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01/08/2021
Terzo Settore

Facciamo in modo che il Meridione non sia il grande tradito del Piano nazionale di resilienza

Se leggiamo approfonditamente le quasi trecento pagine del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), meglio noto come “Recovery plan”, vediamo che non prevede, in realtà, una corretta e adeguata ripartizione delle risorse tra nord e sud del Paese. Nonostante il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, continui a dire che il Pnrr è rivolto al Sud e che più del 50% degli investimenti nelle infrastrutture sia al destinato a Sud, questo non è scritto esplicitamente da nessuna parte. Se leggiamo bene le schede del Recovery Plan ci rendiamo conto di come il Meridione rischi di diventare il grande tradito di questo Piano di cui tutti parlano ma che nessuno ha realmente approfondito. Se il reale obiettivo principale fosse quello di riequilibrare la preoccupante sperequazione tra le regioni italiane, dovremmo seguire i criteri indicati da Bruxelles in merito a PIL, popolazione e tassi di disoccupazione, assegnando al Sud il 60% dei fondi. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, approvato in Consiglio dei Ministri, assegna alle regioni dell’Italia meridionale una quota imponente di fondi: circa 82 miliardi di euro. Si tratta del 40% di tutte le risorse territorializzate, cioè con una destinazione specifica sui territori. Importante però anche evidenziare che se le regioni meridionali sapranno sfruttare questa opportunità, la quota del 40% potrà aumentare anche significativamente. Le ultime stime rese pubbliche dal Ministero per il Sud e la Coesione territoriale, che ha rielaborato i dati del Ministero dell’Economia e delle Finanze riguardo all’impatto sul PIL italiano e su quello meridionale delle misure e delle riforme previste nel PNRR, stimano il Sud crescerà del 24% in 5 anni, quinquennio 2021-2026, rispetto al valore del 2020. Oggi il PIL del Mezzogiorno rappresenta il 22,7% di quello nazionale; nel 2026, se le misure del Piano saranno pienamente applicate, il PIL del Mezzogiorno costituirà oltre il 24% di quello nazionale. Se si sarà in grado di gestire questa grande opportunità nei prossimi cinque anni, per la prima volta dagli anni ‘70, si avvierà un processo di convergenza tra Sud e Centro Nord. Ecco quindi che tutte le amministrazioni meridionali dovranno dimostrarsi all’altezza del compito e ottimizzare al massimo le tante opportunità che offre il Pnrr, realizzando un’inversione di tendenza che i cittadini meridionali a gran voce rivendicano da anni. Dobbiamo superare anche la tradizionale contrapposizione tra nord e sud, e ricordare che quanto si mette in campo per il Sud non è soltanto per quei territori ma in realtà anche per il Nord perché mai come in questi tempi di crisi l’economia dell’Italia è assolutamente collegata al Sud. Basta dunque con le politiche di assistenzialismo, sempre dimostratesi inutile, per il Sud. Dobbiamo partire dai virtuosi esempi di imprenditorialità al Sud che sono già internazionali, facendo si che non siano cattedrali nel deserto partendo dal miglioramento delle infrastrutture materiali che nel Pnrr saranno finanziate. Ma il compito sul quale dobbiamo con tutte le nostre forze non sbagliare è quello di lavorare uniti per impedire alla criminalità organizzata di infiltrarsi nella spesa dei fondi.

Leonardo Maiolica

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