fare una buona colazione con un buon cappuccino.
Al di là degli esperimenti con l’ISS, il mio giorno tipico si divide tra i diversi progetti a cui sto lavorando, meeting con i miei team, nuovi esperimenti e i test necessari per lanciare i nostri progetti nello spazio.

Com’è la tua esperienza lavorativa negli Stati Uniti e cosa la differenzia da quelle avute in Italia?
Di sicuro una delle differenze sostanziali che differenziano la mia esperienza di lavoro in Italia da quella qui in America, e alla NASA in particolare, è la flessibilità nel lavoro in termini di mole e di orari. A parte i meeting con il mio team, che si svolgono ad orario stabilito, per il resto decido io a che ora iniziare a lavorare e a che ora finire. L’importante è rispettare le scadenze e interagire con i colleghi per il bene del progetto. Molto spesso (se non sempre) lavoro un’oretta in più al giorno, per poi prendere un piccolo permesso il venerdì così da poter sfruttare il weekend lungo per conoscere ed esplorare nuovi posti qui in California scegliendo tra campeggio, parchi nazionali o montagna.
Un’altra grande differenza è che qui si dà ascolto alle opinioni di tutti, fin dal primo giorno. Le decisioni sul progetto si prendono discutendone tutti assieme e le idee di tutti vengono prese in considerazione e analizzate per capire qual è il modo migliore di operare. Fin dall’inizio, pur avendo poca esperienza, il mio capo mi incitava sempre a condividere le mie idee e prospettive poiché, spesso, da chi è nuovo o meno influenzato dalla burocrazia che vengono le idee più originali. Questo, non solo, porta a soluzioni e decisioni più effettive, ma aumenta tantissimo la stima ed esperienza di tutti i membri del team.

Sei riuscito a realizzare il tuo sogno. C’è ancora, secondo te, spazio per realizzare i propri sogni in Italia?
Al momento sono molto felice della mia vita qui. Non credo che possa trovare un lavoro altrettanto soddisfacente in Italia, ma mai dire mai. Forse in futuro l’Italia cercherà di portare indietro i propri cervelli in fuga con lavori molto eccitanti nel settore spaziale, in quel caso considererei sicuramente l’idea di ritornare in Italia.

Rientri spesso a casa? Cosa ti manca dell’Italia?
In Italia torno almeno un paio di volte all’anno, a Natale e poi almeno una settimana o due in estate. Con il costo dei voli in diminuzione, cercherei di tornare anche più spesso, se non fosse per la pandemia.
Dell’Italia mi manca tutto ciò che fa parte della nostra cultura millenaria cibo, arte, bellezze naturali e le città. Mi mancano molto la mia famiglia e i miei amici, con cui per diverse ragioni, ho rapporti molto differenti da quelli che ho qui, sia perché sono persone con cui ho condiviso adolescenza e infanzia e sia perché in generale i rapporti interpersonali in Italia sono costruiti in altro modo. La lingua e la cultura influenzano tantissimo le relazioni in meglio e peggio.

Un consiglio che daresti a un giovane che vuole intraprendere il tuo percorso?
Un consiglio che darei ai giovani di oggi è di non demoralizzarsi mai e continuare ad essere determinati e ambiziosi nelle proprie scelte. Tutti coloro che hanno avuto successo e realizzato i propri sogni nella vita hanno in comune i continui sacrifici e i molti fallimenti che si superano, soprattutto, lavorando duramente e costantemente. Creando più opportunità possibili e diverse allo stesso tempo, si aumentano le probabilità di realizzare i propri sogni. I miei colleghi internazionali qui alla NASA hanno tutti storie molto diverse, ma tutti hanno dovuto lavorare duro per molti anni prima di finire a lavorare qui.
C’è chi ha fatto il dottorato negli Stati Uniti o in Svizzera che ha portato a collaborazioni con l’agenzia, chi ha lavorato in una start up di robotica in un’università svedese, chi ha fatto il master all’International Space University (ISU) in Francia, chi ha raggiunto la propria posizione lavorativa facendo l’International Internship (I^2) Program sponsorizzato dall’agenzia spaziale del proprio paese. Diciamo che esistono moltissime alternative capaci di dare quest’opportunità (se è veramente questo il proprio sogno).

Annalisa Iaconantonio

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