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05/07/2022
Salute

Allergie: non tutte sono di stagione

Occhi rossi, naso che cola, starnuti, prurito. A volte l’organismo può reagire verso particolari sostanze, scatenando una reazione. Tale reazione viene denominata allergia e consiste in una risposta ipersensibile del sistema immunitario. Per chi soffre di questo disturbo, la primavera è la stagione che si teme maggiormente. Ma non tutte le reazioni allergiche sono scatenate da fattori stagionali come il polline.
L’allergia può essere generata anche da altri agenti (chiamati allergeni) e che possono essere ambientali. Tra i maggiori fattori scatenanti possiamo trovare: acari della polvere; animali (peli, urina, saliva); punture di insetti; farmaci; alcuni alimenti (frutta, frutta secca, uova, latticini, crostacei, etc.); lattice; prodotti chimici, muffe e tanto altro. L’allergia può manifestarsi in diversi modi i quali variano a seconda che l’allergene sia ingerito, respirato o ci sia stato un contatto diretto. Innanzitutto è bene chiarire che le allergie possono comparire in qualsiasi momento della vita ed essere sia transitorie sia permanenti. Ma prima di dirci allergici dobbiamo stabilire se lo siamo effettivamente!

Per far ciò bisogna saper distinguere fra:
– allergia vera e propria (specifica reazione del sistema immunitario derivante da esposizione a sostanza, di norma innocua);
– sensibilità (reazione esagerata verso una sostanza, ad es. caffeina/teina causa di palpitazioni o tachicardia);
– intolleranza (insorgenza di spiacevole sintomatologia che non coinvolge però il sistema immunitario, ad es. disturbo intestinale).
Una volta assodato di avere un problema, questo distinguo deve essere effettuato da un medico specializzato. Se poi ci troviamo di fronte ad una reazione cutanea (rash o eczema), il medico, per individuarne la causa, si potrà avvalere dei cosiddetti TEST epicutanei.

MA COSA SONO E COME FUNZIONANO?
Gli strumenti diagnostici (test epicutanei) più utilizzati per individuare le allergie sono il Patch test e il Prick test. L’origine allergica è molto difficile da determinare ed è per questo che è fondamentale rivolgersi ad un dermatologo allergologo che, solo attraverso questi esami, potrà confermare o meno la diagnosi.
Patch test – questo permette di individuare le dermatiti da contatto e le dermatiti irritative. Si esegue in ambulatorio dove sulla cute del paziente, solitamente sulla schiena, vengono applicati dei cerotti. I cerotti dovranno rimanere in sede per 24, 48 o 72 ore a seconda dei casi. Ogni cerotto è imbevuto di una sostanza potenzialmente allergogena (cd aptene). Per la corretta esecuzione del test è bene non esporsi al sole, non sudare e, soprattutto, non bagnare i cerotti. Trascorso il periodo di applicazione, alla rimozione dei cerotti, viene documentata l’eventuale presenza o meno di reazione allergica, in corrispondenza di uno o più apteni. La lista delle sostanze potenzialmente allergogene con cui possiamo venire in contatto è lunghissima e diversissimi sono gli elementi in cui queste possono essere contenute. Le possiamo reperire nei metalli (nichel – sostanza allergizzante per eccellenza, cobalto, cadmio, palladio etc); nei coloranti (para-fenil-endiamina, disperso blu, disperso rosso, etc); nei conservanti (Quaternium, mix di parabeni, bronopol, imidazolidinil urea, kathon, etc); nei farmaci (Bacitracina, Etilendiammina, Neomicina solfato, etc.). Solitamente il Patch test nel periodo estivo non viene effettuato.

Prick test – permette di individuare le cause delle allergie respiratorie e delle allergie alimentari. La prova può essere effettuata in qualsiasi momento dell’anno ed a qualsiasi età, l’importante è che non ci sia in corso una terapia farmacologica la quale potrebbe comprometterne l’esito. In questo caso la si deve sospendere prima del test. Come il Patch test si esegue in laboratorio ma per effettuarlo, anziché applicare dei cerotti sulla schiena, si procede pungendo leggermente, con un’apposita lancetta, la cute del braccio dove viene applicata una goccia di allergene. Se, dopo alcuni minuti, appare un rigonfiamento pruriginoso nel punto di applicazione (tipo ponfo da puntura di insetto), il test risulterà positivo. L’esito dell’esame, di durata solitamente intorno ai 15 minuti, viene consegnato al paziente alla fine dello stesso. Questo test è molto indicato per tutti coloro che soffrono di asma, di allergie stagionali e per i lavoratori esposti a particolari sostanze (colle, solventi, prodotti industriali, etc.). Questo esame è molto importante anche per l’individuazione delle allergie alimentari, le quali possono manifestarsi in vari modi: ad esempio con rigonfiamenti del cavo orale; orticaria, sintomi gastrointestinali, asma, fino ad arrivare allo shock anafilattico.

COME CI SI PREPARA AGLI ESAMI
Per una buona riuscita di entrambi gli esami è opportuno sospendere eventuali terapie in corso: cortisoniche (almeno 20 giorni prima) e antistaminiche (almeno una settimana prima). Anche altri farmaci potrebbero interferire sul risultato dei test come antidepressivi e protettori gastrici. Fatevi consigliare dal medico su cosa sospendere o continuare ad assumere. Inoltre, è fondamentale non applicare creme steoridee sul punto di applicazione e comunicare al medico se, in precedenza, si è stati soggetti ad importanti e gravi reazioni (anafilassi) come edema della glottide o shock anafilattico.

È bene sottolineare che Patch e Prick test non forniscono una completa certezza delle cause che hanno scatenato l’allergia. Possono sempre verificarsi falsi negativi o falsi positivi. Oltre tutto, siccome esiste una relazione tra reazione allergica ed altre malattie, sono indispensabili una accurata anamnesi e una approfondita visita medica che permetteranno di formulare una diagnosi anche attraverso la conoscenza della storia clinica e familiare.

DOVE SI MANIFESTA E COSA SCATENA L’ALLERGIA
Dato che alcuni oggetti e prodotti sono più frequentemente responsabili dell’insorgenza di reazioni allergiche, stiliamo un piccolo elenco delle sostanze e delle relative zone di reazione.
Cuoio capelluto: le tinture per capelli sono le maggiori imputate di allergie; trattamenti con prodotti chimici quali permanente o tiraggio; oli o profumatori per capelli, etc.

Viso: cosmetici (conservanti, profumi, metalli); creme solari (fotosensibilità aggravata dall’esposizione solare); etc.
Orecchie: bigiotteria (maggiore responsabile anche di gravi reazioni con rigonfiamenti dei linfonodi del collo); farmaci ad uso topico.
Occhi: Cosmetici in primis; colliri; allergeni trasmessi per via aerea; smalto per unghie (contatto involontario).
Naso: spray e gocce decongestionanti.
Labbra: cosmetici; prodotti per la cura dei denti (dentifrici, colluttori); medicinali, strumenti musicali, prodotti per fumatori.
Collo: cosmetici, creme solari; bigiotteria; smalti per unghie; abbigliamento (sciarpe/foulard, indumenti vari).
Ascelle: punto molto delicato poiché sede di linfonodi, hanno come principali responsabili di reazioni importanti, i deodoranti; indumenti.
Mani: discorso a parte per le mani. A prescindere da ciò che ci applichiamo sopra (creme e smalti) sono gli organi che utilizziamo maggiormente e che ci mettono in contatto con il mondo. Con loro tocchiamo tutto, compreso tutto ciò che può scatenare reazioni!
Tronco: Biancheria intima; indumenti; accessori di abbigliamento – ad es. fibbie di cinture:
Gambe: cosmetici; creme solari; farmaci ad uso topico; abbigliamento.
Piedi: cosmetici e smalti per unghie, creme solari, farmaci ad uso topico; tutti i prodotti per le calzature (elementi della concia per il cuoio, colle, tinture per scarpe, fibbie e accessori per scarpe).
Soffrire di allergia può arrecare fastidi più o meno gravi (dipende dall’intensità) e influenzare le normali azioni e attività quotidiane. Diciamo che la maggior parte di esse è di lieve o moderata entità e può, quindi, essere tenuta sotto controllo.

CHI E’ PARTICOLARMENTE ESPOSTO E COME POSSIAMO DIFENDERCI
Fra le abituali azioni giornaliere si inserisce anche la professione o la mansione lavorativa che svolgiamo. Fare il parrucchiere, l’addetto alle pulizie, il cassiere o lavorare il pellame, espone ad una quantità di allergeni che difficilmente incontreremo facendo l’impiegato o l’avvocato. Questo è un elemento che va considerato nella scelta professionale, soprattutto se abbiamo una predisposizione familiare alle allergie.

Comunque, in molti casi le allergie sono gestibili. La maniera più efficace sarebbe quella di evitare di entrare in contatto con l’agente allergogeno; in alternativa, troviamo disponibili alcuni presidi che ci aiutano a controllare i sintomi dell’allergia, come antistaminici e decongestionanti.
Se, invece, ci troviamo di fronte ad una forma grave di allergia o ad un peggioramento dei sintomi, potrebbe essere raccomandato un particolare tipo trattamento con l’allergene responsabile, denominato “Immunoterapia specifica”.

Per quanto riguarda la prevenzione c’è da dire che negli ultimi anni ci sono venuti in aiuto anche i vaccini. Per gli allergeni inalati (ossia pollini, acari etc) è possibile utilizzare un vaccino che contiene l’esatto allergene responsabile dei sintomi causati. La comodità di questo vaccino e che è disponibile per via orale e viene assunto dal paziente a casa. La somministrazione deve iniziare un paio di mesi prima del periodo di pollinazione e avvenire quotidianamente con un ciclo ripetuto per circa 3 anni. Solitamente il beneficio sui sintomi perdura nel tempo anche dopo la sospensione.

In merito alle allergie al veleno degli insetti come gli imenotteri (api, vespe, calabroni) il vaccino è da considerarsi un salvavita. Solo in questo caso la somministrazione è per via iniettiva e deve essere effettuata in centri ospedalieri dedicati.

Non si è ancora riusciti a comprendere le ragioni per cui in alcune persone il sistema immunitario produca una reazione allergica. È probabile che influiscano aspetti genetici, predisposizioni familiari o particolari situazioni cliniche concomitanti come asma e oczemi.

Certo è che ogni anno il numero di persone che soffrono di allergie è in forte aumento, soprattutto nei Paesi occidentali ed economicamente sviluppati. Le ragioni non sono comprese appieno ma si pensa che possa dipendere da uno stile di vita asettico, troppo pulito e privo di germi.

La riduzione del tipo e del numero di germi con cui il nostro sistema immunitario entra in contatto nel corso della nostra esistenza, potrebbe scatenare una reazione eccessiva incontrando sostanze che normalmente risulterebbero innocue.

Monica Cintii

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