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25/10/2021
Primo Piano Salute

L’imposizione obbligatoria del vaccino anti Covid-19 sarebbe incostituzionale?

Ai sensi dell’art. 32 della Costituzione l’obbligo vaccinale è legittimo perché vale il principio dell’interesse della collettività.

Nonostante il pensiero di autorevoli giuristi sul punto non sia univoco, il Prof. Giovanni Maria Flick e il Prof. Sabino Cassese concordano nel ritenere che l’obbligo vaccinale è costituzionale sulla scorta del disposto dell’articolo 32 della Costituzione che da un lato tutela il cittadino nel suo diritto alla salute e nella sua libertà di scegliere le cure, dall’altro riconosce un interesse pubblico alla salute, che può comportare l’obbligo per i singoli a sottostare a trattamenti disposti solo in forza di legge e nei limiti imposti dal rispetto della persona umana.
La norma tutela la salute non solo come ‘fondamentale diritto dell’individuo’ ma anche come ‘interesse della collettività’ al contenimento della pandemia che ha provocato un elevatissimo numero di decessi, portando il Sistema sanitario nazionale al collasso, generando la crisi economica di molte attività imprenditoriali e finendo per innescare a domino una serie di problemi a livello di sicurezza sanitaria, economica, sociale del nostro Paese.
Il perimetro costituzionale dell’eventuale obbligo è segnato dall’art. 32 della Costituzione: ai sensi di tale norma l’obbligo vaccinale è legittimo perché vale il principio dell’interesse della collettività.
Se la libertà di salute di ciascuno oltrepassa l’interesse della comunità si può intervenire con un provvedimento restrittivo che deve essere necessariamente un atto legislativo e deve rispettare la persona in forza del principio che chiunque dimostri con certificazioni che il vaccino è in grado di mettere in pericolo la propria salute, perché portatore di alcune fragilità, può sottrarsi all’obbligo.
Cioè a dire, la vaccinazione di massa quale soluzione per stroncare la trasmissione del virus: tutti sarebbero chiamati a fare la propria parte vaccinandosi salvo l’esistenza di patologie accertate incompatibili con la somministrazione del vaccino, caso in cui l’obbligo di solidarietà verrebbe meno.
Dal punto di vista della legittimità costituzionale dell’obbligo vaccinale, non vi sarebbe alcun dubbio anche per i Prof. Giancarlo Coraggio e Cesare Mirabelli, rispettivamente Presidente ed ex Presidente della Corte Costituzionale: la giurisprudenza costituzionale è costante nel ritenere legittimo tale obbligo. Giancarlo Coraggio ha dichiarato che “La possibilità di trattamenti sanitari obbligatori è prevista dalla Costituzione, ma richiede una legge (…) Nelle nostre sentenze abbiamo scritto che, in primo luogo, serve la certezza dei dati scientifici, attestata dalle istituzioni sanitarie nazionali e internazionali competenti. In secondo luogo, è necessaria l’accertata responsabilità, per la tutela della salute e della vita dei cittadini, di un così pervasivo intervento”.
Cesare Mirabelli, intervistato dal Messaggero, ha sostenuto che “se si vuole procedere con rapidità si può adottare un decreto legge» per l’obbligo vaccinale, che poi -ovviamente- deve essere convertito in Parlamento. I trattamenti sanitari obbligatori sono possibili, sono ammessi dalla nostra Costituzione, tuttavia occorre una legge che li disponga e devono essere adeguatamente giustificati”.

La vaccinazione anti Covid tra obbligo e libertà
Nella situazione che stiamo vivendo, che mette a rischio la vita e la salute pubblica e individuale, è doveroso porre in essere tutti gli sforzi per raggiungere e mantenere una copertura vaccinale ottimale attraverso l’adesione consapevole.
Gli esperti concordano sulla necessità di dare un messaggio forte a quella fetta della popolazione che esita o continua a dire no all’immunizzazione attraverso una campagna efficace di informazione sull’importanza della profilassi e della vaccinazione nell’ambito di un processo di prevenzione.
Per mantenere il modello della persuasività, che parrebbe essere quello ottimale rispetto ad uno basato su obblighi giuridici rigorosi, l’auspicio è che coloro che sono a favore della libertà di scelta si convincano quanto prima a proteggersi attraverso le campagne di comunicazione e di informazione istituzionale, se del caso, con incentivi, disincentivi, raccomandazioni più o meno pressanti.
E ciò per se stessi e per gli altri…
E’ il tempo della responsabilità: vaccinarsi vuol dire assumere una decisione rispettosa e civica, che può rappresentare un segnale di fiducia verso la scienza anche per coloro che, pur non escludendo a priori la vaccinazione, stanno ancora attendendo i risultati delle sperimentazioni su un vaccino nei confronti del quale la stessa comunità scientifica (è stata) è divisa ed incerta sulla sua copertura, efficacia, durata, effetti indesiderati.
Tutti gli ‘attori’ in gioco devono operare in sinergia anche vengano adottate in modo condiviso le soluzioni più appropriate a salvaguardia della salute della collettività, nel rispetto del principio solidaristico e del bilanciamento degli interessi pubblici ed individuali.
Perché è dal successo della campagna vaccinale che può arrivare il più grande sostegno alla ripresa economica e sociale: sulla campagna vaccinale si gioca la credibilità del nostro Paese italiana e dell’Europa, la sua coerenza costituzionale e la partita fondamentale per sconfiggere la pandemia. Perché prima e meglio si adempirà a questo compito/dovere, meglio e prima si potranno riaprire e rilanciare le attività e i cittadini potranno riprendere in mano le loro vite riaprendosi alla socialità.

Paola Cavallero
Senior Associate Lawyer at Mainini & Associati

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