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08/12/2022
Salute

TINTARELLA. Falsi miti, estremamente pericolosi.

Stendersi al sole per cercare un colorito sano sembra facile ma i falsi miti sull’abbronzatura, oltre che rovinare il risultato cercato, possono anche essere estremamente pericolosi.

Possono provocare scottature, pelle screpolata, eritemi, macchie cutanee, etc. Ma quali sono questi falsi miti e come sfatarli per avere una tintarella perfetta ma, soprattutto, proteggere la nostra salute? Spesso si tratta semplicemente di luoghi comuni e voci senza alcun fondamento: spaziano dai dubbi sull’efficacia dei filtri solari alle lampade abbronzanti che assicurano una pelle senza scottature.

Ecco i principali falsi miti sull’abbronzatura da sfatare ADESSO!

  1. La protezione solare non ci fa abbronzare

Non c’è niente di più scorretto. La funzione dei filtri solari consiste nello schermare la pelle dai raggi UV, non compromettere la tintarella. E’ uno dei peggiori e più pericolosi falsi miti per la pelle: senza la protezione solare si rischiano eritemi, scottature e macchie cutanee, per non parlare di danni più seri per la cute.

  1. Il sole è un rischio per la salute

Proteggere la pelle con dei filtri UV non vuol dire che il sole sia una minaccia, anzi l’esposizione solare produce molteplici benefici all’organismo. Stare al sole favorisce la produzione di vitamina D (preziosa alleata contro l’osteoporosi) e induce la produzione di endorfine (uno dei cosiddetti ormoni della felicità). Perciò, con la dovuta attenzione e moderazione, esporci ai suoi raggi ci fa bene!

  1. Se ci sono le nuvole non ci si abbronza

Eh no, non è vero: ci si abbronza anche senza sole! Pensare che se andiamo al mare o in piscina con le nuvole, non sia necessaria la crema solare (perché tanto il sole non attacca!), è sbagliato. Durante l’estate i raggi UV sono più potenti rispetto all’inverno e colpiscono in modo continuo tutte le parti del corpo. Ma, soprattutto, sono in grado di oltrepassare gli strati nuvolosi. Se non vogliamo correre rischi e se vogliamo una pelle dorata ed uniforme, delle creme solari non possiamo proprio fare a meno. E se siamo in spiaggia teniamo a mente che la sabbia riflette fino al 45% dei raggi ultravioletti.

  1. Il sole migliora l’acne (così e così)

Stando per molto tempo al sole si ha l’impressione che la pelle si asciughi e che le imperfezioni spariscano. Vero…sì e no. Le ghiandole sebacee continuano a funzionare e ben presto si potrebbe dover fare i conti con uno spiacevole “effetto rebound” (rimbalzo) perché il sole, aumentando l’ispessimento dello strato superficiale della pelle, può causare la produzione di comedoni e punti neri e una conseguente ripresa dell’acne. In questo caso, la soluzione migliore è proteggere la pelle con una crema solare o un gel specifico.

  1. Prima di abbronzarsi bisogna scottarsi

Questo falso mito è un vero e proprio attentato alla salute. L’arrossamento cutaneo è un segnale d’allarme! Indica la presenza di un’infiammazione in atto e che la protezione adottata è stata scarsa o insufficiente. Se poi arriviamo addirittura a “spellarci” significa che l’esposizione alla luce ultravioletta è stata eccessiva e che la scottatura è arrivata talmente a fondo da aver generato una ustione.

  1. Esistono creme solari a schermo totale

Una protezione simile, purtroppo ancora non è stata inventata. Il cosiddetto “schermo totale”, ovvero una protezione a 360 gradi contro i raggi UVA e UVB, non esiste. E’ una dura verità ma dobbiamo farcene una ragione, non esistono creme capaci di bloccare completamente i raggi UV. E’ importante scegliere una crema con un alto fattore di protezione, ma è altrettanto importante avere la consapevolezza che prendere il sole responsabilmente è il miglior modo per contrastare i raggi UV.

  1. Applicare un SPF 20 più volte equivale ad applicare una protezione da 50+

Bisogna fare chiarezza sul significato del numero sulle creme solari. L’SPF (Sun Protection Factor)indica il tempo che possiamo trascorrere al sole prima che la pelle si scotti. Significa che un SPF20 ci permette di stare in sicurezza per 20 minuti, un SPF30 per trenta minuti e un SPF50 per 50 minuti. Trascorsi questi periodi (o ogni volta che ci bagniamo) la protezione deve essere applicata nuovamente! Importante comprendere anche che stendere più strati non significa aumentarne il fattore di protezione. Ci dobbiamo convincere che utilizzare una protezione alta non significa rimanere pallidi e rinunciare all’abbronzatura, al contrario, così facendo la tintarella sarà più uniforme e duratura.

  1. Indossare una maglietta protegge dal sole

Non ci sono scuse che tengano per non utilizzare una crema con SPF. La convinzione che una maglietta possa equivalere a una protezione solare è una mezza verità, che va chiarita. Indossare una maglietta asciutta corrisponde (solamente) ad un Fattore di Protezione Solare 10, che scenderebbe ad un (misero) SPF 2 con una maglietta bagnata. Proprio per questo bisogna porre maggiore attenzione a proteggere dai raggi solari i bambini piccoli, con la consapevolezza che, oltre alla magliettina, la crema solare gliela dobbiamo mettere comunque!

  1. Basta fare qualche lampada solare e ci si può esporre al sole, senza problemi

Se parliamo di falsi miti sull’abbronzatura un grande classico riguarda la presunta protezione ottenuta attraverso una doccia o lampada solare. La verità è che la colorazione che si ottiene è talmente superficiale da non attivare la melanina (ossia il pigmento che conferisce la colorazione), esattamente come gli autoabbronzanti. Servono semplicemente a non arrivare in spiaggia troppo pallidi!

  1. Se stiamo sotto l’ombrellone non ci scottiamo e non ci abbronziamo

Anche questa è una assurdità da sfatare. Pensare che, rimanere sotto l’ombrellone (e per giunta senza crema) ci eviterà scottature ed eritemi è estremamente sbagliato e pure pericoloso.Questo perché dall’ombrellone filtra circa il 75% dei raggi solari, per cui, la probabilità di scottarsi è estremamente alta.

  1. In acqua ci si scotta di meno

Come per le nuvole, il sole riesce a penetrare anche la superficie dell’acqua senza difficoltà e a riflettere i raggi UV. Senza contare che, generalmente, a rimanere fuori dall’acqua sono aree sensibili come viso e spalle. Se siete dei “pesciolini” ricordate che oltre all’SPF dovete cercare una crema solare resistente all’acqua e di riapplicarla ogni volta che vi fate il bagno!

  1. Le persone con la pelle scura non si scottano

L’abbronzatura è il meccanismo con cui il nostro corpo si difende. Ci riusciamo attraverso la melanina, un pigmento che viene prodotto quando siamo colpiti dal sole e che ha il compito di proteggerci dai raggi ultravioletti (UV). I fotitipi scuri hanno una minore probabilità di subire scottature, ma il rischio è ancora lì, e questo, indipendentemente dal tono della pelle.

In molti ritengono sia sufficiente un’abbronzatura di base per prevenire le scottature e che esporsi al sole sia sicuro finché non ci si brucia: niente di più errato. Basta una sola scottatura nel corso dell’infanzia o dell’adolescenza per raddoppiare il rischio di sviluppare la forma più temibile (e mortale) di tumore della pelle (il melanoma). L’abbronzatura è una reazione della pelle, non è altro che la risposta del corpo alle lesioni provocate dal sole. Più ci si abbronza più questo “danno” si accumula via via, aumentando il rischio d’invecchiamento della pelle (e di cancro). L’American Academy of Dermatology ci mette in guardia e ci suggerisce alcune linee guida su come comportarsi correttamente per arginare i rischi dell’esposizione solare e riceverne i benefici: a) cercare l’ombra, tenendo presente che i raggi solari più pericolosi sono quelli fra le 10:00 e le 14:00; b) al sole, indossare camicie leggere a maniche lunghe, pantaloni, cappello e occhiali con protezione UV; c) prediligere indumenti con indicato sull’etichetta un numero di fattore di protezione dai raggi ultravioletti (UPF); d) applicare sempre, sulla pelle esposta, una crema solare con un SPF adeguato. Raggiungere un bel colorito dorato si può, basta osservare delle accortezze.

Monica Cinti

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